Una bambina da non frequentare | Irmgard Keun

Devo imparare a prendere la vita sul serio.
Ma com’è che si fa?

 

Quando all’ultima edizione di Una Marina di libri sono passata dallo stand de L’Orma editore sono rimasta folgorata da una copertina rosa molto elegante e curata, come tutte quelle nel loro catalogo. Si tratta di Una bambina da non frequentare, romanzo di Irmgard Keun scritto nel 1936 quando era in esilio ad Amsterdam e pubblicato per la prima volta in italiano nel 2018 con la traduzione di Eleonora Tomassini ed Eusebio Trabucchi. Per L’Orma erano già usciti in precedenza due libri di questa autrice tedesca, Gilgi, una di noi e Doris, la ragazza misto seta, storie con protagoniste donne che furono pubblicate in origine nei primi anni Trenta e costarono alla Keun la censura da parte del regime nazista; questo però non fece altro che accrescere la sua fama, rendendola una celebrità, un caso letterario. Compagna di Joseph Roth e legata ad Alfred Döblin (che la spinse a dedicarsi alla scrittura), ma non celebre grazie ad essi, Irmgard Keun (1905-1982) indagò molto l’animo della donna, soprattutto nel periodo a cavallo della Seconda guerra mondiale, denunciando tutte le contraddizioni dell’epoca. Non fu solo scrittrice ma anche dattilografa, attrice e autrice di reportage e sceneggiature, e da qualche anno è stata riscoperta e riportata all’attenzione del pubblico.

Della bambina da non frequentare non sappiamo il nome, perché è lei a raccontarci le sue disavventure e marachelle, ma sappiamo che ha dieci anni nella Colonia del 1918, una città devastata dalla Prima Guerra mondiale in cui tutto viene ancora razionato, anche se lei fa parte di una famiglia molto per bene. Non è una ragazzina come le altre, non una di quelle bamboline sempre a posto, compite, che fanno fare bella figura ai genitori. Lei fa parte di una piccola banda di monelli chiamata “La masnada dei banditi furiosi” e gioca sempre coi maschi, è una piccola rivoluzione ambulante, in carne ed ossa. Forse non è ancora abbastanza grande da comprendere appieno le motivazioni di certe regole sociali, e quindi queste regole sceglie più o meno consapevolmente di infrangerle tutte o criticare chi invece le segue. Quando in classe la maestra comunica a tutte che la loro amata preside è passata a miglior vita le compagne scoppiano a piangere, mentre lei non solo si rende conto di non aver mai visto la defunta, ma pensa anche che tutti stiano solo facendo ciò che i genitori e gli adulti si aspettano da loro. Solo finzione, insomma, convenzioni sociali che per lei non hanno motivo di esistere. L’unico che la capisce e la supporta è un vicino di casa, che sembra anche capire bene quanto sia dura la vita di un bambino.

È così stupido da parte degli adulti credere che i bambini non abbiano preoccupazioni. Dicono sempre: Ah, l’infanzia spensierata, non tornerà più. Ma un bambino ha di certo molte più preoccupazioni di un adulto.

Irmgard Keun

Fa uno scherzo alla zia Millie (una parente che vive a casa con loro) che mette annunci sul giornale per trovare marito, lancia un teschio in casa della madre di una sua compagna antipatica, fa finta di essere ubriaca per dire la verità perché si rende conto che ai bambini non crede nessuno ma agli ubriachi sì. E tutta questa lucidità che sembra avere una ragazzina di dieci anni cozza con la sua ingenuità: crede che i bambini vengano comprati o regalati, non sa come nascono, anche nel caso della nascita del suo fratellino; pensa che l’amore sia quando ci si tiene stretti tra le braccia; cerca di fare ammalare di scarlattina dei soldati che sperano di essere rimandati a casa, perché la guerra non ha senso e magari invece di combattere basta scrivere una lettera a chi di dovere. E viene persino messa a paragone con una cuginetta che è il suo opposto, Linda, una signorina per bene che non avrà vita facile.

Ogni capitolo racconta una delle varie avventure della protagonista e ci permette di calarci nei panni di una bambina, di adottare il suo punto di vista sulla realtà. Capiremo che in fondo tutto potrebbe essere più semplice di com’è, più sincero, meno artefatto, e anche se la lettura sembra leggera e spesso ironica noteremo che invece ci sono molti spunti di riflessione sulle restrizioni dell’epoca e non solo. Non è il classico libro per bambini con storie divertenti o istruttive, anche se la bambina da non frequentare ha solo dieci anni; anzi, non credo che nei fatti sia per bambini.
Una grandissima scoperta, per quanto mi riguarda!

Titolo: Una bambina da non frequentare
Autore: Irmgard Keun
Traduttore: Eleonora Tomassini, Eusebio Trabucchi
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 15 novembre 2018
Pagine: 180
Prezzo: 16 €
Editore: L’Orma

Figlie di una nuova era | Carmen Korn

Appartenevano a una generazione dannata,
che aveva sopportato ben due guerre mondiali.
Dopo la prima si erano riempiti di buoni propositi,
ma non erano riusciti a evitarne una seconda.

 

Se negli ultimi anni ho sviluppato una grande passione per le saghe, è tutta colpa di Fazi, che tempo fa mi ha fatto scoprire i Cazalet, con quei cinque bellissimi romanzi che nonostante siano in media sulle cinquecento pagine ciascuno, finisci in tre giorni. Qualche settimana fa mi è stato segnalato il primo volume di una trilogia tedesca che esce in libreria proprio oggi, Figlie di una nuova era di Carmen Korn, che, ve lo dico in tutta onestà, secondo me avrà un grande successo, e non perché è piaciuto – moltissimo – a me, ma perché è oggettivamente un libro bello e coinvolgente. Al centro della storia ci sono quattro donne che vengono seguite dal marzo del 1919 al dicembre del 1948 in una Amburgo che, dagli albori del nazismo, vede esplodere, svolgersi e concludersi la seconda guerra mondiale. Come chi mi segue da più tempo sa, chissà per quale motivo io sono molto sensibile alle storie di questo tipo, che trattano del secondo conflitto mondiale, dell’olocausto e di tutto ciò che ad esso è collegato, quindi il libro della Korn me lo sono divorato in pochissimo tempo e ve ne parlo con grande entusiasmo perché spero che possa conquistare gli altri com’è successo a me.

Dicevamo, le protagoniste sono quattro ragazze, poi donne (come si vede in copertina), e sono molto diverse fra loro. Henny e Käthe sono due ostetriche, la prima, molto pacata ma a volte un po’ frettolosa, vive all’ombra di una madre troppo presente e un po’ possessiva, l’altra è ribelle, simpatizza per i comunisti insieme al suo grande amore Rudi ed è molto coraggiosa; Ida è di famiglia agiata (nella sua grande casa lavora come domestica Anna, la madre di Käthe), viene quasi costretta a sposare Campmann, un uomo ricco, ma è davvero innamorata del cinese Tian; infine Lina, che ha studiato per diventare insegnante, è sorella di Lud, che sarà il primo marito di Henny. Se inizialmente solo Henny e Käthe si conoscono tra loro, le vite di tutte e quattro inizieranno a incrociarsi e incastrarsi in un momento storico particolare in cui si assiste ad un vero e proprio precipitare degli eventi, e succederà in vari modi: Henny e Lina diventano cognate, Henny e Ida diventeranno molto amiche, ecc..
Le quattro protagoniste sono donne forti, ma non tutte lo sono dalla nascita, alcune lo sono diventate a causa di ciò che sono costrette a passare. Sono ragazze che crescono, diventano madri, sviluppano ideali.

Intorno a loro, vari personaggi importanti, nessuno dei quali verrà risparmiato dalla guerra, perché si sa, il conflitto colpisce tutti per motivi diversi. Käthe e il marito Rudi praticamente sono oppositori politici e vengono tenuti d’occhio e perseguitati, Ida ha una relazione con un cinese che non sarebbe vista di buon occhio da chi vuole preservare la purezza della razza ariana, Lina scopre di essere innamorata di Louise, quindi non solo si tratta di un rapporto omosessuale, ma Louise per di più è ebrea, uno dei medici dell’ospedale, Theo Unger, è sposato con Elisabeth, ebrea, e anche l’altro medico, Kurt Landmann, è ebreo e se in un primo momento ai dottori ebrei viene vietato di curare pazienti tedeschi, verrà allontanato dall’ospedale e poi anche dall’ambulatorio di campagna dove tenterà di lavorare.

La storia comincia quando la Germania si sta ancora riprendendo dalla prima guerra mondiale, in cui tutti hanno perso qualcosa e non sanno a cosa stanno andando piano piano incontro. La vita sembra svolgersi più o meno normalmente, gli unici pensieri delle ragazze sono come sfuggire a genitori opprimenti, come concedersi un dolcetto mentre il tuo fidanzato ti legge le poesie, o come prenderti cura di te e tuo fratello quando i tuoi sono letteralmente morti di fame per crescerti. Ma lo stato d’animo generale peggiora di capitolo in capitolo, è un processo graduale, ma si capisce sempre di più che si sta andando incontro a qualcosa di terribile di cui faranno le spese tutti. Se c’è chi perde il lavoro, chi deve fuggire per non essere catturato, e chi deve stare attento a non far notare le proprie inclinazioni, anche chi simpatizza per Hitler perde figli, nipoti, parenti. E la Korn racconta tutto questo, affronta vari argomenti, con uno stile elegante, descrive amicizie e legami con grande delicatezza, quasi a volerli celebrare avvertendo il rischio che la guerra possa spezzarli da un momento all’altro. Caratterizza i personaggi in modo, secondo me, impeccabile e fa capire al lettore che i grandi sconvolgimenti ci cambiano, anche contro la nostra volontà – come accade più di tutti a Ida, che da ragazza ricca e arrogante diventa donna concreta e coi piedi per terra.
Gli eventi narrati sono tanti e credo sia questo il motivo principale per cui è difficile mettere da parte libro e non leggerlo tutto d’un fiato. E la particolarità della storia sta proprio nel fatto che la guerra sia osservata e in un certo senso vissuta da punti di vista diversi, non solo quello degli ebrei, come capita spesso, ma anche dagli stessi tedeschi che non l’hanno voluta e che però ci devono passare attraverso, da chi fa propaganda comunista contro i nazisti, o da chi semplicemente è cinese, non perseguitato, ma deve stare al proprio posto.

Non nascondo che in più punti mi sono ritrovata coi lucciconi perché la storia mi ha coinvolto tantissimo, non sono una che si commuove troppo spesso. Nelle ultime righe c’è un cliffhanger messo lì apposta che fa venir voglia di sapere come continua questa storia bellissima nata dalla penna di Carmen Korn, ma dovremo aspettare un po’ (che poi suona strano detto da chi l’ha letta quando ancora non è nemmeno è uscita ufficialmente, ma avrete capito quanto mi sia piaciuta). Nel frattempo, buona lettura!

Titolo: Figlie di una nuova era
Autore: Carmen Korn
Traduttore: Manuela Francescon, Stefano Jorio
Genere: Romanzo, saga
Anno di pubblicazione: 18 ottobre 2018
Pagine: 524
Prezzo: 17,50 €
Editore: Fazi


Carmen Korn – Nata a Düsseldorf nel 1952, è una scrittrice e giornalista che vive ad Amburgo con la sua famiglia. In questa trilogia dall’enorme successo racconta della sua città.