“Brighton” di Michael Harvey

Quanto tempo era che non leggevo un buon thriller? Non saprei. Di norma non è il mio genere prediletto (molto spesso gli autori finiscono per allungare troppo il brodo senza motivo), ma Brighton di Michael Harvey, pubblicato di recente da Nutrimenti, mi ha incuriosito perché ho visto che se ne diceva un gran bene. Quindi mi sono messa a leggerlo, anche se purtroppo in maniera molto lenta all’inizio perché stavo facendo un lavoro che mi ha un po’ fuso il cervello (che è anche il motivo per cui era da tanto che non scrivevo qui e, soprattutto, che non scrivevo cose più serie). Fortunatamente, poi mi sono lasciata andare e mi sono concentrata molto meglio, gondendomi il romanzo per come avrei dovuto.

Brighton è un sobborgo nord occidentale di Boston ed è una zona malfamata in cui regnano violenza e criminalità e dove in tempi meno recenti erano situati i macelli; qui sono ambientate le due parti da cui è composto il libro: 1975 e 2002. Kevin Pearce incontra per la prima volta Bobby Scales sulla riva di un fiume mentre sta uccidendo un cane che ha subito maltrattamenti per evitargli altre sofferenze. I due diventano amici e sarà proprio Bobby che nel 1975 “si prenderà cura” di Kevin quando, in seguito a un omicidio nel quale entrambi rimangono coinvolti, gli dice di andare via da Brighton e non tornare mai più. E così fa, infatti, Kevin, che nel 2002 è un giornalista investigativo di tutto rispetto a Boston e ha appena ricevuto la notizia, ancora ufficiosa, di aver vinto il Premio Pulitzer. Succede, però, che a Brighton viene uccisa una donna che in realtà era un’agente sotto copertura e Lisa, la ragazza di Kevin che si occupa delle indagini, chiede aiuto al giovane giornalista perché magari conosce luoghi e persone e può facilitare il suo lavoro. Ma purtroppo lui si troverà a fare i conti col passato, perché il caso si dimostrerà parecchio difficile e potrebbe riportare a galla vecchi ricordi e questioni irrisolte.

Brighton è un thriller che non ha niente di scontato e questo è il motivo principale per cui mi è piaciuto. In nessuna pagina, tranne in quelle finali, vi riesce di capire quale possa essere la verità che si cela dietro gli omicidi e gli strani avvenimenti che coinvolgono i personaggi. Questo perché Harvey segue principalmente il personaggio di Kevin, ignaro lui stesso di tante cose, manovrato da alcuni e protetto da altri.
Ma quello di cui parlo oggi non è solo un romanzo crime, è anche una storia di legami familiari e non, nello specifico su quello tra Kevin e Bobby e quelli tra Kevin e le sorelle. Non sempre i legami di sangue si dimostrano più forti degli altri, ci sono certe famiglie con tante mele marce, come quella dei Pearce in cui, come sosteneva la vecchia nonna, Kevin era l’unico brillante, l’unico che avrebbe fatto strada, mentre gli altri erano ordinari. È Bobby che tiene veramente al protagonista; è lui che lo manda via da Brighton quando potrebbe trovarsi nei guai per assicurargli un futuro; è sempre lui che, quando torna da giornalista nei suoi luoghi natali, nonostante tutti i suoi problemi lo protegge a sua insaputa. Ma, quando toccherà a lui, Kevin sarà in grado di ricambiare la sua protezione confermando ancora una volta la loro amicizia.

Lo stesso Michael Harvey è cresciuto a Brighton e probabilmente è per questo che gli è riuscito così bene raccontare la sua storia mettendosi nei panni di Kevin Pearce. Lui “conosce” le persone di cui parla nel libro; in un video dice: «Molti dei ragazzi con cui sono cresciuto hanno combinato cose meravigliose, altri a trent’anni erano morti o in galera». E in fin dei conti la vicenda gira tutta intorno alla diversità dei percorsi intrapresi da quelli che nel 1975 erano bambini e ora sono adulti: c’è chi è diventato qualcuno e chi non è riuscito a sfuggire alla miseria, al crimine e alla malavita e, anzi, ne è stato risucchiato.
Brighton è davvero un bel libro! Me lo aspettavo un po’, visto da chi mi era arrivato il consiglio, ma per me è stato una conferma del fatto che i thriller buoni ci sono e bisogna scovarli!

Buona lettura!

Titolo: Brighton
Autore: Michael Harvey
Traduzione: Nicola Manuppelli
Genere:
 Thriller
Anno di pubblicazione:
 maggio 2017
Pagine: 368
Prezzo: 19 €
Editore: Nutrimenti

Giudizio personale: spienaspienaspiena


Michael Harvey è autore di sette romanzi che hanno scalato le classifiche di vendita negli Stati Uniti. È anche giornalista investigativo e autore di documentari, attività per la quale ha ricevuto numerosi riconoscimenti, fra cui una nomination agli Oscar. È stato coautore e produttore della serie tv Cold Case Files, ottenendo una candidatura agli Emmy Award. Con Brighton si è consacrato come uno dei maggiori scrittori americani di thriller degli ultimi anni. I diritti cinematografici del libro sono stati acquistati dalla GK Films di Graham King, produttore di molti film di successo tra cui The Departed di Martin Scorsese, vincitore di quattro premi Oscar.

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“La linea di fondo” di Claudio Grattacaso

Copertina-del-libro-La-linea-di-Fondo-di-Claudio-Grattacaso-232x360La linea di fondo è il primo romanzo dell’autore campano Claudio Grattacaso, pubblicato a gennaio 2014 da Nutrimenti. Protagonista della vicenda è José Julián Pagliara, un ex promessa del calcio italiano che adesso passa le sue giornate in una sorta di autocommiserazione. Da ragazzo era un potenziale campione, ma per colpa di un brutto fallo da parte di un avversario ha visto la sua carriera andare in fumo. Ma questo non è l’unico motivo per cui ha smesso di giocare; si è ritrovato, infatti, invischiato in una storia di partite combinate da cui era molto difficile uscire, nonostante lui fosse l’unico a non saperne davvero nulla (almeno inizialmente).

La storia si alterna su più piani temporali: quello attuale in cui José è un uomo sulla cinquantina, sposato con Barbara, una donna perennemente depressa, e con una figlia, Irene, che da qualche anno si è trasferita in un’altra città e comunica con lui esclusivamente via sms; quelli passati, in cui José, prima ragazzino e poi ragazzo, fa il primo provino per una squadra più seria, inizia a diventare un piccolo campione e viene a contatto con la triste verità delle partite combinate. Ma il nostro protagonista, ormai, è solo un uomo arrabbiato e confuso che non si accorge di fare del male agli altri, oltre che a se stesso. La stessa Barbara, che prima era una ragazza allegra e gioviale, è caduta in depressione per la vita che ha fatto. Anche Irene non vuole parlare con lui, né vuole incontrarlo, perché per lei è stato un padre assente e non riesce ad essere una buona figlia.

Quando ho iniziato questo libro mi aspettavo che parlasse più di calcio, perché è una mia grande passione, e invece ho notato che questo sport è solo una cornice. José poteva benissimo praticare il basket o la pallanuoto, quindi se pensate che sia complicato perché non ve ne intendete, non preoccupatevi, è accessibilissimo. Se devo essere sincera il personaggio del protagonista mi ha infastidita molto, è un uomo egoista che pensa solo ad arrabbiarsi con se stesso e col mondo perché non è riuscito a sfondare nel calcio. Invece di rialzarsi, dopo l’infortunio avuto intorno ai vent’anni, e pensare alla sua famiglia cercando di renderla felice (e di essere felice anche lui), continua a fare del male a chi gli sta più vicino, andandosi a rifugiare nel bar del suo amico Aldo per giocare a flipper.

Trovo che La linea di fondo sia un romanzo abbastanza lento, la trama – anche se onestamente non ho ben capito quale sia la trama, a parte José che si lamenta continuamente e ricorda ciò che faceva da ragazzo – è diluita in 256 pagine, almeno 50 delle quali potevano benissimo non esserci. Le atmosfere sono cupe, questo stato d’animo generale, del protagonista e degli altri personaggi, fa percepire un certo senso di squallore che non amo nei romanzi. Ma si sa, ognuno ha gusti differenti: se io non amo particolarmente l’introspezione e le tragedie interiori, magari ad altri piacciono.

Claudio Grattacaso è nato nel 1962 a Salerno, dove vive. È insegnante. La linea di fondo, suo primo romanzo, è stato segnalato dal comitato di lettura del Premio Italo Calvino nell’edizione 2013.

Titolo: La linea di fondo
Autore:
 Claudio Grattacaso
Genere: 
Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2014
Pagine: 256
Prezzo: 16 €
Editore: Nutrimenti

Giudizio personale: spienaspienasmezzasvuotasvuota