Santi, poeti e commissari tecnici | Angelo Orlando Meloni

Si sa che per noi Italiani il calcio non è semplicemente uno sport, ma quasi una ragione di vita, una religione; e mi ci metto dentro anch’io che fino a qualche anno fa lo seguivo in maniera quasi ossessiva, prima di darmi un po’ una calmata. Ci perdiamo allegramente in questo bailamme di acquisti, retrocessioni, campionati, scandali e pasticci di vario genere e sì, forse ci piace anche così. In Santi, poeti e commissari tecnici, uscito ad aprile per Miraggi edizioni, troviamo sei racconti in cui l’autore, Angelo Orlando Meloni, narra in maniera semiseria quello che spesso accade di nascosto (e non) in quel mondo sportivo che amiamo così tanto.
Il primo racconto è quello che dà il nome all’intera raccolta e al centro della storia troviamo la Vigor, squadra di Vezze Sul Mare, che fin dalla fondazione non ha mai vinto una partita e neanche è mai stata retrocessa, pur arrivando sempre ultima, perché dopo di essa c’è il nulla, non ci sono serie minori. L’allenatore, ormai abituato a quella solfa, inizia ad essere contattato dal parroco del paese che gli dà dei consigli sulla formazione che gli arrivano “dall’alto”, consigli che poi messi in pratica sembrano anche funzionare. E quando arriva il momento di giocare contro l’A. S. Marina, la squadra del comune gemello, Marina di Vezze, l’ansia sarà alle stelle, anche perché ci si aspetta quell’intervento dal cielo. Ma come finirà? E che c’entra la statua della beata Serafina?

Meloni in questi racconti prende ciò che di più strano e anche torbido c’è nell’ambiente calcistico e lo esaspera, trasformando la scaramanzia e la religione in una vera e propria fiducia nei confronti di una statua che tutto può risolvere e che realizza anche l’impossibile. Ma in altri casi porta alle estreme conseguenze uno scambio di favori, che diventa una serie di pasticci a catena in grado di far collassare tutte le squadre coinvolte e fallire il campionato intero (Il campionato più brutto del mondo).
Ma c’è anche un ex divo del pallone che medita vendetta con chi, anni prima, l’ha fatto scendere dal piedistallo e cadere nel dimenticatoio, o ancora un ragazzino che, pur essendo bravissimo a giocare, non viene mai messo in campo perché figlio di un tizio stravagante, e anzi a lui viene preferito un altro che ha il papà avvocato che pressa il presidente (Ode al perfetto imbecille).

I racconti di Angelo Orlando Meloni hanno un sapore tragicomico, sono quelle storie in cui l’umorismo non è fine a se stesso, ma lascia un retrogusto amaro sulla base del quale iniziamo a riflettere su questo pazzo mondo sportivo. L’autore parla di piccole cose, squadre di piccoli comuni, ragazzini che non vengono premiati ma anzi messi da parte, e lo fa per raccontare, quasi guardandole al microscopio, le ingiustizie, la tristezza e i problemi di un sistema che molte volte è malato in ogni sua parte. In effetti è proprio questo che l’umorismo, se usato in maniera intelligente fa: denunciare.
L’autore dichiara altrove che «In Italia la vera religione è il calcio. I miei personaggi sono perdenti con un cuore grande», e forse il problema è proprio che si prende tutto troppo sul serio. Lui porta alle estreme conseguenze questi comportamenti e ci regala una carrellata di storie che non sono solo per chi ama il calcio, ma possono essere benissimo lette da tutti, anche se probabilmente chi ha una maggiore preparazione in materia vi rintraccerà qualche collegamento interessante o troverà tra le righe qualcosa che ricorda vicende più note.

Buona lettura!

Titolo: Santi, poeti e commissari tecnici
Autore: Angelo Orlando Meloni
Genere: Racconti
Anno di pubblicazione: 29 aprile 2019
Pagine: 188
Prezzo: 16 €
Editore: Miraggi edizioni


Angelo Orlando Meloni è nato a Catania e vive a Siracusa, dove lavora nella libreria storica della città. Ha scritto i romanzi Io non ci volevo venire qui e Cosa vuoi da grande, pubblicati da Del Vecchio Editore, e La fiera verrà distrutta all’alba, Intermezzi editore.

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Basilio. Racconti di gioventù assoluta | Alessandro Mauro

Basilio è una raccolta di racconti di Alessandro Mauro pubblicata lo scorso 14 giugno da Augh! Edizioni. Si tratta di dieci storie che hanno come protagonista Basilio, prima bambino e poi adolescente e ragazzo, che vediamo crescere e affrontare la vita piano piano. Ognuno di questi racconti è un episodio della sua esistenza, una prima volta, di quelle che quando poi diventi adulto non senti più il sapore perché hai già visto quasi tutto. Il primo amore, il primo brutto voto, le feste,  le ragazze da rimorchiare, il sapore del primo bacio; tutto questo Basilio lo affronta insieme a un personaggio di volta in volta diverso e lo fa rivivere anche a noi.
Anche a lui, come a tutti in quella fase, capita di sentirsi fuori posto, di essere esitante nei confronti di qualcosa che ancora non si conosce, e forse a causa del suo carattere un po’ più timido degli altri amici capire certe dinamiche gli riesce ancora più difficile.

Questi racconti, tenuti insieme dallo stesso protagonista e da un filo logico rappresentato dall’ordine cronologico, sono narrati con ironia da un autore che cerca di mettersi nei panni di un se stesso molto più giovane, prova a ricordarsi com’è stato scoprire la vita per la prima volta, con gli occhi di una persona che sa bene di non avere ancora gli strumenti per non soccombere e che non è ancora stata plasmata dalle circostanze e dagli insuccessi. E ci riesce molto bene dato che il libro scorre via velocemente, come se stessimo guardando un insieme di diapositive della vita di qualcuno.
Sembra dunque che si parli di materia molto semplice, in fondo quella di Basilio è, potenzialmente, la vita di ognuno. Invece quello che Alessandro Mauro analizza è l’inizio, il momento in cui forse accadono quelle cose che ci fanno prendere una strada piuttosto che un’altra. Capita spesso di pensare “e se questa cosa non fosse successa? e se questo fosse andato diversamente?”, e di tornare spesso coi pensieri a momenti che a prima vista potrebbero non avere significato e che invece risultano essere cruciali. E di questo ci accorgiamo quando siamo già grandi e abbiamo passato quella fase, infatti anche Basilio, quando va alla prima festa, quando si dimentica per la prima volta di pagare un gelato o si comporta per la prima volta da bulletto, non sa che quelle determinate esperienze stanno contribuendo a formare il ragazzo e l’uomo che sarà in seguito.

A suffragio delle sue argomentazioni, l’insegnante aveva riportato una frase di qualcuno famoso, incentrata sul fatto che leggere vuol dire vivere tantissime altre vite oltre alla propria.
Basilio, che qualche volta guardava con perplessità perfino alla sua, non era convinto di volerne proprio sperimentare chissà quante.

Noi ovviamente non sappiamo che persona sarà Basilio dopo, quello che l’autore racconta in questi dieci racconti è il suo presente (anche se sono dieci momenti diversi della sua vita, lui sta comunque vivendo un presente). E magari ci si possono vedere dei collegamenti: un episodio della sua infanzia può aver influenzato una sua scelta nell’adolescenza, chi può dirlo? Queste sono interpretazioni che può dare il lettore.
E voi vi ricordate com’è stato il vostro ingresso nel mondo?

Titolo: Basilio. Racconti di gioventù assoluta
Autore: Alessandro Mauro
Genere: Racconti
Anno di pubblicazione: 14 giugno 2019
Pagine: 140
Prezzo: 13 €
Editore: Augh! Edizioni


Alessandro Mauro – (Roma, 1965) scrive per mestiere da più di venticinque anni. Ha pubblicato centinaia di articoli su testate a diffusione nazionale di qualunque periodicità, dal quotidiano al quadrimestrale. Ha curato rassegne cinematografiche e un festival di cortometraggi. Quando non scrive, rivede testi altrui, dedicandosi in ogni caso alla cura di prodotti editoriali. Nel 2016 ha pubblicato per Exòrma Se Roma è fatta a scale.

Che ti racconto? | Storia ragionata della sartoria americana nel secondo dopoguerra | Stefano Domenichini

Un po’ di tempo fa ho ricevuto una proposta di lettura molto interessante da parte di Autori Riuniti, un libro di tre racconti lunghi o romanzi brevi, a seconda di come vogliamo vederli, di Stefano Domenichini, intitolato Storia ragionata della sartoria americana nel secondo dopo guerra e altre storie. Si tratta si storie in cui l’autore inquadra eventi realmente accaduti, con personaggi talvolta realmente esistiti, cucendovi intorno tutta una trama falsa. Solo che il percorso avviene al contrario: partiamo dall’accattivante falso per giungere al vero storico.
Non sono mai stata brava a parlare di raccolte di racconti, così questa volta, dopo averci riflettuto molto, ho pensato di riprendere la rubrica creata tempo fa e dedicata a brevi recensioni di singoli racconti, per parlarvi del primo dei mini-romanzi di Domenichini, Storia ragionata della sartoria americana nel secondo dopoguerra, che dà il nome al libro. Rapidamente, per non tornarci dopo, vi dico che il secondo racconto è la storia delle lenti a contatto, che parte da un difetto alla vista del protagonista che culmina con una visita dall’oculista e a un paio di lenti che saranno una metafora di una nuova visione dell’esistenza, e il terzo è incentrato sulla figura di Maurizio Ravaioli che nella storia degli anni ’80 vede la sua ascesa nel mondo dell’alta finanza a partire dal piccolo ambiente di provincia.

Ma parliamo adesso del sarto ebreo protagonista della prima storia, un uomo ormai anzianotto che si è sistemato bene in America dopo che tanti anni prima vi è giunto in cerca di una vita dignitosa. È riuscito ad aprire un’azienda, è sposato, ha figli, nipotini e tutto quello che gli serve. Un giorno la moglie gli dice che sarebbe un’idea carinissima se andasse in un negozio a comprare una bella cinepresa, ché ormai i nipotini stavano diventando grandi e poteva essere bello immortalarli ancora piccoli, per ricordarsene negli anni a venire. Allora Zapruder, il cognome del sarto, va a comprarla e se la porta in ufficio. Questa è la storia di base, perché in mezzo ci sono continui flashback e digressioni sugli amori passati del protagonista, sul rapporto con la moglie, sui suoi pensieri sul tizio che gli vende la cinepresa e tanti altre argomenti. Ma eccolo in ufficio, quando si presenta la segretaria, giovane, carina e procace, che gli fa notare che stanno facendo una bella parata per il giorno del ringraziamento (che nel 1963 cadeva il 22 di novembre) e che oh!, lui ha una cinepresa nuova di zecca con  cui potrebbe fare un bel filmato! Zapruder cerca di capire come funzioni quello strumento, i due scendono, travolti dalla folla si mettono a cercare un buon punto per riprendere la manifestazione e finalmente il sarto accende la cinepresa ma…
Probabilmente se siete amanti della storia o conoscete i fatti saprete già qual è l’evento storico di cui diventerà protagonista il sarto, se invece, come me, non conoscete questo dettaglio della vicenda molto più famosa dovete leggere questo racconto geniale venuto fuori dalla penna di Domenichini, e naturalmente tutta la raccolta. Intanto vi lascio l’incipit.

Buona lettura!

Il Sarto aveva comprato una cinepresa. Una Bell&Howell Zoomatic Director Series otto millimetri modello 414 PD. P sta per Power Zoom. D per Dual ElectricEye. Questo lo ha precisato il commesso del negozio. Top della gamma, ha aggiunto. Il Sarto capiva di cineprese quanto di impollinazione dei fiori di ninfea. Però, entrando al Peacock’s Jewelry Store di Dallas, al numero 227 di Elm Street, aveva fatto un patto con se stesso: se becco un commesso finocchio che cerca di intortarmi con meraviglie tecnologiche incomprensibili, giro i tacchi e me ne vado.

 

Titolo: Storia ragionata della sartoria americana nel secondo dopoguerra e altre storie
Autore: Stefano Domenichini
Genere: Racconti
Anno di pubblicazione: 21 febbraio 2019
Pagine: 107
Prezzo: 14 €
Editore: Autori Riuniti


Stefano Domenichini vive a Reggio Emilia. Ha pubblicato Acquaragia (Perdisapop, 2010), con cui si è classificato secondo al premio Chiara 2010, L’otto orizzontale (Fallone Editore, 2018) e i racconti Il Bristol nero e Acquaragia rispettivamente nelle antologie Amore e altre passioni (Zona, 2005) e Lama e Trama 3 (Zona, 2006). Il suo racconto intitolato Apertura alla Napoleone è contenuto nell’antologia In Viaggio (ed. Il Gattaccio, 2017). Altri racconti sono stati pubblicati dalle riviste Poetarumsilva e Sdiario.

Briciole | Dimentica di respirare / Gli inconvenienti della vita / Vite efferate di papi

Era da un po’ che non spargevo briciole, vero? Ecco, sono tornata a lasciarvi brevi spunti letterari riguardanti libri di cui per vari motivi non mi sono sentita di parlare in modo più esteso. Spesso capita che non riesca a trovare il tempo di scrivere subito della mia ultima lettura e quindi, nonostante gli appunti presi, l’entusiasmo diminuisce e tante cose le dimentico; o capita che magari un libro non mi conquisti completamente ma che non riesca a definirlo brutto (cosa che, comunque, controllando i toni, non dovrebbe avvenire mai perché quel “brutto” è offensivo per tutto il lavoro che c’è dietro), e che, però, ne voglia parlare lo stesso. Bene, fatta questa premessa, vi riporto qui di seguito quei libri che ho letto in tempi più o meno recenti ma che non ho voluto far cadere nel dimenticatoio.

Dimentica di respirare è un romanzo della bolzanina Kareen De Martin Pinter uscito per Tunué nel 2018 nella collana Romanzi diretta da Vanni Santoni. Devo dire che per una la cui paura più grande, forse, è quella di annegare e soffocare non si tratta di una lettura ideale, quindi l’ho considerata una sfida. La storia è quella di Giuliano che fin da piccolo impara a smettere di respirare e a trattenere il fiato più che può sott’acqua; cresciuto, incontra un allenatore di fama e come apneista professionista deciderà di stabilire un nuovo record di apnea, ma un giorno si sveglia con una tosse molto brutta e le analisi dimostrano che ha una brutta patologia. Giuliano, però, non vuole spegnersi piano piano in preda a una lunga agonia, ma sceglie di farla finita in un altro modo, un modo che però rappresenterà un viaggio nel suo passato, nei luoghi oscuri del proprio vissuto, per mezzo del quale riuscirà a far luce su ciò che dentro di sé non ha mai dimenticato.
La vicenda è narrata in prima persona dal protagonista che ci permette così di finire nei meandri della sua mente, di esplorare i suoi stati d’animo quasi fino a farli nostri, a sentire ciò che sente lui. Questo accade soprattutto nei momenti in cui i suoi ricordi si mischiano a ciò che il suo cervello elabora quasi in una dimensione onirica. E qui, confesso, spesso mi sono persa perché non sono riuscita a capire sempre dove lui stia ricordando o stia sognando, o se quelle visioni siano solo allucinazioni. In questi punti, grande rilevanza hanno le ama, le pescatrici giapponesi che si tuffavano nude e andavano giù in apnea, che appaiono molto spesso e provengono dai ricordi di un viaggio di Giuliano in Giappone.
Ecco, qui è proprio il caso di dirlo, non è un libro che si legge tutto d’un fiato: il fiato bisogna spezzarlo, bisogna dimenticare di respirare per procedere in modo più corretto. E questo probabilmente è il motivo per cui, purtroppo, non mi ha conquistata del tutto (nonostante il giudizio pur sempre positivo).
DETTAGLI: Dimentica di respirare, Kareen De Martin Pinter, Romanzo, Letteratura italiana, 113 pp., Tunuè, 14 €


Gli inconvenienti della vita è l’ultima fatica di Peter Cameron di cui avevo letto solo Andorra, alcuni anni fa (lui simpaticissimo, lo incontrai anche in libreria). Non avevo assolutamente idea di che tipo di libro fosse perché ho preso l’ebook alla cieca – ogni tanto lo faccio – e ho iniziato a leggerlo in un momento di distrazione. Arrivata circa a metà del libro mi accorgo che girando pagina la storia cambia, quindi mi rendo conto che non è un romanzo, ma si tratta di racconti, due, abbastanza lunghi. Nel primo si parla di una coppia omosessuale, uno è un avvocato, l’altro è uno scrittore in crisi creativa che non riesce a scrivere e prova disagio anche in altri aspetti della vita, perfino nel rapporto col compagno; nel secondo, la vita di un uomo e una donna sposati da molto tempo viene movimentata da un’inondazione che ha distrutto la casa di un’altra famiglia, che quindi sarà ospite da loro per un po’ di tempo, portando più la moglie che il marito a riflettere sull’apatia in cui sono caduti.
In entrambi i racconti viene descritto l’equilibrio precario sia delle coppie che dei singoli che si sentono quasi bloccati all’interno di queste vite ormai atrofizzate. Si avverte il loro disagio – quello dello scrittore che non ha neanche più voglia di farsi aiutare dallo psicanalista e della moglie che vorrebbe introdurre un elemento di cambiamento nella propria routine – e lo si avverte chiaramente. Devo confessare, però, che nonostante l’eleganza dello stile di Cameron, la sua bravura come narratore, neanche queste storie sono arrivate a toccare il mio animo (da lettrice e non). Peccato, perché per me Adelphi è sempre una garanzia!
DETTAGLI: Gli inconvenienti della vita, Peter Cameron, trad. G. Oneto, Racconti, Letteratura americana, 122 pp., Adelphi, 16 €


Qualche tempo fa mi sono accorta che non avevo mai letto niente dell’editore Quodlibet, così ho chiesto qualche consiglio e fra le altre cose ho acquistato Vite efferate di papi, un libro di Dino Baldi che ho centellinato e mi ha sorpreso. Si tratta di una rassegna, molto spesso ironica, delle opere di (quasi) tutti i papi che la storia abbia conosciuto (dal primo vescovo di Roma fino al 1800 inoltrato), ma non quelle buone, bensì le più oscene, efferate, come recita il titolo. Ci sono tanti personaggi che neanche immagineremmo, compresa la papessa Giovanna o Gregorio Magno che prima di diventare papa sposò la madre (curiosamente col mio gruppo LeggoNobel stavo leggendo nello stesso periodo L’eletto di Thomas Mann che parla proprio di questa storia).
È paradossale che certi crimini siano avvenuti proprio alla corte papale, dove si predica (il bene) ed evidentemente negli anni si è razzolato molto male.
Il testo di Baldi, filologo classico e scrittore, è abbastanza corposo, è un volumetto di 516 pagine che però non risulta mai pesante proprio perché l’autore ci rende la storia interessantissima. Non si tratta di un libro di denuncia e non ha alcun fine moralistico, va preso come una semplice narrazione di fatti realmente (?). Ora non mi resta che recuperare un altro libro di Baldi sempre a cura di Quodlibet, Morti favolose degli antichi, che è precedente ma dello stesso tipo.
DETTAGLI: Vite efferate di papi, Dino Baldi, Saggistica, Letteratura italiana, 516 pp., Quodilibet, 19€

Vite vulnerabili | Pablo Simonetti

Niente lasciava trasparire la mia agitazione interiore,
L’ansia, la paura, il delirio di ciò che stava per accadere:
tutto era lì, contenuto nello stesso corpo
che procedeva tranquillo sotto la pioggia.

 

Quello di cui vi voglio parlare oggi è forse il libro che mi è stato consigliato di più negli ultimi tempi. Ora, io sono una che ha già abbastanza da leggere di suo e che quindi i consigli può seguirli proprio di rado, ma spesso considero anche da chi mi arrivano: se si tratta di persone per cui nutro una stima più profonda, allora cedo. Complice un buono Feltrinelli che mi è stato regalato per il compleanno qualche mese fa, ne ho approfittato e mi sono andata a comprare un Roth (di cui adesso non vi dico nulla, ma prima o poi lo leggerò) e Vite vulnerabili, una raccolta di racconti di Pablo Simonetti del 2005 edita in Italia da Lindau nel 2018. Leggendo qua e là, scopro che Simonetti è probabilmente il più grande scrittore cileno contemporaneo e che questo rappresenta il suo esordio letterario, quindi l’ho anche affrontato con parecchia curiosità.

I protagonisti di questi racconti sono persone normali, non hanno praticamente nulla di speciale, sono uomini e donne molto diversi tra loro socialmente, per età, per lavoro, eppure hanno qualcosa in comune, quel qualcosa di cui lo stesso Simonetti non si era accorto fino a quando non ha preso queste storie, che credeva slegate fra loro, per metterle insieme. I personaggi sono tutti uniti nella loro vulnerabilità (da cui deriva il titolo). C’è chi si è allontanato dai parenti da molti anni per aver sottratto denaro all’azienda di famiglia e decide di presentarsi all’anniversario di matrimonio dei genitori, chi basa la propria intera vita sul gioco del bridge e sarà costretto a barare a una finale molto importante, due sposini in luna di miele in Italia i cui desideri sembra non s’incontrino mai, o ancora un uomo che sperimenta l’omosessualità e ne rimane (forse) turbato, e una persona che pensa che la sua ossessione per i numeri dispari possa determinare il corso degli eventi.
Nelle vite di questi personaggi improvvisamente si apre uno squarcio, generato da desideri inconfessati, paure nascoste o questioni irrisolte, che li porta a fare i conti con se stessi. Sono situazioni particolari – spesso drammatiche – che causano una sorta di cortocircuito tra il mondo che hanno dentro di sé e il modo in cui la gente li vede da fuori. Iniziano a percepire estraneità nei confronti di se stessi e anche di chi li circonda, ma nonostante questo prendono delle decisioni importanti e affrontano consapevolmente le loro fragilità.

Cercavo un libro con della sostanza e l’ho trovato, e lo dimostra il fatto che non sono riuscita a leggere i racconti in modo continuativo uno dopo l’altro. Mi sono dovuta prendere una bella pausa finito uno, prima di cominciare il successivo, avevo bisogno di rifletterci su e soprattutto di metabolizzarlo. Simonetti ha la capacità di farci calare davvero nei panni dei suoi personaggi, non ci dà solamente un’idea del loro mondo interiore, ma per qualche pagina noi diventiamo loro, ne percepiamo i turbamenti, le paure, il coraggio. Tramite loro, forse, iniziamo anche noi a riflettere su noi stessi e a pensare se quello che abbiamo dentro corrisponde a ciò che gli altri avvertono all’esterno. Perché comunque è vero che nessuno è avulso dalla società, tutti noi, per quanto particolari, siamo immersi in un mondo comune in cui spesso i nostri desideri e i nostri impulsi cozzano con quelli degli altri o con quelli che gli altri considerano normali e si aspettano da noi.
Questo è tutto ciò che – con uno stile pacato ma deciso – l’autore cileno ci comunica e sui cui ci invita a meditare attraverso le sue storie. Devo davvero ringraziare chi mi ha segnalato questa lettura, perché ne è valsa proprio la pena. Non occorre dire che ve lo consiglio, qualora cerchiate qualcosa di diverso e di più introspettivo.

Buona lettura!

Titolo: Vite vulnerabili
Autore: Pablo Simonetti
Traduttore: Francesco Verde
Genere: Racconti
Anno di pubblicazione: 2018
Pagine: 177
Prezzo: 18 €
Editore: Lindau


Pablo Simonetti è nato a Santiago del Cile nel 1961. Si è laureato in Ingegneria Civile presso l’Universidad Católica della capitale cilena e poi ha conseguito un Master in Ingegneria Economica presso la Stanford University in California.
Dal 1996 ha deciso di dedicarsi completamente alla letteratura e nel 1999 ha pubblicato la sua prima raccolta di racconti Vidas vulnerables, che ha ottenuto la Mención Especial al Premio Municipal de Literatura di Santiago. Nel 2004 è la volta del primo romanzo, Madre que estás en los cielos, cui seguiranno La razón de los amantes (La ragione degli amanti, Corbaccio 2009), La barrera del pudor, La soberbia juventudJardín e Desastres naturales, uscito nel 2017. Oltre alla scrittura e ad altre attività culturali, Pablo Simonetti è impegnato anche come attivista per i diritti degli omosessuali.

La debuttante | Leonora Carrington

«Ha l’ingenuità di credere che il passato muoia» proseguì.
«Sì,» disse Margaret «se il presente gli taglia la gola».

 

Di recente, ci avrete fatto caso se mi seguite regolarmente, su questi schermi si parla sempre più di racconti, una forma di letteratura che prima snobbavo un po’ ma che da qualche anno ho imparato a conoscere meglio e a seguire. Questa volta la mia curiosità è caduta, però, su un genere particolare, perché infatti mi sono dedicata alla lettura de La debuttante, una raccolta uscita lo scorso 18 settembre per Adelphi dell’autrice britannica Leonora Carrington, la cui opera, non solo letteraria ma anche pittorica, si inserisce nella corrente del surrealismo. Come si può leggere sulla pagina di Wikipedia a lei dedicata, «Il surrealismo dava estrema rilevanza alla dimensione inconscia, al sogno, e allo stato onirico, visto come luogo dell’attività “reale” del pensiero dell’uomo. La lettura psicoanalitica freudiana del sogno offriva ai surrealisti la possibilità di indagare un’altra dimensione, creando immagini libere, svincolate dalla ragione e dalla logica». Immaginate dunque l’avventura con le sue storie di una persona come me, molto concreta, pragmatica e realista. Vi confesso che è stata una bella sfida, all’inizio ho avuto qualche difficoltà, come sempre in questi casi, perché mi viene il dubbio se ci sia o meno un senso dietro determinate storie, e se, nel caso in cui non riesca a trovarcene uno, sia perché realmente non c’è o perché io non sono stata capace di coglierlo. Ma, almeno per quanto riguarda questa raccolta, credo che si debba leggere senza cercare messaggi reconditi, morali o metafore.

Vi faccio subito un esempio. Il primo racconto, La debuttante, che dà il titolo a tutta la raccolta, parla di una ragazza che deve appunto fare il suo debutto in società ma non vuole andare al ballo, così chiede alla sua amica iena di farlo al suo posto; quella, per non far scoprire a nessuno l’inganno, fa chiamare la cameriera della debuttante, le strappa la faccia e la indossa, si traveste e va al ballo. La sera, a cena, la iena seduta a tavola si fa scoprire in malo modo, e tutti si accorgono che non era la ragazza. Potremmo pensare che sia una metafora del fatto che la realtà non può essere nascosta troppo a lungo e che gli inganni prima o poi vengono sempre a galla. O forse è solo una storia da prendere per quella che è. Negli altri racconti troviamo una festa organizzata dalla Paura, esseri piumati imparentati con umani che mangiano persone, animali parlanti e temi ricorrenti come la putrefazione, la morte, l’orrido e unioni tra umani e non umani. In alcuni, addirittura, la protagonista è la stessa Leonora Carrington, personaggio centrale e narratrice delle sue storie, che interviene e a cui accadono cose assurde e, appunto, surreali.

Credo che per gli amanti del genere possa essere una lettura molto affascinante e per alcuni versi semplice; per chi, invece, come me si avventura in qualcosa che normalmente non è nelle sue corde, l’indicazione che posso dare è di liberarsi di ogni preconcetto e prepararsi ad uscire del tutto dai propri schemi mentali. Penso che questa possa essere la strategia migliore per godere appieno di The Complete Stories of Leonora Carrington (il titolo originale, tradotto per gli italiani da Nancy Marotta e Mariagrazia Gini) e immergersi completamente nelle storie di questa autrice così particolare che regala atmosfere fiabesche, oniriche e immagini quasi mitiche. Vi sembrerà di trovarvi dentro un’allucinazione.
Buona lettura!

[Vi segnalo che questo libro, dato che è nella collana Biblioteca Adelphi, si inserisce nella promozione che dura fino al 31 ottobre, e quindi fino a fine mese lo trovate scontato del 25%, cioè a 12,75 €]

Titolo: La debuttante
Autore: Leonora Carrington
Traduttore: Nancy Marotta e Mariagrazia Gini
Genere: Racconti
Anno di pubblicazione: settembre 2018
Pagine: 179
Prezzo: 17 €
Editore: Adelphi


Leonora Carrington (Lancaster, 6 aprile 1917 – Città del Messico, 25 maggio 2011) è stata una scrittrice e pittrice britannica; gran parte della sua produzione si ascrive al periodo trascorso in Messico, dove visse quasi settant’anni.
Donna dall’eccentricità indomabile, fu una delle «muse inquietanti» del surrealismo, dal quale però non smise mai di tenersi a debita distanza, anche negli anni in cui viveva con Max Ernst. I suoi quadri, enigmatici e beffardi, sono oggi celebrati e ricercati, ma non meno rivelatrice è la sua opera in prosa – e in particolare questi racconti, nei quali già Breton riconosceva un vertice dello «humour nero» (definizione che a lui risale).

Caldo Cosmico e altri racconti | Fiorella Malchiodi Albedi

È stata forse spaventata da quella nuova solitudine
che nasceva non intorno a lei, ma dentro di lei.

 

Per quanto ci possiamo impegnare, non riusciremmo mai a conoscere tutti i libri che vengono pubblicati e di sicuro ci perdiamo roba interessante. Qualche tempo fa mi è stata segnalata una raccolta di racconti, Caldo cosmico e altri racconti, di Fiorella Malchiodi Albedi, pubblicata da poco da Eretica Edizioni, una casa editrice che conoscevo solo di nome, ma di cui non mi era mai capitato di leggere nulla. Si tratta di un piccolo editore di Salerno – mi spiega l’autrice stessa, a cui ho chiesto informazioni – che pubblica romanzi, raccolte di racconti e sillogi poetiche, un gruppo di persone oneste e piene di entusiasmo. Fiorella mi racconta anche con parecchia emozione come è arrivata alla pubblicazione del suo libro. Volendo dare una forma fisica a ciò che aveva scritto, a prescindere dal valore del testo, ha visto che i due handicap maggiori erano la sua età (non è esattamente una ragazzina, l’età di una donna non si dice e non la riporto) e il fatto che fossero racconti, genere considerato poco vendibile, anche se c’è una recente inversione di tendenza. Così ha deciso di rivolgersi a editori medio piccoli, scartando gli eap. Fino a quando Giordano Criscuolo, il fondatore di Eretica, si è fatto vivo e le ha proposto un contratto ineccepibile, senza nessuna spesa a suo carico. Mi racconta, è stata una grande emozione perché è ovvio che uno si affezioni ai propri racconti, ma che qualcun altro possa farlo è stata una gran bella sorpresa.

A prescindere dal valore del testo, dicevamo. Vi confesso che mi è capitato tra le mani un gioiellino e sono rimasta stupita, perché per essere un’opera prima è parecchio bella. L’autrice si è già cimentata nella scrittura di racconti che ha pubblicato su Il Paradiso degli OrchiVerdeL’irrequietoInkroci, e un suo racconto è stato selezionato per il concorso 8×8, ma nella vita lei si occupa di tutt’altro: è un anatomopatologo.

Si è ormai convinto che se per l’infelicità non serve una predisposizione particolare, può aspettare chiunque a ogni svolta della vita, apri un giorno una porta, rispondi al telefono, attraversi una strada, e un baratro imprevisto ti si apre davanti, per la felicità no, è richiesto un talento speciale. Devi avere la capacità di essere felice, altrimenti tutto è inutile, la fortuna, gli amori, gli affetti, tutto sprecato.

[A essere infelici sono buoni tutti]

I racconti sono 24, alcuni brevi, altri brevissimi, e a legarli è un sentimento ricorrente di solitudine, disincanto, incomprensione, oserei dire. Le storie sono quasi tutte ambientate a Roma, nel quartiere di Città Giardino dove l’autrice vive e quindi sa muoversi meglio. I protagonisti, invece, sono sempre molto diversi tra loro: sono uomini e donne, di età diverse, di ceto diverso. Nelle loro vite, che scorrono secondo una routine, a un certo punto è come se s’inceppasse un meccanismo e qualcosa li costringesse a fermarsi e riflettere. C’è una signora che si uccide e tutti quelli che pensavano di conoscerla rimangono colpiti dal gesto e si rendono conto che nessuno di loro la conosceva davvero; una signora che improvvisamente si ricorda di quando capitò, anni prima, che tanti aquiloni restassero incastrati tra i rami degli alberi, allora entra in un bar, chiede se anche gli altri si ricordino, chiede di fare una ricerca su Google, chiama un amico con cui aveva condiviso l’evento, ma nessuno ricorda nulla e il pensiero inizia a sbiadire anche nella sua testa; un carcerato che osserva la sua cella, da cui sa che non uscirà mai; una donna che si isola, evita gli amici e i condomini, ma quello del piano di sopra la invita ad ascoltare un concerto al computer con lui “senza parlare” e lei non sa se andare; un uomo che sembra percepire il caldo in maniera diversa da tutti gli altri (Caldo cosmico, appunto, che dà il nome a tutta la raccolta). Questi sono solo alcuni, e quello sui ricordi nello specifico, intitolato Aquiloni a Roma, è quello che ho amato più di tutti, trovandolo di una delicatezza e di una malinconia disarmanti.

A parte qualche elemento surreale che ogni tanto s’intrufola qua e là, sono storie in cui non assistiamo ad eventi particolarmente straordinari. Tutto può essere raccontato, anche la banalità della vita, il senso di inadeguatezza che spesso e volentieri ci assale, le incomprensioni tra noi e gli altri, o ancora le contraddizioni insite nell’essere umano. Con uno stile molto delicato, elegante e allo stesso tempo semplice, Fiorella Malchiodi Albedi riesce a suscitare emozioni in chi legge e lo coinvolge con le sue descrizioni accurate di ciò che circonda i personaggi, che siano giardini, o una casa spoglia, o una cella del carcere dalla cui finestrella arriva un po’ di luce. In questi racconti (com’è ovvio che sia, alcuni sono più belli di altri), personalmente, ci ho trovato tanto, e a dispetto della convinzione dell’autrice che vede la sua età come un ostacolo, io spero davvero che ne pubblichi tanti altri, perché è sulla strada giusta. Intanto, io seguirò di più Eretica Edizioni, che ho appena scoperto ma da cui ho ricevuto una bella sorpresa.

Buona lettura!

Titolo: Caldo Cosmico e altri racconti
Autore: Fiorella Malchiodi Albedi
Genere: Raccolta di racconti
Anno di pubblicazione: maggio 2018
Pagine: 114
Prezzo: 13 €
Editore: Eretica


Fiorella Malchiodi Albedi è medico anatomopatologo e lavora in un ente pubblico di ricerca. Da qualche anno scrive racconti di fantasia e memoir. Ha pubblicato racconti su Il Paradiso degli OrchiVerdeL’irrequietoInkroci. Un suo racconto è stato selezionato per il concorso 8×8. Questa è la sua prima opera.