Briciole | Dimentica di respirare / Gli inconvenienti della vita / Vite efferate di papi

Era da un po’ che non spargevo briciole, vero? Ecco, sono tornata a lasciarvi brevi spunti letterari riguardanti libri di cui per vari motivi non mi sono sentita di parlare in modo più esteso. Spesso capita che non riesca a trovare il tempo di scrivere subito della mia ultima lettura e quindi, nonostante gli appunti presi, l’entusiasmo diminuisce e tante cose le dimentico; o capita che magari un libro non mi conquisti completamente ma che non riesca a definirlo brutto (cosa che, comunque, controllando i toni, non dovrebbe avvenire mai perché quel “brutto” è offensivo per tutto il lavoro che c’è dietro), e che, però, ne voglia parlare lo stesso. Bene, fatta questa premessa, vi riporto qui di seguito quei libri che ho letto in tempi più o meno recenti ma che non ho voluto far cadere nel dimenticatoio.

Dimentica di respirare è un romanzo della bolzanina Kareen De Martin Pinter uscito per Tunué nel 2018 nella collana Romanzi diretta da Vanni Santoni. Devo dire che per una la cui paura più grande, forse, è quella di annegare e soffocare non si tratta di una lettura ideale, quindi l’ho considerata una sfida. La storia è quella di Giuliano che fin da piccolo impara a smettere di respirare e a trattenere il fiato più che può sott’acqua; cresciuto, incontra un allenatore di fama e come apneista professionista deciderà di stabilire un nuovo record di apnea, ma un giorno si sveglia con una tosse molto brutta e le analisi dimostrano che ha una brutta patologia. Giuliano, però, non vuole spegnersi piano piano in preda a una lunga agonia, ma sceglie di farla finita in un altro modo, un modo che però rappresenterà un viaggio nel suo passato, nei luoghi oscuri del proprio vissuto, per mezzo del quale riuscirà a far luce su ciò che dentro di sé non ha mai dimenticato.
La vicenda è narrata in prima persona dal protagonista che ci permette così di finire nei meandri della sua mente, di esplorare i suoi stati d’animo quasi fino a farli nostri, a sentire ciò che sente lui. Questo accade soprattutto nei momenti in cui i suoi ricordi si mischiano a ciò che il suo cervello elabora quasi in una dimensione onirica. E qui, confesso, spesso mi sono persa perché non sono riuscita a capire sempre dove lui stia ricordando o stia sognando, o se quelle visioni siano solo allucinazioni. In questi punti, grande rilevanza hanno le ama, le pescatrici giapponesi che si tuffavano nude e andavano giù in apnea, che appaiono molto spesso e provengono dai ricordi di un viaggio di Giuliano in Giappone.
Ecco, qui è proprio il caso di dirlo, non è un libro che si legge tutto d’un fiato: il fiato bisogna spezzarlo, bisogna dimenticare di respirare per procedere in modo più corretto. E questo probabilmente è il motivo per cui, purtroppo, non mi ha conquistata del tutto (nonostante il giudizio pur sempre positivo).
DETTAGLI: Dimentica di respirare, Kareen De Martin Pinter, Romanzo, Letteratura italiana, 113 pp., Tunuè, 14 €


Gli inconvenienti della vita è l’ultima fatica di Peter Cameron di cui avevo letto solo Andorra, alcuni anni fa (lui simpaticissimo, lo incontrai anche in libreria). Non avevo assolutamente idea di che tipo di libro fosse perché ho preso l’ebook alla cieca – ogni tanto lo faccio – e ho iniziato a leggerlo in un momento di distrazione. Arrivata circa a metà del libro mi accorgo che girando pagina la storia cambia, quindi mi rendo conto che non è un romanzo, ma si tratta di racconti, due, abbastanza lunghi. Nel primo si parla di una coppia omosessuale, uno è un avvocato, l’altro è uno scrittore in crisi creativa che non riesce a scrivere e prova disagio anche in altri aspetti della vita, perfino nel rapporto col compagno; nel secondo, la vita di un uomo e una donna sposati da molto tempo viene movimentata da un’inondazione che ha distrutto la casa di un’altra famiglia, che quindi sarà ospite da loro per un po’ di tempo, portando più la moglie che il marito a riflettere sull’apatia in cui sono caduti.
In entrambi i racconti viene descritto l’equilibrio precario sia delle coppie che dei singoli che si sentono quasi bloccati all’interno di queste vite ormai atrofizzate. Si avverte il loro disagio – quello dello scrittore che non ha neanche più voglia di farsi aiutare dallo psicanalista e della moglie che vorrebbe introdurre un elemento di cambiamento nella propria routine – e lo si avverte chiaramente. Devo confessare, però, che nonostante l’eleganza dello stile di Cameron, la sua bravura come narratore, neanche queste storie sono arrivate a toccare il mio animo (da lettrice e non). Peccato, perché per me Adelphi è sempre una garanzia!
DETTAGLI: Gli inconvenienti della vita, Peter Cameron, trad. G. Oneto, Racconti, Letteratura americana, 122 pp., Adelphi, 16 €


Qualche tempo fa mi sono accorta che non avevo mai letto niente dell’editore Quodlibet, così ho chiesto qualche consiglio e fra le altre cose ho acquistato Vite efferate di papi, un libro di Dino Baldi che ho centellinato e mi ha sorpreso. Si tratta di una rassegna, molto spesso ironica, delle opere di (quasi) tutti i papi che la storia abbia conosciuto (dal primo vescovo di Roma fino al 1800 inoltrato), ma non quelle buone, bensì le più oscene, efferate, come recita il titolo. Ci sono tanti personaggi che neanche immagineremmo, compresa la papessa Giovanna o Gregorio Magno che prima di diventare papa sposò la madre (curiosamente col mio gruppo LeggoNobel stavo leggendo nello stesso periodo L’eletto di Thomas Mann che parla proprio di questa storia).
È paradossale che certi crimini siano avvenuti proprio alla corte papale, dove si predica (il bene) ed evidentemente negli anni si è razzolato molto male.
Il testo di Baldi, filologo classico e scrittore, è abbastanza corposo, è un volumetto di 516 pagine che però non risulta mai pesante proprio perché l’autore ci rende la storia interessantissima. Non si tratta di un libro di denuncia e non ha alcun fine moralistico, va preso come una semplice narrazione di fatti realmente (?). Ora non mi resta che recuperare un altro libro di Baldi sempre a cura di Quodlibet, Morti favolose degli antichi, che è precedente ma dello stesso tipo.
DETTAGLI: Vite efferate di papi, Dino Baldi, Saggistica, Letteratura italiana, 516 pp., Quodilibet, 19€

Annunci

Vite vulnerabili | Pablo Simonetti

Niente lasciava trasparire la mia agitazione interiore,
L’ansia, la paura, il delirio di ciò che stava per accadere:
tutto era lì, contenuto nello stesso corpo
che procedeva tranquillo sotto la pioggia.

 

Quello di cui vi voglio parlare oggi è forse il libro che mi è stato consigliato di più negli ultimi tempi. Ora, io sono una che ha già abbastanza da leggere di suo e che quindi i consigli può seguirli proprio di rado, ma spesso considero anche da chi mi arrivano: se si tratta di persone per cui nutro una stima più profonda, allora cedo. Complice un buono Feltrinelli che mi è stato regalato per il compleanno qualche mese fa, ne ho approfittato e mi sono andata a comprare un Roth (di cui adesso non vi dico nulla, ma prima o poi lo leggerò) e Vite vulnerabili, una raccolta di racconti di Pablo Simonetti del 2005 edita in Italia da Lindau nel 2018. Leggendo qua e là, scopro che Simonetti è probabilmente il più grande scrittore cileno contemporaneo e che questo rappresenta il suo esordio letterario, quindi l’ho anche affrontato con parecchia curiosità.

I protagonisti di questi racconti sono persone normali, non hanno praticamente nulla di speciale, sono uomini e donne molto diversi tra loro socialmente, per età, per lavoro, eppure hanno qualcosa in comune, quel qualcosa di cui lo stesso Simonetti non si era accorto fino a quando non ha preso queste storie, che credeva slegate fra loro, per metterle insieme. I personaggi sono tutti uniti nella loro vulnerabilità (da cui deriva il titolo). C’è chi si è allontanato dai parenti da molti anni per aver sottratto denaro all’azienda di famiglia e decide di presentarsi all’anniversario di matrimonio dei genitori, chi basa la propria intera vita sul gioco del bridge e sarà costretto a barare a una finale molto importante, due sposini in luna di miele in Italia i cui desideri sembra non s’incontrino mai, o ancora un uomo che sperimenta l’omosessualità e ne rimane (forse) turbato, e una persona che pensa che la sua ossessione per i numeri dispari possa determinare il corso degli eventi.
Nelle vite di questi personaggi improvvisamente si apre uno squarcio, generato da desideri inconfessati, paure nascoste o questioni irrisolte, che li porta a fare i conti con se stessi. Sono situazioni particolari – spesso drammatiche – che causano una sorta di cortocircuito tra il mondo che hanno dentro di sé e il modo in cui la gente li vede da fuori. Iniziano a percepire estraneità nei confronti di se stessi e anche di chi li circonda, ma nonostante questo prendono delle decisioni importanti e affrontano consapevolmente le loro fragilità.

Cercavo un libro con della sostanza e l’ho trovato, e lo dimostra il fatto che non sono riuscita a leggere i racconti in modo continuativo uno dopo l’altro. Mi sono dovuta prendere una bella pausa finito uno, prima di cominciare il successivo, avevo bisogno di rifletterci su e soprattutto di metabolizzarlo. Simonetti ha la capacità di farci calare davvero nei panni dei suoi personaggi, non ci dà solamente un’idea del loro mondo interiore, ma per qualche pagina noi diventiamo loro, ne percepiamo i turbamenti, le paure, il coraggio. Tramite loro, forse, iniziamo anche noi a riflettere su noi stessi e a pensare se quello che abbiamo dentro corrisponde a ciò che gli altri avvertono all’esterno. Perché comunque è vero che nessuno è avulso dalla società, tutti noi, per quanto particolari, siamo immersi in un mondo comune in cui spesso i nostri desideri e i nostri impulsi cozzano con quelli degli altri o con quelli che gli altri considerano normali e si aspettano da noi.
Questo è tutto ciò che – con uno stile pacato ma deciso – l’autore cileno ci comunica e sui cui ci invita a meditare attraverso le sue storie. Devo davvero ringraziare chi mi ha segnalato questa lettura, perché ne è valsa proprio la pena. Non occorre dire che ve lo consiglio, qualora cerchiate qualcosa di diverso e di più introspettivo.

Buona lettura!

Titolo: Vite vulnerabili
Autore: Pablo Simonetti
Traduttore: Francesco Verde
Genere: Racconti
Anno di pubblicazione: 2018
Pagine: 177
Prezzo: 18 €
Editore: Lindau


Pablo Simonetti è nato a Santiago del Cile nel 1961. Si è laureato in Ingegneria Civile presso l’Universidad Católica della capitale cilena e poi ha conseguito un Master in Ingegneria Economica presso la Stanford University in California.
Dal 1996 ha deciso di dedicarsi completamente alla letteratura e nel 1999 ha pubblicato la sua prima raccolta di racconti Vidas vulnerables, che ha ottenuto la Mención Especial al Premio Municipal de Literatura di Santiago. Nel 2004 è la volta del primo romanzo, Madre que estás en los cielos, cui seguiranno La razón de los amantes (La ragione degli amanti, Corbaccio 2009), La barrera del pudor, La soberbia juventudJardín e Desastres naturales, uscito nel 2017. Oltre alla scrittura e ad altre attività culturali, Pablo Simonetti è impegnato anche come attivista per i diritti degli omosessuali.

La debuttante | Leonora Carrington

«Ha l’ingenuità di credere che il passato muoia» proseguì.
«Sì,» disse Margaret «se il presente gli taglia la gola».

 

Di recente, ci avrete fatto caso se mi seguite regolarmente, su questi schermi si parla sempre più di racconti, una forma di letteratura che prima snobbavo un po’ ma che da qualche anno ho imparato a conoscere meglio e a seguire. Questa volta la mia curiosità è caduta, però, su un genere particolare, perché infatti mi sono dedicata alla lettura de La debuttante, una raccolta uscita lo scorso 18 settembre per Adelphi dell’autrice britannica Leonora Carrington, la cui opera, non solo letteraria ma anche pittorica, si inserisce nella corrente del surrealismo. Come si può leggere sulla pagina di Wikipedia a lei dedicata, «Il surrealismo dava estrema rilevanza alla dimensione inconscia, al sogno, e allo stato onirico, visto come luogo dell’attività “reale” del pensiero dell’uomo. La lettura psicoanalitica freudiana del sogno offriva ai surrealisti la possibilità di indagare un’altra dimensione, creando immagini libere, svincolate dalla ragione e dalla logica». Immaginate dunque l’avventura con le sue storie di una persona come me, molto concreta, pragmatica e realista. Vi confesso che è stata una bella sfida, all’inizio ho avuto qualche difficoltà, come sempre in questi casi, perché mi viene il dubbio se ci sia o meno un senso dietro determinate storie, e se, nel caso in cui non riesca a trovarcene uno, sia perché realmente non c’è o perché io non sono stata capace di coglierlo. Ma, almeno per quanto riguarda questa raccolta, credo che si debba leggere senza cercare messaggi reconditi, morali o metafore.

Vi faccio subito un esempio. Il primo racconto, La debuttante, che dà il titolo a tutta la raccolta, parla di una ragazza che deve appunto fare il suo debutto in società ma non vuole andare al ballo, così chiede alla sua amica iena di farlo al suo posto; quella, per non far scoprire a nessuno l’inganno, fa chiamare la cameriera della debuttante, le strappa la faccia e la indossa, si traveste e va al ballo. La sera, a cena, la iena seduta a tavola si fa scoprire in malo modo, e tutti si accorgono che non era la ragazza. Potremmo pensare che sia una metafora del fatto che la realtà non può essere nascosta troppo a lungo e che gli inganni prima o poi vengono sempre a galla. O forse è solo una storia da prendere per quella che è. Negli altri racconti troviamo una festa organizzata dalla Paura, esseri piumati imparentati con umani che mangiano persone, animali parlanti e temi ricorrenti come la putrefazione, la morte, l’orrido e unioni tra umani e non umani. In alcuni, addirittura, la protagonista è la stessa Leonora Carrington, personaggio centrale e narratrice delle sue storie, che interviene e a cui accadono cose assurde e, appunto, surreali.

Credo che per gli amanti del genere possa essere una lettura molto affascinante e per alcuni versi semplice; per chi, invece, come me si avventura in qualcosa che normalmente non è nelle sue corde, l’indicazione che posso dare è di liberarsi di ogni preconcetto e prepararsi ad uscire del tutto dai propri schemi mentali. Penso che questa possa essere la strategia migliore per godere appieno di The Complete Stories of Leonora Carrington (il titolo originale, tradotto per gli italiani da Nancy Marotta e Mariagrazia Gini) e immergersi completamente nelle storie di questa autrice così particolare che regala atmosfere fiabesche, oniriche e immagini quasi mitiche. Vi sembrerà di trovarvi dentro un’allucinazione.
Buona lettura!

[Vi segnalo che questo libro, dato che è nella collana Biblioteca Adelphi, si inserisce nella promozione che dura fino al 31 ottobre, e quindi fino a fine mese lo trovate scontato del 25%, cioè a 12,75 €]

Titolo: La debuttante
Autore: Leonora Carrington
Traduttore: Nancy Marotta e Mariagrazia Gini
Genere: Racconti
Anno di pubblicazione: settembre 2018
Pagine: 179
Prezzo: 17 €
Editore: Adelphi


Leonora Carrington (Lancaster, 6 aprile 1917 – Città del Messico, 25 maggio 2011) è stata una scrittrice e pittrice britannica; gran parte della sua produzione si ascrive al periodo trascorso in Messico, dove visse quasi settant’anni.
Donna dall’eccentricità indomabile, fu una delle «muse inquietanti» del surrealismo, dal quale però non smise mai di tenersi a debita distanza, anche negli anni in cui viveva con Max Ernst. I suoi quadri, enigmatici e beffardi, sono oggi celebrati e ricercati, ma non meno rivelatrice è la sua opera in prosa – e in particolare questi racconti, nei quali già Breton riconosceva un vertice dello «humour nero» (definizione che a lui risale).

Caldo Cosmico e altri racconti | Fiorella Malchiodi Albedi

È stata forse spaventata da quella nuova solitudine
che nasceva non intorno a lei, ma dentro di lei.

 

Per quanto ci possiamo impegnare, non riusciremmo mai a conoscere tutti i libri che vengono pubblicati e di sicuro ci perdiamo roba interessante. Qualche tempo fa mi è stata segnalata una raccolta di racconti, Caldo cosmico e altri racconti, di Fiorella Malchiodi Albedi, pubblicata da poco da Eretica Edizioni, una casa editrice che conoscevo solo di nome, ma di cui non mi era mai capitato di leggere nulla. Si tratta di un piccolo editore di Salerno – mi spiega l’autrice stessa, a cui ho chiesto informazioni – che pubblica romanzi, raccolte di racconti e sillogi poetiche, un gruppo di persone oneste e piene di entusiasmo. Fiorella mi racconta anche con parecchia emozione come è arrivata alla pubblicazione del suo libro. Volendo dare una forma fisica a ciò che aveva scritto, a prescindere dal valore del testo, ha visto che i due handicap maggiori erano la sua età (non è esattamente una ragazzina, l’età di una donna non si dice e non la riporto) e il fatto che fossero racconti, genere considerato poco vendibile, anche se c’è una recente inversione di tendenza. Così ha deciso di rivolgersi a editori medio piccoli, scartando gli eap. Fino a quando Giordano Criscuolo, il fondatore di Eretica, si è fatto vivo e le ha proposto un contratto ineccepibile, senza nessuna spesa a suo carico. Mi racconta, è stata una grande emozione perché è ovvio che uno si affezioni ai propri racconti, ma che qualcun altro possa farlo è stata una gran bella sorpresa.

A prescindere dal valore del testo, dicevamo. Vi confesso che mi è capitato tra le mani un gioiellino e sono rimasta stupita, perché per essere un’opera prima è parecchio bella. L’autrice si è già cimentata nella scrittura di racconti che ha pubblicato su Il Paradiso degli OrchiVerdeL’irrequietoInkroci, e un suo racconto è stato selezionato per il concorso 8×8, ma nella vita lei si occupa di tutt’altro: è un anatomopatologo.

Si è ormai convinto che se per l’infelicità non serve una predisposizione particolare, può aspettare chiunque a ogni svolta della vita, apri un giorno una porta, rispondi al telefono, attraversi una strada, e un baratro imprevisto ti si apre davanti, per la felicità no, è richiesto un talento speciale. Devi avere la capacità di essere felice, altrimenti tutto è inutile, la fortuna, gli amori, gli affetti, tutto sprecato.

[A essere infelici sono buoni tutti]

I racconti sono 24, alcuni brevi, altri brevissimi, e a legarli è un sentimento ricorrente di solitudine, disincanto, incomprensione, oserei dire. Le storie sono quasi tutte ambientate a Roma, nel quartiere di Città Giardino dove l’autrice vive e quindi sa muoversi meglio. I protagonisti, invece, sono sempre molto diversi tra loro: sono uomini e donne, di età diverse, di ceto diverso. Nelle loro vite, che scorrono secondo una routine, a un certo punto è come se s’inceppasse un meccanismo e qualcosa li costringesse a fermarsi e riflettere. C’è una signora che si uccide e tutti quelli che pensavano di conoscerla rimangono colpiti dal gesto e si rendono conto che nessuno di loro la conosceva davvero; una signora che improvvisamente si ricorda di quando capitò, anni prima, che tanti aquiloni restassero incastrati tra i rami degli alberi, allora entra in un bar, chiede se anche gli altri si ricordino, chiede di fare una ricerca su Google, chiama un amico con cui aveva condiviso l’evento, ma nessuno ricorda nulla e il pensiero inizia a sbiadire anche nella sua testa; un carcerato che osserva la sua cella, da cui sa che non uscirà mai; una donna che si isola, evita gli amici e i condomini, ma quello del piano di sopra la invita ad ascoltare un concerto al computer con lui “senza parlare” e lei non sa se andare; un uomo che sembra percepire il caldo in maniera diversa da tutti gli altri (Caldo cosmico, appunto, che dà il nome a tutta la raccolta). Questi sono solo alcuni, e quello sui ricordi nello specifico, intitolato Aquiloni a Roma, è quello che ho amato più di tutti, trovandolo di una delicatezza e di una malinconia disarmanti.

A parte qualche elemento surreale che ogni tanto s’intrufola qua e là, sono storie in cui non assistiamo ad eventi particolarmente straordinari. Tutto può essere raccontato, anche la banalità della vita, il senso di inadeguatezza che spesso e volentieri ci assale, le incomprensioni tra noi e gli altri, o ancora le contraddizioni insite nell’essere umano. Con uno stile molto delicato, elegante e allo stesso tempo semplice, Fiorella Malchiodi Albedi riesce a suscitare emozioni in chi legge e lo coinvolge con le sue descrizioni accurate di ciò che circonda i personaggi, che siano giardini, o una casa spoglia, o una cella del carcere dalla cui finestrella arriva un po’ di luce. In questi racconti (com’è ovvio che sia, alcuni sono più belli di altri), personalmente, ci ho trovato tanto, e a dispetto della convinzione dell’autrice che vede la sua età come un ostacolo, io spero davvero che ne pubblichi tanti altri, perché è sulla strada giusta. Intanto, io seguirò di più Eretica Edizioni, che ho appena scoperto ma da cui ho ricevuto una bella sorpresa.

Buona lettura!

Titolo: Caldo Cosmico e altri racconti
Autore: Fiorella Malchiodi Albedi
Genere: Raccolta di racconti
Anno di pubblicazione: maggio 2018
Pagine: 114
Prezzo: 13 €
Editore: Eretica


Fiorella Malchiodi Albedi è medico anatomopatologo e lavora in un ente pubblico di ricerca. Da qualche anno scrive racconti di fantasia e memoir. Ha pubblicato racconti su Il Paradiso degli OrchiVerdeL’irrequietoInkroci. Un suo racconto è stato selezionato per il concorso 8×8. Questa è la sua prima opera.

Il vizio di smettere | Michele Orti Manara

E allora,
mi dissi guardando prima il cielo e poi la punta delle mie scarpe,
cosa corri dietro alle stelle a fare?

 

Il vizio di smettere di Michele Orti Manara è una delle ultime pubblicazioni di Racconti edizioni, uscito pochi mesi fa, ed è una raccolta di sedici racconti brevi, alcuni brevissimi, che apparentemente sembrano non avere nulla in comune tra loro. Contesti diversi, personaggi diversi, persino stili diversi fanno sì che il lettore debba concentrarsi più del solito nel leggere queste storie. Per questo motivo, confesso che ci ho messo un po’ prima di decidermi a parlarne qui, perché è molto facile che qualcosa sfugga, e temo che possa essere successo anche a me. Di contro, forse, è proprio questo che rende la raccolta così bella e così ben scritta: nessuno di questi racconti ci permette di andare troppo in profondità, ci viene data una guida per tentare di svelare qualcosa, ma dobbiamo essere noi a farlo. In poche parole, Michele Orti Manara si serve dei non detti, e ci riesce benissimo.

Troviamo una madre apprensiva che si preoccupa per la salute del figlio ma forse alla base è lei a non star bene; un uomo che parla con il suo gatto (che gli risponde anche) ma non gli rivolge una carezza; una vecchina che non ci sta più tanto con la testa che crede che le siano entrati i ladri in casa; un ragazzo che aspetta che il suo più vecchio amico torni dal Brasile, dove ha deciso di aprire una fazenda, ma probabilmente non succederà; un ragazzino che è convinto di non piacere a nessuno. E tanto altro. Questo per rendere l’idea della diversità di tutti questi spaccati di vita più o meno quotidiana.

Ma cosa hanno in comune tutti questi personaggi? Qual è il filo rosso che li lega? Mi sembra di aver rintracciato un’ombra di tristezza e di disagio dentro tutti loro. Quel disagio che un padre e un figlio provano ogni volta che battibeccano e che non riescono a dirsi che si vogliono bene, o che il ragazzo che pensa di non piacere a nessuno prova ogni volta che tenta di avvicinarsi a qualcuno senza successo, per poi concludere che forse è destino che debba risultare sgradito a tutti. La malinconia dei due ragazzi che sanno tutto l’uno dell’altra ma quando si tratta di amarsi concretamente non ce la fanno, sembra quasi impossibile, e iniziano a nascondere le loro reali emozioni. Per non parlare di Una vita in venti minuti, in cui un presentatore televisivo che ha passato la vita a raccontare le esistenze altrui (spesso e volentieri robe inventate solo per girare una puntata) si trova a dialogare con un ragazzo legato al cielo tramite dei cavi, che lo mette alle strette e lo porta a riflettere sul rapporto con la figlia e sulla sua stessa vita, su cui poco si è concentrato.

Questa “mancanza” Michele Orti Manara ce la racconta senza giri di parole o arzigogoli, con un linguaggio che è sempre molto semplice ma che di volta in volta cambia perché è affidato a un personaggio diverso. Ci parla però di qualcosa che comunque conosciamo tutti e che, scavando in fondo, possiamo trovare dentro di noi: senso di inadeguatezza, speranze che vanno in fumo, ansie di qualsivoglia tipo, difficoltà nella comunicazione. E di comunicazione l’autore se ne intende perché lavora come social media manager di un’altra importante casa editrice, quindi i libri li conosce bene.
Questi racconti brevi (e brevissimi) però secondo me sono per lettori più forti e più consapevoli, perché, come ho già detto in precedenza, il rischio è quello di lasciarsi sfuggire qualcosa o non soffermarsi abbastanza su ciò che è celato.

Buona lettura!

Titolo: Il vizio di smettere
Autore: Michele Orti Manara
Genere:
 Racconti
Anno di pubblicazione:
 marzo 2018
Pagine: 170
Prezzo:  14 €
Editore: Racconti edizioni

Dal tuo terrazzo si vede casa mia | Elvis Malaj

Trovarsi bene o meno in un posto non dipende dal posto, dipende da te.
Ovunque vai ti porti sempre dietro qualcosa
che alla fine rende ogni posto uguale a un altro.
Potrei anche rispondere alla sua domanda, ma non significherebbe niente.
Tradirei semplicemente la mia capacità di trovarmi bene o male in Italia.

 

In questi giorni ho approfittato di un po’ di tempo libero tra una cosa e l’altra per leggere un libro che è nella dozzina del Premio Strega 2018, una presenza che mi fa molto piacere dato che si tratta di una piccola casa editrice che pubblica solo racconti e che mi ha conquistata fin dalla sua nascita. Vi ricordate di quando dicevo di non leggere short stories? Ecco, tempi andati, mi sono messa d’impegno, ho imparato da qualche anno a leggerli e ad apprezzarli e ora ve li sponsorizzo pure, pensate che metamorfosi! Comunque, ho letto Dal tuo terrazzo si vede casa mia, una raccolta di racconti di Elvis Malaj, albanese di nascita ma che scrive in italiano, pubblicata da Racconti edizioni nel 2017.

Non è un libro particolarmente lungo, sono 164 pagine di racconti brevi (l’ultimo è un po’ più lungo) in cui le origini dell’autore sono il punto di partenza per parlare del confronto tra gli albanesi e il paese che li accoglie. A volte c’è una perfetta integrazione, ci sono belle amicizie o legami sentimentali; ci può essere un attrito iniziale ma quando ci si dà un po’ di tempo per conoscersi si supera il problema; l’impatto a volte è forte e distruttivo; o, infine, questo confronto è problematico, non porta a nulla e si approfitta di un incidente stradale accaduto qualche metro più in là per fuggire via. In tutti in racconti, di fondo, c’è il luogo comune che vuole l’uomo (quasi mai la donna) albanese violento, ladro, perdigiorno e, in generale, delinquente; luogo comune su cui i personaggi stessi spesso fanno dell’ironia o su cui, di contro, i non albanesi si ricredono.

Dal tuo terrazzo si vede casa mia, che dà il titolo alla raccolta, è una frase che un ragazzo albanese dice nell’ultimo racconto alla ragazza italiana proprietaria della casa in cui lui si intrufola per innaffiare le piante che stanno morendo sul balcone – chiaramente sul momento viene scambiato per un ladro, poi i due si conoscono e si crea un bel rapporto. La frase, comunque, è evocativa, ricorda un po’ il mare che sta fra l’Italia e l’Albania, che rappresenta il tratto di separazione dal punto in cui l’una guarda l’altra. Un mare che bisogna attraversare per capirsi, per conoscersi e accettarsi.

Elvis Malaj, classe ’90, con uno stile fresco ma incisivo dovuto alla sua giovane età, mette in scena situazioni (spesso al limite) in cui gli approcci non sono mai facili, in cui non sempre ci si intende al primo colpo. Ma in fondo il suo potrebbe essere un invito alla riflessione, un modo per far sì che possiamo vederci da fuori, fare attenzione a come ci dipinge chi viene da un’altra parte.
Il richiamo delle sue origini è continuo, e più importante ancora mi sembra il fatto che molti personaggi dicano frasi in albanese che non vengono tradotte per il pubblico italiano, specialmente nei momenti di rabbia o quando hanno bisogno d’aiuto e c’è una chiara richiesta di ospitalità ai connazionali – una sorta di linguaggio codificato. È come calarsi nella realtà, non capiremmo comunque che cosa sta dicendo quella persona, ma il punto non è riuscire a tradurre sul momento, bensì avere la curiosità di volerlo fare.

Buona lettura!

Titolo: Dal tuo terrazzo si vede casa mia
Autore: Elvis Malaj
Genere:
 Racconti
Anno di pubblicazione:
 2017
Pagine: 164
Prezzo:  14 €
Editore: Racconti edizioni


Elvis Malaj (Malësi e Madhe, Albania) classe 1990, è il primo autore italiano pubblicato da Racconti. Albanese per nascita, a quindici anni si è trasferito ad Alessandria con la famiglia. Oggi vive e lavora a Padova. È stato finalista al concorso 8×8, e ha pubblicato racconti su effe e nella rassegna stampa di Oblique. Dal tuo terrazzo si vede casa mia è il suo esordio.

Spifferi | Letizia Muratori | #BlogNotesMaggio

Anche quest’anno torna il Maggio dei Libri, un mese (dal 23 aprile al 31 maggio) interamente dedicato alla promozione della lettura in cui si vanno a inserire tantissime iniziative da parte di biblioteche, librerie, blog, scuole e chi più ne ha più ne metta. Io partecipo per la prima volta con questo blog e il motto dell’edizione 2018 è “Vogliamo leggere“. Vi proporrò un post diverso a settimana, sempre dedicato al Maggio dei Libri. Tutti i post relativi al gruppo di blogger di cui faccio parte in questa avventura li trovate con gli hashtag #maggiodeilibri e #BlogNotesMaggio, dato che siamo nella squadra di Laura de Il tè tostato che qualcuno di voi conoscerà anche per quanto riguarda #BlogNotes (infatti troverete tutto su questo blog).
Oggi, nella settimana in cui ricorre la giornata mondiale UNESCO del libro e del diritto d’autore (ieri, 23 aprile) vi voglio presentare un libro molto bello che mi è capitato di leggere negli ultimi giorni.

Fino a qualche anno fa non leggevo racconti, poi ho deciso che era ora di cominciare e ho iniziato ad auto-educarmi a questa forma di letteratura più breve e a volte complessa, provando a conoscere prima gli autori maggiori e poi sperimentando anche quelli contemporanei. Ho scoperto moltissime cose belle e adesso non provo più quella difficoltà che avevo prima a staccarmi da una storia appena finita e cominciarne subito un’altra. Qualche giorno fa, quindi, ho letto in anteprima una raccolta che uscirà per La Nave di Teseo il 26 aprile, Spifferi di Letizia Muratori, e ho scoperto sei storie che mi hanno folgorata.

Ci sono vari tipi di racconti: quelli in cui l’autore ti dà poche informazioni e tu devi capire dai non detti tutto il resto, quelli in cui si narrano episodi più o meno verosimili, e tanti altri. Ma quelli che preferisco sono i racconti con il colpo di scena finale, quelli in cui ti viene raccontata una storia e alla fine tutte le tue certezze si ribaltano. Sono così quelli della Muratori, ed è per questo che mi hanno colpito così tanto: per il loro twist ending.
Sono storie che si svolgono in vari luoghi, a Roma, in America, in Toscana, e che hanno i protagonisti più disparati. C’è un molestatore telefonico che s’insinua nella quotidianità della famiglia di un dottore che lo aveva aiutato molti anni prima, c’è una coppia gay che ha a che fare con una madre surrogata che porta in grembo il bambino che i due adotteranno, ci sono stranieri che si trovano a vivere in Italia col rischio di essere dimenticati, o ancora un’antica villa in Toscana in cui, si dice, si aggiri lo spettro di un cane.

Nei racconti di Letizia Muratori c’è del mistero, ma non è sempre il punto di partenza. A volte l’autrice comincia a descrivere situazioni normali, verosimili, in cui poi s’insinua l’elemento disturbante che fa vacillare la sicurezza che il lettore ha acquisito fino a quel punto; altre volte è proprio l’opposto, si parte da qualcosa di apparentemente assurdo per arrivare a una spiegazione in fin dei conti normale. Dunque, mistero e realtà si confondono nel momento in cui da una finestra rimasta socchiusa entra uno spiffero d’irrealtà rappresentato da una medium, dal fantasma di una donna, o magari da quello di un bracco.

La Muratori, con uno stile fluido e a tratti ironico, ci racconta storie che ci lasciano col fiato sospeso fino all’ultima parola e che è davvero un piacere leggere. I suoi racconti sono abbastanza brevi e l’unico rischio che si corre è quello di divorarli troppo rapidamente.

Buona lettura!

Titolo: Spifferi
Autore: Letizia Muratori
Genere:
 Racconti
Anno di pubblicazione:
 26 aprile 2018
Pagine: 112
Prezzo:  17 €
Editore: La Nave di Teseo


Letizia Muratori è nata a Roma, dove vive e lavora. Nel 1995 si è laureata in Storia del teatro. Nel giugno del 2004 esordisce con il racconto Saro e Sara. Nel 2005 pubblica il suo primo romanzo, Tu non c’entri. Collabora con vari giornali e riviste. Ha pubblicato: La vita in comune (2007), La casa madre (2008), Il giorno dell’indipendenza (2009), Sole senza nessuno (2010), Come se niente fosse (2012) e Animali domestici (2016).


Vi segnalo i blog e i canali che si alterneranno per questa settimana, in collaborazione con #blognotesmaggio e #maggiodeilibri (hashtag checonviene seguire per rimanere informati e aggiornati):
Librangoloacuto che ha cominciato lunedì,
Selvaggia con il suo video martedì mattina,
martedì pomeriggio qui,
Angela Cannucciari sul blog di Simona di Letture Sconclusionate mercoledì mattina,
giovedì mattina siamo a casa de La leggivendola,
giovedì pomeriggio da Daniela da Appunti di una lettrice,
venerdì mattina tutti da Angela Cannucciari .
venerdì pomeriggio su LettureSconclusionate.
domenica sera chiudiamo la prima settimana con Paola Sabatini special guest su LettureSconclusionate.
Vi invito a seguire sui social tutti i blog e i canali che ho citato per rimanere aggiornati e in aggiunta vi segnalo anche il blog di #blognotes libri, il Tè tostato di Laura Ganzetti, Maria Di Cuonzo, Andrea di Un antidoto contro la solitudine, Diana di Non riesco a saziarmi di libri, Dada who?, Francesca de Gli amabili libri e Barbara Porretta di Librinvaligia.