Quando il mondo era giovane | Carmen Korn

Cosa ci porteranno gli anni Cinquanta?
Heinrich era in preda a sentimenti contrastanti:
da una parte la speranza,
dall’altra la paura delle novità che il primo decennio di pace avrebbe portato.

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I primi di giugno è tornata in libreria Carmen Korn, autrice tedesca che avevamo amato moltissimo con la sua Trilogia del Secolo, che raccontava le vicende di quattro ragazze molto diverse alle prese con la ricostruzione dopo la prima guerra mondiale che poi seguiamo fino al capodanno del 2000. E vi farà piacere sapere che in Quando il mondo era giovane, primo capitolo di una saga in due volumi pubblicata da Fazi, incontriamo, anche se alla lontana, alcuni personaggi della trilogia. Sì, perché questo romanzo è ambientato contemporaneamente a Colonia, Sanremo e Amburgo, quindi capita che alla stazione si incroci un Alessandro Garuti che sta andando a trovare i suoi familiari tedeschi, o che ci sia qualcuna che debba partorire e decida di affidarsi a Theo Unger e a Henny.
Qui la storia comincia nel 1950, si festeggia l’arrivo del nuovo decennio dopo la conclusione della seconda guerra mondiale che ha lasciato la Germania – e il mondo – in uno stato di prostrazione. Heinrich Aldenhoven vive a Colonia con la moglie Gerda e i figli Ulrich e Ursula, gestisce una galleria d’arte che però non va molto bene perché nessuno ha abbastanza soldi per acquistare quadri o addirittura non ha più una casa in cui appenderli, come le cugine Billa e Lucy. La sorella di Heinrich, Margarethe, invece, si è trasferita a Sanremo e si è sposata con un italiano, Bruno Canna, da cui ha avuto Gianni; loro hanno un’azienda che produce fiori e si godono la bellezza della riviera ligure, anche se devono fare i conti con Agnese, la madre di Bruno (e di Bixio), che tiranneggia su tutta la famiglia. La migliore amica di Gerda, Elisabeth, invece vive col marito Kurt Borgfeldt e la figlia Nina ad Amburgo; Nina ha un bambino di cinque anni, Jan, avuto da Joachim, che non ha mai conosciuto il padre, che è stato fatto prigioniero in guerra ed è disperso da molto tempo in Russia, tanto che quasi tutti in famiglia lo credono ormai morto.

Carmen Korn sposta continuamente il punto di vista da un personaggio all’altro, da una citta all’altra, per permetterci di conoscere a fondo tutti coloro che si muovono all’interno della sua storia. Raccontando tutti gli aspetti delle loro giornate, i loro pensieri, le loro consuetudini, il romanzo rischia a volte di essere un po’ lento, ma la vicenda scorre in modo parecchio fluido e conferma l’abilità di quest’autrice nel creare saghe familiari e fare appassionare i lettori. E non mancheranno i colpi di scena.
Ovviamente, le parentele e le amicizie fra molti di questi personaggi, faranno sì che le loro vite s’intreccino e addirittura si influenzino fra loro. Per tenere traccia di questi legami, all’inizio del libro, infatti, troviamo un albero genealogico che ci può aiutare a non perdere il filo della storia, soprattutto nelle prime pagine.

Quando il mondo era giovane è una storia sulla speranza. Si apre in un momento di grande fragilità per tutti, un momento in cui qualcuno può andare avanti, qualcun altro no, e bisogna ricostruire la propria vita. L’autrice non perde tempo a raccontare ciò che è successo prima del 1950, sono eventi che in fondo conosciamo tutti e di cui ha già parlato ampiamente negli altri suoi romanzi della trilogia; decide anzi di concentrarsi sulla rinascita (arrivando, qui, al ’60) senza lasciare che qualcuno si pianga addosso.
L’interrogativo non è semplicemente se continuare a vivere come si viveva prima, molti si chiedono addirittura se potranno finalmente chiudere col passato e prendere altre strade: Joachim è morto e Nina può rifarsi una vita? Heinrich riuscirà a risolvere il mistero del quadro? Margarethe riuscirà a gestire il rapporto travagliato con Agnese? Elisabeth fa bene a mettere di continuo un freno alla voglia di tutti gli altri di riprendere a vivere? Ma soprattutto: ognuno di loro riuscirà a far rimarginare le proprie ferite e trovare la serenità?
Questo è tutto ciò che troviamo nel nuovo romanzo di Carmen Korn. Non vedo l’ora di leggere il prossimo volume!

Buona lettura!

Titolo: Quando il mondo era giovane
Autore: Carmen Korn
Traduttore: Manuela Francescon
Genere: Romanzo
Data di pubblicazione: 3 giugno 2021
Pagine: 590
Prezzo: 20 €
Editore: Fazi

Mai guardarsi indietro (Lo specchio nel buio vol. 3) | Margaret Storm Jameson

Succeda quel che succeda,
voglio vivere semplicemente per sentirmi viva.

 

Lo scorso giovedì è arrivato in libreria l’ultimo capitolo della trilogia de Lo specchio nel buio di Margaret Storm Jameson, tradotto per Fazi sempre da Velia Februari. In Amore a prima vista, la nostra protagonista Hervey Russell si era innamorata del cugino Nicholas Roxby e aveva penato tanto a causa di questo sentimento (lui sembrava sfuggente e a tratti poco determinato a prendere decisioni per vivere quell’amore); adesso, in Mai guardarsi indietro, la ritroviamo sposata con lui e finalmente felice. Ma la felicità, si sa, non dura mai troppo. Infatti, nonostante Hervey sembri finalmente avere tutto ciò che desidera, ha scoperto da un po’ che i suoi sospetti erano fondati e che quel dolore che stava sopportando già da diversi anni altro non è che un tumore all’utero. Inizia, quindi, un conto alla rovescia: fra sei giorni Hervey verrà operata, il cancro verrà rimosso, e lei cerca in tutti i modi di mostrarsi forte. In realtà lei lo è, lo è sempre stata, come abbiamo visto nei due capitoli precedenti di questa saga, è sempre stata una donna che ha lottato con tutte le sue energie per chi amava e per ciò che desiderava, ma adesso sta per sottoporsi a un’operazione che può mettere a dura prova la sua salute e la sua stessa vita. È una grande incognita, anche se ha accanto il marito amorevole e uno dei suoi più vecchi amici a darle conforto.

In più in quel periodo (siamo nel 1926) in Gran Bretagna si sta organizzando lo sciopero generale e Hervey sembra avere un ruolo molto importante nella pianificazione di questa manifestazione che permetterà ai cittadini di chiedere quelle riforme di cui lo Stato ha bisogno per aiutare il suo popolo. In questo clima, la sua attività di scrittrice, ciò per cui si era impegnata moltissimo, sembra essere stata accantonata, ma lei stessa si rende conto che i romanzi che ha scritto in precedenza non erano buoni, erano la traduzione in parole di uno stato d’animo che forse non le appartiene più, insieme alla narrazione di tempi che ormai sono cambiati. E se ne accorge grazie alla nuova vita che sta conducendo, con un marito che la ama davvero (non è più sola e non ha più Penn, il primo marito che le ha dato solo incertezze) e  che ha un lavoro sicuro nel settore dell’antiquariato, un figlio sempre con lei e non più affidato ad altri, e un’attività più profonda in politica.

Ho fatto tutto da sola, gemette; non avevo soldi e nessun uomo mi ha aiutato: sono stata io, solo io, ad aver dato un nome, una reputazione, un posto a Hervey Russell. (…) Questa è Hervey Russell, la giovane Hervey che fu; l’ho creata dal nulla, ho vissuto, lavorato e sopportato per darle vita.

Hervey a questo punto della sua vita ha solo trentadue anni, ma la vita l’ha costretta ad affrontare molte prove che l’hanno fatta crescere molto velocemente. Da Company Parade a qui ha fatto tanta strada: ha rinunciato a un marito che non le dava ciò che voleva, si è messa a lavorare e si è mantenuta da sola, si è emancipata e si è creata un posto nel mondo. Però forse il momento più difficile per lei è proprio l’operazione a cui va incontro, scandita dal succedersi dei capitoli che Margaret Storm Jameson trasforma in un conto alla rovescia. Ma, seppur in cattive condizioni di salute, la protagonista continua comunque a occuparsi di ciò che le è sempre stato a cuore e lo fa con grande forza e determinazione. La questione del lavoro – oltre che il femminismo, di cui è stata una grande esponente l’autrice stessa, che avevamo definito “la donna dei primati” – ha un’importanza enorme, per questo vuole mettersi al fianco dei lavoratori e di gente proveniente da ogni realtà che si unisce per uno scopo comune.

Ci sono moltissimi personaggi maschili in questa storia e Hervey riesce comunque a metterli tutti in ombra, nonostante non intervenga di continuo nelle scene e, anzi, sia molto spesso lontana da loro per via della malattia e dei preparativi per il ricovero. Lei stessa sa che il suo ruolo è importante per ciò che verrà dopo, per tutte le battaglie che ci sono da combattere per i lavoratori e soprattutto per le donne del futuro. Anche per noi.

Buona lettura!

Titolo: Mai guardarsi indietro
Autore: Margaret Storm Jameson
Traduttore: Velia Februari
Genere: Romanzo
Data di pubblicazione: 11 marzo 2021
Pagine: 350
Prezzo: 18,50 €
Editore: Fazi


Margaret Storm Jameson – Nata in una famiglia di costruttori navali, è stata una giornalista e scrittrice inglese. Nel 1919, a Londra, lavorò per un anno come copywriter per una grande agenzia pubblicitaria. Tra il 1923 e il 1925 fu la rappresentante in Inghilterra dell’editore americano Alfred A. Knopf. Suffragetta e femminista, nel 1939 è diventata la prima donna presidente della British section of International PEN. Liberale e antinazista, nel 1952 firmò l’introduzione all’edizione inglese del Diario di Anna Frank. Nel 1952 venne inoltre insignita del ruolo di delegata dell’UNESCO Congress of the Arts. È stata un’autrice molto prolifica, tra romanzi, racconti, saggi letterari e critici, e un’autobiografia in due volumi. Fazi Editore ha pubblicato Company Parade eAmore a prima vista, i primi due capitoli della trilogia Lo specchio nel buio.

Amore a prima vista (Lo specchio nel buio vol. 2) | Margaret Storm Jameson

In tutta la sua vita, nessuno, tranne sua madre,
si era mai sentito responsabile per lei.
Hervey non invitava gli altri a offrirle aiuto,
benché ne avesse spesso bisogno.

 

L’anno scorso, a ottobre, Fazi editore aveva pubblicato il primo volume della trilogia de Lo specchio nel buio, Company Parade, che vedeva come protagonista Hervey Russell, una giovane donna che sente il bisogno di rischiare e affermarsi con le sue sole forze: lascia il marito (svogliato e pigro) a casa, affida il figlio a una persona e si trasferisce dalla provincia a Londra per avvicinarsi alla scena culturale inglese del primo dopoguerra. Il 18 giugno è uscito Amore a prima vista, il secondo capitolo della saga di Margaret Storm Jameson, una saga molto femminista, com’era in fondo la sua autrice, una donna geniale che nella propria vita ha accumulato successi e conquiste e viene considerata quasi una donna dei record, almeno per la sua epoca (era nata nel 1891).

In questo libro ritroviamo Hervey che ha già pubblicato alcuni romanzi, sta scrivendo il successivo ed è riuscita a crearsi una discreta posizione nell’ambiente intellettuale della capitale inglese del 1924. Il figlio Richard cresce ed è un bambino molto intelligente, mentre il marito, Penn, è sempre più lontano da lei, sembra che nulla li leghi più a parte la preoccupazione che lei nutre per lo stato emotivo di lui. Lei nel frattempo lavora come redattrice della London Review, assistente di Evelyn Lamb, la moglie di uno dei suoi migliori amici, ma ha molte riserve su quel tipo di impiego, dato che spesso consiste solo nel prendersi la colpa degli errori della sua superiore o occuparsi di ciò che la Lamb trova noioso fare. La vita di Hervey però viene totalmente stravolta quando s’innamora del cugino Nicholas Roxby, erede dei cantieri Garton che erano di proprietà della nonna, Mary Hervey. Per Nicholas lei potrebbe rischiare tutto, e infatti a causa di questo amore iniziano una serie di problemi. Ma per quanto può aspettare una persona che si allontana di continuo?

Non mi piace soffrire… e sono una che soffre per un nonnulla… prendo le cose sul personale e mi innervosisco facilmente, ma sotto sotto sono dura e forte come un albero. Non posso soffrire all’infinito. Un tempo pensavo di sì, ma era un’assurdità.

Hervey è una donna forte e tenace che si trova in periodo di profonde incertezze individuabili nell’incapacità della popolazione di avere relazioni profonde e durature (quasi tutti sono sposati con chi non amano e hanno un’amante, aumentano i divorzi) e nelle ferite che la guerra ha inferto agli uomini che l’hanno combattuta, ferite che non permettono loro di amare una donna come avrebbero potuto fare prima. Sembra proprio che sia Hervey a regolare la trama della storia, è lei che agisce sempre, spesso anche per chi è troppo indolente per farlo. Lo stesso Nicholas ha una moglie che lo ha tradito più volte e non si decide a lasciarla perché non ne ha il coraggio. Il marito, Penn, non sa reggersi sulle proprie gambe, non la trattiene nemmeno troppo quando lei vuole lasciarlo per Nicholas e si affida alla madre. Si avverte molto la lotta di Hervey contro la totale mancanza di iniziativa di quasi tutti i personaggi maschili che la circondano, si avverte la frustrazione che questo molto spesso provoca in lei e anche in noi che seguiamo le sue vicende. Ed è qualcosa che, appunto, traspare dalle parole di un’autrice che nella vita si è fatta strada da sola rivendicando la sua identità femminile.

Hervey è una donna molto avanti per il suo tempo e infatti leggere la sua storia ci può far pensare molto facilmente a situazioni attuali che magari vediamo tutti i giorni. Purtroppo, per quanto riguarda la figura della donna lavoratrice, non sembra essere cambiato molto da quell’epoca, ma nel frattempo aspettiamo il terzo volume per vedere come andrà a finire la storia di Hervey, magari lei riuscirà a trovare la felicità sfondando nel mondo della letteratura e conciliando questa passione con la famiglia.

Buona lettura!

Titolo: Amore a prima vista
Autore: Margaret Storm Jameson
Traduttore: Velia Februari
Genere: Romanzo
Data di pubblicazione: 18 giugno 2020
Pagine: 446
Prezzo: 18,50 €
Editore: Fazi


Margaret Storm Jameson – Nata in una famiglia di costruttori navali, è stata una giornalista e scrittrice inglese. Nel 1919, a Londra, lavorò per un anno come copywriter per una grande agenzia pubblicitaria. Tra il 1923 e il 1925 fu la rappresentante in Inghilterra dell’editore americano Alfred A. Knopf. Suffragetta e femminista, nel 1939 è diventata la prima donna presidente della British section of International PEN. Liberale e antinazista, nel 1952 firmò l’introduzione all’edizione inglese del Diario di Anna Frank. Nel 1952 venne inoltre insignita del ruolo di delegata dell’UNESCO Congress of the Arts. È stata un’autrice molto prolifica, tra romanzi, racconti, saggi letterari e critici, e un’autobiografia in due volumi. Fazi Editore ha pubblicato Company Parade, primo capitolo della trilogia Lo specchio nel buio, nel 2019.

Il gioco della vita (Jalna vol. 2) | Mazo de la Roche

In quel luogo risiedeva una forza vitale troppo intensa per lui;
i Whiteoak possedevano personalità troppo vigorose.

Può sembrare strano ma anche questa volta, come nel post sul libro letto la scorsa volta, ci ritroviamo a parlare di questioni di eredità. Il 28 maggio è uscito Il gioco della vita, il secondo volume della bellissima saga canadese di Mazo de la Roche iniziata con Jalna (QUI potete rinfrescarvi la memoria sul primo), e al centro di tutta la storia c’è proprio l’incertezza sul destinatario di un bel gruzzolo di soldi. Avevamo lasciato i nostri protagonisti un po’ spiazzati dopo i matrimoni di due membri della famiglia Whiteoak i conseguenti pasticci: Eden è scappato chissà dove e non se ne sa più niente, Piers e Pheasant hanno avuto un figlio e lo hanno chiamato Maurice (Mooey) come il padre di lei, Maurice (senior) si è sposato con Meg e ha avuto Patience, e Alayne è tornata a New York e al suo lavoro nel campo dell’editoria. Renny non ha mai smesso di pensare a lei, e anche lei è ancora innamorata di lui, sebbene sia passato circa un anno. Invece Adeline, la nonna, quella da cui è nata questa grande famiglia, ha ormai passato i cento e alterna momenti di confusione a momenti di grande lucidità, ma sta sempre a letto. È proprio in uno di questi momenti (chissà se di lucidità o di confusione) che ha deciso che alla sua morte il patrimonio non sarà spartito fra tutti i figli e nipoti, ma andrà a una sola persona, mettendo tutti contro tutti.

Nonostante tutte queste vicende, però, questo volume sembra dedicato in gran parte alla figura di Finch, che ha circa diciott’anni ed è il penultimo dei Nipoti di Adeline. Finch è un personaggio molto particolare all’interno della famiglia Whiteoak: in un clan in cui si dedicano tutti alla terra e alle questioni materiali, e in cui a tutti sembra essere tacitamente richiesto di essere forti e risoluti (a parte Eden che volendo fare il poeta aveva finito «smarrire ogni senso morale»), lui è attratto dall’arte, dalla recitazione, dalla musica, e ha una sensibilità diversa rispetto agli altri. Motivo per cui è considerato all’unanimità lo stupido della famiglia, lo smidollato, quello che non combina niente perché si distrae a guardar volare le farfalle con aria sognante. Così sincero e fragile che si convince anche lui di essere uno stupido buono a nulla. Ma qualcuno riesce a vederlo davvero, come aveva fatto anche Alayne nel volume precedente, supportandolo nel suo amore per la musica.

«Non son buono a niente, nonna».
«Eh no! Cosa ti ho detto?» disse con voce aspra ma con occhi colmi d’affetto.

Anche se alcune parti della storia si svolgono a New York, dove Finch scappa e va a trovare Alayne, e dove si finisce per scoprire anche altre cose che riporteranno la ragazza a Jalna, tutto il resto è ovviamente ambientato nella grande casa di famiglia, quella che aveva preso il nome dalla città indiana dove era di stanza Philip Whiteoak, il nonno, marito di Adeline. Tornano tutte le descrizioni di interni ed esterni, delle piante, dei cavalli di Renny. Alayne ricorda «il profumo che si sprigionava dalla terra dove le radici si intrecciavano, l’odore della natura che si risvegliava e al tempo stessi si decomponeva. L’inizio e la fine della vita coesistevano. Vide i grandi abeti del balsamo che stavano a guardia del viale d’accesso e che si ammassavano oscuri al limitare del prato a proteggere la casa, e innalzavano una cupa barriera tra Jalna e il mondo.» Quella stessa barriera che poi la fa riflettere su quanto sia chiusa la famiglia Whiteoak e su quanto sia difficile non solo che un estraneo ne entri a far parte, ma anche che un membro si stacchi e cerchi di prendere la sua strada.

«Mia cara, credo che tu non capisca. La nostra famiglia è molto unita.»
«Ma sì che capisco! È talmente compatta che non permettete che nessuno si stacchi neppure per un istante. Non riuscite a fare a meno di riacciuffare chiunque osi allontanarsi. So che le mie parole sono sgarbate, ma non riesco a tacere. La mia impressione della vostra famiglia è sempre stata questa.»

Ho trovato questo secondo volume anche più bello del primo, forse perché alla mia personalità risulta affascinante la figura di Finch, soprattutto in un ambiente claustrofobico come quello in cui si trova “bloccato”. Ma non solo questo. Qui forse s’intravede qualche crepa nel carattere duro e forte di Renny, considerato da tutti il capofamiglia (al punto che tutti sono convinti che sia l’unico meritevole di ricevere l’eredità), quello che deve essere sempre all’altezza della situazione e non mostrarsi mai debole. Renny che, però, si lascia impietosire, trasportare dalle emozioni altrui e soprattutto dalle proprie, ma quando nessuno lo vede. A parte Alayne, che è la causa scatenante della sua umanizzazione: è da quando è arrivata lei, insospettabile moglie di Eden, che Renny ha scoperto qualcosa di nuovo, qualcosa che ha dentro e che ha una forza di cui non era consapevole.

A chi andrà l’eredità di nonna Adeline?
Buona lettura!

Titolo: Il gioco della vita
Autore: Mazo de la Roche
Traduttore: Sabina Terziani
Genere: Romanzo
Data di pubblicazione: 28 maggio 2020
Pagine: 480
Prezzo: 18 €
Editore: Fazi