Tinder and the City | Marvi Santamaria

Come accade che a un certo punto
due persone si ritrovino nude,
pur senza conoscersi,
avendo solo scambiato qualche parola via chat?

 

Marvi Santamaria è una siciliana di Licata, classe ’88, che vive e lavora a Milano. Per anni, come tanti altri ragazzi della nostra generazione (e non solo) ha fatto uso di dating app, Tinder soprattutto, e nel 2017 ha creato il blog matchandthecity.it, la prima community italiana dove poter raccontare storie, imbarazzi e magie di queste applicazioni per gli incontri. A maggio dello scorso anno, poi, ha pubblicato con Alcatraz un libro molto carino e interessante proprio su questo argomento, Tinder and the City. Avventure e disagi nel mondo delle dating app, un misto di racconti basati sulla sua esperienza personale, analisi sui comportamenti delle persone che ha incontrato e qualche consiglio per chi fosse invischiato in questo pazzo mondo o chi volesse provare a entrarci.

Perché si entra nel mondo delle dating app? Se lo chiede Marvi Santamaria ma lo chiedono anche molti utenti al proprio match (per intenderci, quella persona a cui tu metti il like, che mette il like a te, e quindi con la quale puoi iniziare a chattare). Cosa cerchi qui? Come mai ti sei iscritto/a? C’è chi cerca un passatempo perché ha appena chiuso una storia importante e non è pronto per nuovi sentimenti (una one night stand), c’è chi frequenta sempre le stesse persone e lo stesso ambiente lavorativo e non ha occasioni per conoscere gente nuova, c’è chi semplicemente è single e ha voglia di sesso. Perché sì, nella quasi totalità dei casi, quello si cerca, anche se in vari sondaggi emerge che gran parte della componente femminile iscritta, a differenza di quella maschile, prova a cercare l’amore o comunque una relazione stabile. Siamo più romantiche? Non saprei. Ad ogni modo, è sempre fonte di grande imbarazzo e quasi nessuno vi dirà che ha conosciuto la sua nuova fiamma su Tinder.

Gli incontri di cui parla Santamaria sono tra i più vari e imbarazzanti, da quello che ti propone di dormire da lui e poi ti vuole sistemare nella stanza della coinquilina che non c’è, a quello che appena non ti senti bene si allontana terrorizzato temendo che tu abbia qualche malattia mortale; ma c’è anche quello che dopo un po’, casualmente, è costretto ad ammettere che ha già una fidanzata, o quello che parla tutto il tempo di come gli tarpino le ali al lavoro. È molto semplice incappare in quelli che possiamo definire casi umani, che in realtà non è un’espressione che amo, siamo o siamo stati tutti il caso umano di qualcuno, dipende solo dai parametri. Però ecco, in questi tipi di incontri che già in partenza sono finalizzati (anche se non sempre) al rapporto fisico è molto semplice costruire troppo rapidamente una certa intimità, con risultati spesso e volentieri ridicoli. E soprattutto, in un sistema in cui valutare le persone come se fossero in vetrina e cambiare partner a questa velocità, si può arrivare facilmente a disumanizzare l’altro.

L’autrice stessa confessa di essere arrivata proprio a provare questo disagio, una dipendenza da dating app mista a una modalità fast food di intendere i rapporti umani. Trovi con facilità una persona, non devi fare lo sforzo di costruire nulla, consumi e metti via. Che se in alcuni momenti della vita può aiutare ad uscire da periodi bui (puoi scoprire cose nuove, ritrovare la tua autostima, vivere qualcosa di spensierato), poi può portare a cambiarci come persone, se ci abituiamo troppo a non avere alcun tipo di rapporto profondo con nessuno. Può farci sentire ancora di più la solitudine, il vuoto e sì, anche una specie di alienazione.

Tinder and the city è un libro frizzante ma non banale che analizza questo fenomeno in maniera scanzonata. Tra un aneddoto e l’altro, Marvi Santamaria ci dà tantissimi punti su cui riflettere per quanto riguarda il modo che abbiamo oggi di intendere le relazioni e l’uso che facciamo di determinati strumenti che spesso le facilitano anche troppo. Io vi auguro buona lettura ma, mi raccomando, affrontatelo senza giudizi bigotti in partenza, se no ve ne perdete l’essenza!

Titolo: Tinder and the City
Autore: Marvi Santamaria
Genere: Saggistica
Anno di pubblicazione: maggio 2019
Pagine: 160
Prezzo: 15 €
Editore: Agenzia Alcatraz


Marvi Santamaria vive a Milano, dove lavora come Social Media Manager, ma nasce nel 1988 a Licata, in Sicilia, dove si laurea in DAMS e si specializza in Comunicazione e Marketing Digitale.
Dopo diversi anni trascorsi a utilizzare Tinder, ha pensato che il disagio unisce le persone e ha creato uno spazio virtuale per raccontare luci e ombre delle storie che nascono sulle dating app e offrire un’occasione di confronto a chi le vive. Nasce così nel 2017 il blog matchandthecity.it, la prima community italiana per raccontare senza tabù la “Tinder generation”. Su Tinder ha accumulato centinaia di match, decine di incontri, e trovato un fidanzato che l’ha lasciata il giorno di San Valentino.
Eppure, non ha smesso di scriverne.

La prossima volta il fuoco | James Baldwin

Non dar peso alle parole di nessuno, neanche alle mie:
fidati solo della tua esperienza.
Sii consapevole delle tue origini:
se sai da dove vieni, potrai arrivare dovunque.

 

La prossima volta il fuoco di James Baldwin è una delle ultime pubblicazioni di Fandango, non la più recente, in realtà, è uscito il 20 febbraio, ma sapete già che sono rimasta un po’ indietro con tutto e sto cercando di recuperare, concentrazione permettendo. Si tratta della raccolta di un paio di lettere dell’autore statunitense che avevo conosciuto un po’ di tempo fa con dei bellissimi racconti curati dai ragazzi di Racconti edizioni, Stamattina, stasera troppo presto Come in quei testi, anche nelle lettere Baldwin affronta la questione nera ma non in maniera romanzata, bensì più intima e personale. Nella prima si rivolge al nipote, che si chiama James come lui, e lo avverte sulla sua condizione di nero nell’America degli anni Sessanta. Il ragazzo, confinato in un ghetto, ha davanti a sé un destino già scritto, un percorso deciso da altri – bianchi – ancor prima che nascesse. Non avrà gli stessi diritti dei bianchi, mai, o almeno chissà fino a quando. Sarà sempre inferiore a uno che ha la pelle più chiara della sua.
Nell’altra lettera Baldwin si lascia andare a riflessioni molto importanti anche in campo religioso, sull’ipocrisia della religione cristiana – fondata su un omicidio (Cristo che deve morire in croce) e nata in una parte del mondo dove non avevano la pelle bianca – e sull’Islam (conosce Elijah Muhammad, un attivista e religioso statunitense a capo di Nation of Islam).

Sono due lettere che fanno molto male, anche se il libro è breve la lettura non è facile. Lo sguardo di Baldwin – le lettere sono del 1963 – è disperato e sconsolato, lui è convinto che non ci sarà mai un miglioramento per la condizione di vita dei neri, a un certo punto dice addirittura che «è estremamente improbabile che i neri riescano a raggiungere il potere negli Stati Uniti, perché rappresentano circa un nono della popolazione di questo paese». Anche se, indubbiamente, c’è ancora moltissima strada da fare, chissà cosa direbbe adesso, dopo che l’America ha avuto un presidente di colore per ben due mandati.
Qui di seguito vi propongo uno stralcio da questo libro perché possiate farvene un’idea migliore.

Occorre grande forza e grande astuzia per assalire senza mai stancarsi, come hanno fatto per tanto tempo i negri d’America, la solida e sprezzante fortezza della supremazia bianca. Occorre una grande tempra morale per non odiare colui che ti schiaccia sotto il peso del suo odio, e un miracolo ancor più grande di intuizione e di carità per non insegnare l’odio ai propri figli. I ragazzi e le ragazze di colore che affrontano oggi le folle fanatiche discendono da un antico lignaggio di improbabili aristocratici: gli unici veri aristocratici che questo paese abbia prodotto. E dico “questo paese” perché l’ambiente in cui sono cresciuti era in tutto e per tutto americano. Essi hanno tagliato nella montagna della supremazia bianca la pietra della loro personalità. Ho perciò un grandissimo rispetto per quell’esercito, mai da nessuno celebrato, di uomini e donne di colore che si trascinavano per i vicoli e bussavano alle porte di servizio dicendo “Sì, signore” e “No, signora” per poter comprare un tetto nuovo per la scuola, nuovi libri, un nuovo laboratorio di chimica, nuovi letti per i dormitori e nuovi dormitori.

Buona lettura!

Titolo: La prossima volta il fuoco
Autore: James Baldwin
Traduttore: Attilio Veraldi
Genere: Saggistica, Lettere
Data di pubblicazione: 20 febbraio 2020
Pagine: 118
Prezzo: 14 €
Editore: Fandango

Spinoza e popcorn | Rick DuFer e Daniel Cuello

Questi sono giorni frenetici in cui purtroppo non riesco a stare dietro a tutto, motivo per cui non riesco a parlar bene dei libri come vorrei. Però un consiglio al volo ve lo lascio lo stesso, in modo molto breve perché quello che leggerete adesso è riportato dalle mie pagine Facebook e Instagram. Ad ogni modo, sarebbe comunque difficile parlare di questo libro in maniera più estesa perché ogni capitolo parla di qualcosa di diverso e penso che queste poche parole saranno comunque una buona descrizione.

L’1 ottobre è uscito per De Agostini un libro che m’interessava molto leggere perché “purtroppo” la mia curiosità si estende a qualsiasi campo (ora, per dire, ne sto leggendo uno sulla mente dei corvi). Si tratta di Spinoza e Popcorn di Rick DuFer  con le illustrazioni di Daniel Cuello e ci ho messo così tanto a leggerlo perché ho scelto proprio di centellinarlo. Riccardo Dal Ferro è un divulgatore culturale, nello specifico il suo campo è la filosofia, e in questo libro ha avuto la bella idea di parlare al grande pubblico di alcuni dei concetti più noti e più studiati dai pensatori accostandoli alle storie che conosciamo dalle serie TV. È così che, per esempio, ci interroghiamo sul concetto di giustizia e legge con Hobbes/Iron Man e Locke/Capitan America o col machiavellico Frank Underwood di House of Cards; riflettiamo anche su quanto il corpo influenzi le decisioni della mente con Cartesio, Spinoza e il protagonista di Altered Carbon, o ancora cerchiamo di farci strada tra i vari modi di pensare e di agire dei personaggi di Game of Thrones o, peggio, di Lost, in cui addirittura la storia si complica perché hanno nomi di filosofi ma nessuno di loro condivide nulla con quei pensatori. Anzi!
Quello che viene da pensare – è ovvio, ma magari non ci rifletti subito – è che su tutto ciò che affrontiamo nelle nostre giornate ci ha già sbattuto la testa qualcuno nel secolo scorso o in tempi anche molto meno recenti, e che in fondo certi concetti non facciamo altro che riproporli in una salsa diversa.
Ogni capitolo è corredato da illustrazioni di Daniel Cuello, molto spesso caricature dello stesso Rick DuFer, e termina con una vignetta riassuntiva (con protagonista Daniel).
Bello davvero, da leggere un po’ alla volta se non siete del settore, per evitare di sovrapporre e confondere materiali diversi.

Buona lettura!

[Riccardo Dal Ferro cura anche un interessante podcast che ho iniziato a seguire da un po’ su Spotify. Si chiama Daily Cogito, cercatelo!]

Titolo: Spinoza e popcorn
Autore: Rick DuFer, illustrato da Daniel Cuello
Genere: Saggistica filosofica / Graphic
Anno di pubblicazione: 1 ottobre 2019
Pagine: 256
Prezzo: 15,90 €
Editore: De Agostini


Rick DuFer  -(Thiene, 1987), pseudonimo di Riccardo Dal Ferro, è filosofo, divulgatore e performer. Parla di cose belle a decine di migliaia di persone ogni giorno attraverso YouTube e il podcast Daily Cogito che si trova su Spotify, iTunes e Spreaker. Nel 2019 pubblica per De Agostini Spinoza e popcorn. Da Game of thrones a Stranger things, capire la filosofia sparandosi un film o una serie TV.

Daniel Cuello – (Córdoba, Argentina) è illustratore e fumettista. Vive in Italia da parecchi anni, ma nonostante questo non ha mai imparato a fare la pasta al dente. Quando non fa fumetti, collabora con riviste e testate giornalistiche. Ha pubblicato con Bao Publishing (Residenza ArcadiaGuardati dal beluga magico), e ha illustrato i due Dizionari delle delle serie tv cult per Becco Giallo Editore. Ha pubblicato anche per Baldini & Castoldi.

In breve | Sentimento italiano. Storia, arte, natura di un popolo inimitabile | Valerio Massimo Manfredi

Chi mi segue da più tempo – qui o sui social – sa che Valerio Massimo Manfredi è un autore che ho sempre apprezzato tantissimo. Quest’anno è venuto a Una Marina di libri a presentare il suo ultimo lavoro, Sentimento italiano. Storia, arte, natura di un popolo inimitabile, edito da SEM il 7 aprile; io ovviamente ho partecipato con grande felicità all’incontro e sono riuscita a farmi autografare il libro. Manfredi è uno che quando parla affascina, ti trascina nel suo mondo e ti ritrovi ad ascoltarlo a bocca aperta. A me era già successo quando una decina d’anni fa venne a presentare il suo lavoro sulla tomba di Alessandro Magno, tanto che quando mi chiese a chi doveva dedicare il libro non riuscii neanche a ricordarmi il mio nome. Devo a questo autore il grande merito di aver fatto appassionare alla storia una persona come me che ne è sempre stata abbastanza spaventata (anche se credo che quando abbiamo paura di qualcosa non è mai della materia in sé quanto delle verifiche a cui si va incontro a scuola). Al ginnasio la professoressa ci fece leggere qualcosa di suo ed ecco la folgorazione, col tempo ho recuperato quasi tutti i suoi lavori ed eccoci qui con l’ultimo.

Sentimento italiano altro non è che una dichiarazione d’amore di Manfredi al nostro Paese. Non indugia in alcun ambito specifico, anche se il suo territorio sono la storia e l’archeologia, ma spazia parlando di natura, di arte, di storia, perfino di cibo, letteratura e politica per farci capire quanto siamo fortunati ad essere nati e vivere in Italia. Spesso ce ne dimentichiamo, ma le nostre radici sono qui, in un territorio che nessun altro Stato al mondo potrebbe eguagliare per bellezza, passato, monumenti e bellezza. E ciò che definiamo passato non è perso nel tempo, ma vive in noi continuamente, nei nostri dialetti, in ciò che di fisico (l’arte) ci è rimasto, ma in una sorta di eredità immateriale che tutti noi, consapevoli o meno, abbiamo dentro.
Manfredi snocciola aneddoti presi qua e là dal suo vissuto e ce li racconta come un uomo innamorato della sua terra, con lo stupore e la meraviglia di una persona che sa bene da dove viene e quanto sia costato all’Italia diventare quella che è oggi.

Oltre al fatto che è una lettura godibile per chiunque, potrebbe essere particolarmente importante per coloro che s’impegnano ogni giorno a distruggere il nostro Paese e per quelli che sono abituati a sputare nel piatto in cui mangiano. Se tutti amassimo la nostra terra come dimostra di fare Manfredi qui, forse molte cose andrebbero meglio.

Buona lettura!

Titolo: Sentimento italiano. Storia, arte, natura di un popolo inimitabile
Autore: Valerio Massimo Manfredi
Genere: Saggistica
Anno di pubblicazione: 7 aprile 2019
Pagine: 158
Prezzo: 15 €
Editore: SEM – Società editrice milanese


Valerio Massimo Manfredi è un archeologo specialista in Topografia Antica. Ha insegnato in prestigiosi atenei e condotto scavi e spedizioni in Italia e all’estero. Come autore di narrativa ha avuto un grande successo internazionale, vendendo oltre dodici milioni di copie.

Vita su un pianeta nervoso | Matt Haig

Se il mondo moderno ci fa stare male,
allora non ha importanza quello che abbiamo,
perché stare male fa schifo.
E stare male quando ci dicono che non ne abbiamo motivo,
beh, fa ancora più schifo.

 

È un po’ che m’interrogo su come parlarvi di questo libro e finalmente ho deciso di inserire il post nella categoria degli stralci, come citazione. Vita su un pianeta nervoso di Matt Haig (di cui poco tempo prima avevo letto Come fermare il tempo) è uscito per edizioni e/o il 6 febbraio e io da subito ho deciso che dovevo averlo. Avevo capito che, in soldoni, parlava del disturbo d’ansia dalla prospettiva personale dell’autore, che ne soffre, e siccome l’argomento m’incuriosisce molto – come molte altre cose che riguardano la psicologia – sono andata a prenderlo, anche se non subito perché ho avuto qualche difficoltà iniziale a reperirlo. Devo dirvi che mi sono trovata tra le mani un gioiellino, qualcosa che non solo mi ha offerto tanti spunti di riflessione, ma che mi ha anche aiutata a capire molti lati della mia personalità e tanti problemi che affliggono tutti noi senza che spesso ce ne rendiamo conto.

L’assunto da cui parte Haig è che il nostro pianeta diventa sempre più nervoso e noi tante volte non riusciamo a stare al passo con gli eventi, con gli altri, con le situazioni e rischiamo di impazzire con lui. Ma cosa possiamo fare per evitare che ciò accada? Lui, dalla sua esperienza (ho capito che oltre che d’ansia, abbia sofferto o soffra ancora di depressione), cerca di analizzare più elementi possibili per farci capire, e capire insieme a noi, qual è il confine tra noi e gli altri, dove siamo noi e dove si colloca tutto il resto. Quante volte controlliamo i social, le notifiche delle app? Quanto ci mette un completo estraneo a farci infervorare con un commento fastidioso su internet? Quanto sono capaci di creare allarmismo i giornali, la televisione e i siti di cronaca? Quanto ci possiamo sentire soli quando in realtà siamo connessi col mondo? Quanto le strategie di marketing ci fanno sempre sentire inadeguati: troppo grassi, con la pelle troppo secca/grassa, troppo sciatti? Quanto ci sembra di rimanere sempre indietro in questo mondo che va così veloce? Queste sono alcune delle domande a cui cerca di rispondere Haig e su cui vuole focalizzare la sua e la nostra attenzione.

Io non soffro d’ansia, ma quello che ho capito è che basta un attimo per cascarci, basta farsi trascinare troppo da tutto e tutti. Credo che Vita su un pianeta nervoso sia un libro da assumere come una medicina, a piccole dosi giornaliere. Io ho fatto così ed è per questo che ci ho messo circa due mesi a leggerlo, ma vi assicuro che ogni pagina vi resta dentro, spesso non si riesce a passare al capitolo successivo senza aver rimuginato molto su quello appena concluso. Non vedetelo come un libro di saggistica o un manuale di autoaiuto, non è niente di tutto ciò. Per spiegarvi meglio cos’è voglio lasciarvi uno stralcio.
Vi auguro davvero di poterlo leggere, serve a tutti.

Non mi piacciono i centri commerciali, ma non ho più attacchi di panico quando ci vado. La chiave per sopravvivere ai centri commerciali, ai supermercati, ai commenti negativi in rete o a qualunque altra cosa non è ignorarli, o sfuggirli, o combatterli, ma accettare la loro esistenza. Accettare di non avere alcun controllo su di loro, ma solo su noi stessi.
«Perché dopotutto» ha scritto il poeta Henry Wadsworth Longfellow, «la cosa migliore da fare quando piove è lasciar piovere». Sì. Lasciar piovere. Lasciare che il pianeta sia quello che è. Non abbiamo scelta. Ma anche, essere consapevoli dei nostri sentimenti, buoni e cattivi. Sapere cosa funziona per noi e accettare ciò che invece non funziona. Una volta compreso che la pioggia è pioggia, e non la fine del mondo, tutto diventa più facile

 

Titolo: Vita su un pianeta nervoso
Autore: Matt Haig
Traduttore: Silvia Castoldi
Genere: Saggistica
Anno di pubblicazione: 2019
Pagine: 408
Prezzo: 15 €
Editore: edizioni e/o

Briciole | Dimentica di respirare / Gli inconvenienti della vita / Vite efferate di papi

Era da un po’ che non spargevo briciole, vero? Ecco, sono tornata a lasciarvi brevi spunti letterari riguardanti libri di cui per vari motivi non mi sono sentita di parlare in modo più esteso. Spesso capita che non riesca a trovare il tempo di scrivere subito della mia ultima lettura e quindi, nonostante gli appunti presi, l’entusiasmo diminuisce e tante cose le dimentico; o capita che magari un libro non mi conquisti completamente ma che non riesca a definirlo brutto (cosa che, comunque, controllando i toni, non dovrebbe avvenire mai perché quel “brutto” è offensivo per tutto il lavoro che c’è dietro), e che, però, ne voglia parlare lo stesso. Bene, fatta questa premessa, vi riporto qui di seguito quei libri che ho letto in tempi più o meno recenti ma che non ho voluto far cadere nel dimenticatoio.

Dimentica di respirare è un romanzo della bolzanina Kareen De Martin Pinter uscito per Tunué nel 2018 nella collana Romanzi diretta da Vanni Santoni. Devo dire che per una la cui paura più grande, forse, è quella di annegare e soffocare non si tratta di una lettura ideale, quindi l’ho considerata una sfida. La storia è quella di Giuliano che fin da piccolo impara a smettere di respirare e a trattenere il fiato più che può sott’acqua; cresciuto, incontra un allenatore di fama e come apneista professionista deciderà di stabilire un nuovo record di apnea, ma un giorno si sveglia con una tosse molto brutta e le analisi dimostrano che ha una brutta patologia. Giuliano, però, non vuole spegnersi piano piano in preda a una lunga agonia, ma sceglie di farla finita in un altro modo, un modo che però rappresenterà un viaggio nel suo passato, nei luoghi oscuri del proprio vissuto, per mezzo del quale riuscirà a far luce su ciò che dentro di sé non ha mai dimenticato.
La vicenda è narrata in prima persona dal protagonista che ci permette così di finire nei meandri della sua mente, di esplorare i suoi stati d’animo quasi fino a farli nostri, a sentire ciò che sente lui. Questo accade soprattutto nei momenti in cui i suoi ricordi si mischiano a ciò che il suo cervello elabora quasi in una dimensione onirica. E qui, confesso, spesso mi sono persa perché non sono riuscita a capire sempre dove lui stia ricordando o stia sognando, o se quelle visioni siano solo allucinazioni. In questi punti, grande rilevanza hanno le ama, le pescatrici giapponesi che si tuffavano nude e andavano giù in apnea, che appaiono molto spesso e provengono dai ricordi di un viaggio di Giuliano in Giappone.
Ecco, qui è proprio il caso di dirlo, non è un libro che si legge tutto d’un fiato: il fiato bisogna spezzarlo, bisogna dimenticare di respirare per procedere in modo più corretto. E questo probabilmente è il motivo per cui, purtroppo, non mi ha conquistata del tutto (nonostante il giudizio pur sempre positivo).
DETTAGLI: Dimentica di respirare, Kareen De Martin Pinter, Romanzo, Letteratura italiana, 113 pp., Tunuè, 14 €


Gli inconvenienti della vita è l’ultima fatica di Peter Cameron di cui avevo letto solo Andorra, alcuni anni fa (lui simpaticissimo, lo incontrai anche in libreria). Non avevo assolutamente idea di che tipo di libro fosse perché ho preso l’ebook alla cieca – ogni tanto lo faccio – e ho iniziato a leggerlo in un momento di distrazione. Arrivata circa a metà del libro mi accorgo che girando pagina la storia cambia, quindi mi rendo conto che non è un romanzo, ma si tratta di racconti, due, abbastanza lunghi. Nel primo si parla di una coppia omosessuale, uno è un avvocato, l’altro è uno scrittore in crisi creativa che non riesce a scrivere e prova disagio anche in altri aspetti della vita, perfino nel rapporto col compagno; nel secondo, la vita di un uomo e una donna sposati da molto tempo viene movimentata da un’inondazione che ha distrutto la casa di un’altra famiglia, che quindi sarà ospite da loro per un po’ di tempo, portando più la moglie che il marito a riflettere sull’apatia in cui sono caduti.
In entrambi i racconti viene descritto l’equilibrio precario sia delle coppie che dei singoli che si sentono quasi bloccati all’interno di queste vite ormai atrofizzate. Si avverte il loro disagio – quello dello scrittore che non ha neanche più voglia di farsi aiutare dallo psicanalista e della moglie che vorrebbe introdurre un elemento di cambiamento nella propria routine – e lo si avverte chiaramente. Devo confessare, però, che nonostante l’eleganza dello stile di Cameron, la sua bravura come narratore, neanche queste storie sono arrivate a toccare il mio animo (da lettrice e non). Peccato, perché per me Adelphi è sempre una garanzia!
DETTAGLI: Gli inconvenienti della vita, Peter Cameron, trad. G. Oneto, Racconti, Letteratura americana, 122 pp., Adelphi, 16 €


Qualche tempo fa mi sono accorta che non avevo mai letto niente dell’editore Quodlibet, così ho chiesto qualche consiglio e fra le altre cose ho acquistato Vite efferate di papi, un libro di Dino Baldi che ho centellinato e mi ha sorpreso. Si tratta di una rassegna, molto spesso ironica, delle opere di (quasi) tutti i papi che la storia abbia conosciuto (dal primo vescovo di Roma fino al 1800 inoltrato), ma non quelle buone, bensì le più oscene, efferate, come recita il titolo. Ci sono tanti personaggi che neanche immagineremmo, compresa la papessa Giovanna o Gregorio Magno che prima di diventare papa sposò la madre (curiosamente col mio gruppo LeggoNobel stavo leggendo nello stesso periodo L’eletto di Thomas Mann che parla proprio di questa storia).
È paradossale che certi crimini siano avvenuti proprio alla corte papale, dove si predica (il bene) ed evidentemente negli anni si è razzolato molto male.
Il testo di Baldi, filologo classico e scrittore, è abbastanza corposo, è un volumetto di 516 pagine che però non risulta mai pesante proprio perché l’autore ci rende la storia interessantissima. Non si tratta di un libro di denuncia e non ha alcun fine moralistico, va preso come una semplice narrazione di fatti realmente (?). Ora non mi resta che recuperare un altro libro di Baldi sempre a cura di Quodlibet, Morti favolose degli antichi, che è precedente ma dello stesso tipo.
DETTAGLI: Vite efferate di papi, Dino Baldi, Saggistica, Letteratura italiana, 516 pp., Quodilibet, 19€

Lezioni di Letteratura | Vladimir Nabokov

Oggi voglio parlarvi di uno dei libri più tosti che abbia comprato e letto negli ultimi tempi. Si tratta di Lezioni di letteratura di Vladimir Nabokov, uscito per Adelphi con una traduzione di Franca Pece il 2 ottobre 2018 e, come potete capire bene dal titolo, è un’opera di saggistica. Non è un romanzo, ma si parla di romanzi, perché altro non è che una raccolta degli appunti, messi in ordine, delle lezioni che tenne Nabokov ai suoi studenti americani di Wellesley e della Cornell. Se in un saggio introduttivo l’autore di Lolita (uno dei libri più geniali mai scritti nella storia, secondo il mio modesto parere), ci parla del buon lettore e del bravo scrittore, dopo comincia ad affrontare sette tra le opere letterarie che universalmente – e non solo secondo Nabokov – hanno fatto la storia, analizzandole in ogni loro parte, quasi passandole al microscopio in maniera molto tecnica. Sono libri che bene o male conosciamo tutti, molti dei quali abbiamo anche letto: Mansfield Park di Jane Austen (confessa di non amare la Austen e di averla spesso un po’ snobbata, ma considera questo libro un capolavoro), Casa desolata di Charles Dickens, Madame Bovary di Gustave Flaubert, Lo strano caso del dottor Jekyll e di Mr Hyde di Robert Louis Stenvenson, Dalla parte di Swann di Marcel Proust, La metamorfosi di Franz Kafka e Ulisse di James Joyce.

Infine, il volume si chiude con un saggio su arte della letteratura e senso comune e con un commiato da cui voglio trarre una citazione che utilizzerò per darvi un’idea migliore su Lezioni di letteratura, su cui per ovvi motivi non posso scrivere una recensione come se fosse un romanzo. Credo che in queste poche righe siano racchiusi tutta la passione e tutto l’amore di Nabokov per l’arte e per la letteratura, cose che ha cercato di trasmettere ai suoi studenti e, grazie a questo libro, anche a noi che possiamo vederci seduti per un po’ nella sua aula.
Buona lettura!

In questo corso ho cercati di rivelarvi i meccanismi di quei giocattoli meravigliosi che sono i capolavori della letteratura. Ho cercato di farvi diventare buoni lettori che leggono i libri non con lo scopo infantile di identificarsi con qualche personaggio, e non con lo scopo adolescenziale di imparare a vivere, e non con lo scopo accademico di indulgere alle generalizzazioni. Ho cercato di insegnarvi a leggere i libri per la loro forma, la loro potenza evocativa, la loro arte. Ho cercato di insegnarvi a provare un brivido di soddisfazione artistica, a condividere non le emozioni dei personaggi, ma quelle dell’autore: le gioie e le difficoltà del creare. Non abbiamo parlato di libri in generale, ma siamo andati al nucleo di alcuni capolavori, al cuore pulsante della questione.

(…)

L’importante è sentire quel fremito in qualsiasi settore del pensiero o dell’emozione. Se non sappiamo fremere, se non impariamo a sollevarci un po’ più in alto della nostra normalità per riuscire a gustare i frutti più rari e maturi dell’arte che il pensiero umano ha da offrire, rischiamo di perdere il meglio della vita.

Titolo: Lezioni di letteratura
Autore: Vladimir Nabokov
Traduttore: Franca Pece
Genere: Saggistica
Anno di pubblicazione: 2 ottobre 2018
Pagine: 526
Prezzo: 26 €
Editore: Adelphi