Tinder and the City | Marvi Santamaria

Come accade che a un certo punto
due persone si ritrovino nude,
pur senza conoscersi,
avendo solo scambiato qualche parola via chat?

 

Marvi Santamaria è una siciliana di Licata, classe ’88, che vive e lavora a Milano. Per anni, come tanti altri ragazzi della nostra generazione (e non solo) ha fatto uso di dating app, Tinder soprattutto, e nel 2017 ha creato il blog matchandthecity.it, la prima community italiana dove poter raccontare storie, imbarazzi e magie di queste applicazioni per gli incontri. A maggio dello scorso anno, poi, ha pubblicato con Alcatraz un libro molto carino e interessante proprio su questo argomento, Tinder and the City. Avventure e disagi nel mondo delle dating app, un misto di racconti basati sulla sua esperienza personale, analisi sui comportamenti delle persone che ha incontrato e qualche consiglio per chi fosse invischiato in questo pazzo mondo o chi volesse provare a entrarci.

Perché si entra nel mondo delle dating app? Se lo chiede Marvi Santamaria ma lo chiedono anche molti utenti al proprio match (per intenderci, quella persona a cui tu metti il like, che mette il like a te, e quindi con la quale puoi iniziare a chattare). Cosa cerchi qui? Come mai ti sei iscritto/a? C’è chi cerca un passatempo perché ha appena chiuso una storia importante e non è pronto per nuovi sentimenti (una one night stand), c’è chi frequenta sempre le stesse persone e lo stesso ambiente lavorativo e non ha occasioni per conoscere gente nuova, c’è chi semplicemente è single e ha voglia di sesso. Perché sì, nella quasi totalità dei casi, quello si cerca, anche se in vari sondaggi emerge che gran parte della componente femminile iscritta, a differenza di quella maschile, prova a cercare l’amore o comunque una relazione stabile. Siamo più romantiche? Non saprei. Ad ogni modo, è sempre fonte di grande imbarazzo e quasi nessuno vi dirà che ha conosciuto la sua nuova fiamma su Tinder.

Gli incontri di cui parla Santamaria sono tra i più vari e imbarazzanti, da quello che ti propone di dormire da lui e poi ti vuole sistemare nella stanza della coinquilina che non c’è, a quello che appena non ti senti bene si allontana terrorizzato temendo che tu abbia qualche malattia mortale; ma c’è anche quello che dopo un po’, casualmente, è costretto ad ammettere che ha già una fidanzata, o quello che parla tutto il tempo di come gli tarpino le ali al lavoro. È molto semplice incappare in quelli che possiamo definire casi umani, che in realtà non è un’espressione che amo, siamo o siamo stati tutti il caso umano di qualcuno, dipende solo dai parametri. Però ecco, in questi tipi di incontri che già in partenza sono finalizzati (anche se non sempre) al rapporto fisico è molto semplice costruire troppo rapidamente una certa intimità, con risultati spesso e volentieri ridicoli. E soprattutto, in un sistema in cui valutare le persone come se fossero in vetrina e cambiare partner a questa velocità, si può arrivare facilmente a disumanizzare l’altro.

L’autrice stessa confessa di essere arrivata proprio a provare questo disagio, una dipendenza da dating app mista a una modalità fast food di intendere i rapporti umani. Trovi con facilità una persona, non devi fare lo sforzo di costruire nulla, consumi e metti via. Che se in alcuni momenti della vita può aiutare ad uscire da periodi bui (puoi scoprire cose nuove, ritrovare la tua autostima, vivere qualcosa di spensierato), poi può portare a cambiarci come persone, se ci abituiamo troppo a non avere alcun tipo di rapporto profondo con nessuno. Può farci sentire ancora di più la solitudine, il vuoto e sì, anche una specie di alienazione.

Tinder and the city è un libro frizzante ma non banale che analizza questo fenomeno in maniera scanzonata. Tra un aneddoto e l’altro, Marvi Santamaria ci dà tantissimi punti su cui riflettere per quanto riguarda il modo che abbiamo oggi di intendere le relazioni e l’uso che facciamo di determinati strumenti che spesso le facilitano anche troppo. Io vi auguro buona lettura ma, mi raccomando, affrontatelo senza giudizi bigotti in partenza, se no ve ne perdete l’essenza!

Titolo: Tinder and the City
Autore: Marvi Santamaria
Genere: Saggistica
Anno di pubblicazione: maggio 2019
Pagine: 160
Prezzo: 15 €
Editore: Agenzia Alcatraz


Marvi Santamaria vive a Milano, dove lavora come Social Media Manager, ma nasce nel 1988 a Licata, in Sicilia, dove si laurea in DAMS e si specializza in Comunicazione e Marketing Digitale.
Dopo diversi anni trascorsi a utilizzare Tinder, ha pensato che il disagio unisce le persone e ha creato uno spazio virtuale per raccontare luci e ombre delle storie che nascono sulle dating app e offrire un’occasione di confronto a chi le vive. Nasce così nel 2017 il blog matchandthecity.it, la prima community italiana per raccontare senza tabù la “Tinder generation”. Su Tinder ha accumulato centinaia di match, decine di incontri, e trovato un fidanzato che l’ha lasciata il giorno di San Valentino.
Eppure, non ha smesso di scriverne.

La prossima volta il fuoco | James Baldwin

Non dar peso alle parole di nessuno, neanche alle mie:
fidati solo della tua esperienza.
Sii consapevole delle tue origini:
se sai da dove vieni, potrai arrivare dovunque.

 

La prossima volta il fuoco di James Baldwin è una delle ultime pubblicazioni di Fandango, non la più recente, in realtà, è uscito il 20 febbraio, ma sapete già che sono rimasta un po’ indietro con tutto e sto cercando di recuperare, concentrazione permettendo. Si tratta della raccolta di un paio di lettere dell’autore statunitense che avevo conosciuto un po’ di tempo fa con dei bellissimi racconti curati dai ragazzi di Racconti edizioni, Stamattina, stasera troppo presto Come in quei testi, anche nelle lettere Baldwin affronta la questione nera ma non in maniera romanzata, bensì più intima e personale. Nella prima si rivolge al nipote, che si chiama James come lui, e lo avverte sulla sua condizione di nero nell’America degli anni Sessanta. Il ragazzo, confinato in un ghetto, ha davanti a sé un destino già scritto, un percorso deciso da altri – bianchi – ancor prima che nascesse. Non avrà gli stessi diritti dei bianchi, mai, o almeno chissà fino a quando. Sarà sempre inferiore a uno che ha la pelle più chiara della sua.
Nell’altra lettera Baldwin si lascia andare a riflessioni molto importanti anche in campo religioso, sull’ipocrisia della religione cristiana – fondata su un omicidio (Cristo che deve morire in croce) e nata in una parte del mondo dove non avevano la pelle bianca – e sull’Islam (conosce Elijah Muhammad, un attivista e religioso statunitense a capo di Nation of Islam).

Sono due lettere che fanno molto male, anche se il libro è breve la lettura non è facile. Lo sguardo di Baldwin – le lettere sono del 1963 – è disperato e sconsolato, lui è convinto che non ci sarà mai un miglioramento per la condizione di vita dei neri, a un certo punto dice addirittura che «è estremamente improbabile che i neri riescano a raggiungere il potere negli Stati Uniti, perché rappresentano circa un nono della popolazione di questo paese». Anche se, indubbiamente, c’è ancora moltissima strada da fare, chissà cosa direbbe adesso, dopo che l’America ha avuto un presidente di colore per ben due mandati.
Qui di seguito vi propongo uno stralcio da questo libro perché possiate farvene un’idea migliore.

Occorre grande forza e grande astuzia per assalire senza mai stancarsi, come hanno fatto per tanto tempo i negri d’America, la solida e sprezzante fortezza della supremazia bianca. Occorre una grande tempra morale per non odiare colui che ti schiaccia sotto il peso del suo odio, e un miracolo ancor più grande di intuizione e di carità per non insegnare l’odio ai propri figli. I ragazzi e le ragazze di colore che affrontano oggi le folle fanatiche discendono da un antico lignaggio di improbabili aristocratici: gli unici veri aristocratici che questo paese abbia prodotto. E dico “questo paese” perché l’ambiente in cui sono cresciuti era in tutto e per tutto americano. Essi hanno tagliato nella montagna della supremazia bianca la pietra della loro personalità. Ho perciò un grandissimo rispetto per quell’esercito, mai da nessuno celebrato, di uomini e donne di colore che si trascinavano per i vicoli e bussavano alle porte di servizio dicendo “Sì, signore” e “No, signora” per poter comprare un tetto nuovo per la scuola, nuovi libri, un nuovo laboratorio di chimica, nuovi letti per i dormitori e nuovi dormitori.

Buona lettura!

Titolo: La prossima volta il fuoco
Autore: James Baldwin
Traduttore: Attilio Veraldi
Genere: Saggistica, Lettere
Data di pubblicazione: 20 febbraio 2020
Pagine: 118
Prezzo: 14 €
Editore: Fandango

Spinoza e popcorn | Rick DuFer e Daniel Cuello

Questi sono giorni frenetici in cui purtroppo non riesco a stare dietro a tutto, motivo per cui non riesco a parlar bene dei libri come vorrei. Però un consiglio al volo ve lo lascio lo stesso, in modo molto breve perché quello che leggerete adesso è riportato dalle mie pagine Facebook e Instagram. Ad ogni modo, sarebbe comunque difficile parlare di questo libro in maniera più estesa perché ogni capitolo parla di qualcosa di diverso e penso che queste poche parole saranno comunque una buona descrizione.

L’1 ottobre è uscito per De Agostini un libro che m’interessava molto leggere perché “purtroppo” la mia curiosità si estende a qualsiasi campo (ora, per dire, ne sto leggendo uno sulla mente dei corvi). Si tratta di Spinoza e Popcorn di Rick DuFer  con le illustrazioni di Daniel Cuello e ci ho messo così tanto a leggerlo perché ho scelto proprio di centellinarlo. Riccardo Dal Ferro è un divulgatore culturale, nello specifico il suo campo è la filosofia, e in questo libro ha avuto la bella idea di parlare al grande pubblico di alcuni dei concetti più noti e più studiati dai pensatori accostandoli alle storie che conosciamo dalle serie TV. È così che, per esempio, ci interroghiamo sul concetto di giustizia e legge con Hobbes/Iron Man e Locke/Capitan America o col machiavellico Frank Underwood di House of Cards; riflettiamo anche su quanto il corpo influenzi le decisioni della mente con Cartesio, Spinoza e il protagonista di Altered Carbon, o ancora cerchiamo di farci strada tra i vari modi di pensare e di agire dei personaggi di Game of Thrones o, peggio, di Lost, in cui addirittura la storia si complica perché hanno nomi di filosofi ma nessuno di loro condivide nulla con quei pensatori. Anzi!
Quello che viene da pensare – è ovvio, ma magari non ci rifletti subito – è che su tutto ciò che affrontiamo nelle nostre giornate ci ha già sbattuto la testa qualcuno nel secolo scorso o in tempi anche molto meno recenti, e che in fondo certi concetti non facciamo altro che riproporli in una salsa diversa.
Ogni capitolo è corredato da illustrazioni di Daniel Cuello, molto spesso caricature dello stesso Rick DuFer, e termina con una vignetta riassuntiva (con protagonista Daniel).
Bello davvero, da leggere un po’ alla volta se non siete del settore, per evitare di sovrapporre e confondere materiali diversi.

Buona lettura!

[Riccardo Dal Ferro cura anche un interessante podcast che ho iniziato a seguire da un po’ su Spotify. Si chiama Daily Cogito, cercatelo!]

Titolo: Spinoza e popcorn
Autore: Rick DuFer, illustrato da Daniel Cuello
Genere: Saggistica filosofica / Graphic
Anno di pubblicazione: 1 ottobre 2019
Pagine: 256
Prezzo: 15,90 €
Editore: De Agostini


Rick DuFer  -(Thiene, 1987), pseudonimo di Riccardo Dal Ferro, è filosofo, divulgatore e performer. Parla di cose belle a decine di migliaia di persone ogni giorno attraverso YouTube e il podcast Daily Cogito che si trova su Spotify, iTunes e Spreaker. Nel 2019 pubblica per De Agostini Spinoza e popcorn. Da Game of thrones a Stranger things, capire la filosofia sparandosi un film o una serie TV.

Daniel Cuello – (Córdoba, Argentina) è illustratore e fumettista. Vive in Italia da parecchi anni, ma nonostante questo non ha mai imparato a fare la pasta al dente. Quando non fa fumetti, collabora con riviste e testate giornalistiche. Ha pubblicato con Bao Publishing (Residenza ArcadiaGuardati dal beluga magico), e ha illustrato i due Dizionari delle delle serie tv cult per Becco Giallo Editore. Ha pubblicato anche per Baldini & Castoldi.

In breve | Sentimento italiano. Storia, arte, natura di un popolo inimitabile | Valerio Massimo Manfredi

Chi mi segue da più tempo – qui o sui social – sa che Valerio Massimo Manfredi è un autore che ho sempre apprezzato tantissimo. Quest’anno è venuto a Una Marina di libri a presentare il suo ultimo lavoro, Sentimento italiano. Storia, arte, natura di un popolo inimitabile, edito da SEM il 7 aprile; io ovviamente ho partecipato con grande felicità all’incontro e sono riuscita a farmi autografare il libro. Manfredi è uno che quando parla affascina, ti trascina nel suo mondo e ti ritrovi ad ascoltarlo a bocca aperta. A me era già successo quando una decina d’anni fa venne a presentare il suo lavoro sulla tomba di Alessandro Magno, tanto che quando mi chiese a chi doveva dedicare il libro non riuscii neanche a ricordarmi il mio nome. Devo a questo autore il grande merito di aver fatto appassionare alla storia una persona come me che ne è sempre stata abbastanza spaventata (anche se credo che quando abbiamo paura di qualcosa non è mai della materia in sé quanto delle verifiche a cui si va incontro a scuola). Al ginnasio la professoressa ci fece leggere qualcosa di suo ed ecco la folgorazione, col tempo ho recuperato quasi tutti i suoi lavori ed eccoci qui con l’ultimo.

Sentimento italiano altro non è che una dichiarazione d’amore di Manfredi al nostro Paese. Non indugia in alcun ambito specifico, anche se il suo territorio sono la storia e l’archeologia, ma spazia parlando di natura, di arte, di storia, perfino di cibo, letteratura e politica per farci capire quanto siamo fortunati ad essere nati e vivere in Italia. Spesso ce ne dimentichiamo, ma le nostre radici sono qui, in un territorio che nessun altro Stato al mondo potrebbe eguagliare per bellezza, passato, monumenti e bellezza. E ciò che definiamo passato non è perso nel tempo, ma vive in noi continuamente, nei nostri dialetti, in ciò che di fisico (l’arte) ci è rimasto, ma in una sorta di eredità immateriale che tutti noi, consapevoli o meno, abbiamo dentro.
Manfredi snocciola aneddoti presi qua e là dal suo vissuto e ce li racconta come un uomo innamorato della sua terra, con lo stupore e la meraviglia di una persona che sa bene da dove viene e quanto sia costato all’Italia diventare quella che è oggi.

Oltre al fatto che è una lettura godibile per chiunque, potrebbe essere particolarmente importante per coloro che s’impegnano ogni giorno a distruggere il nostro Paese e per quelli che sono abituati a sputare nel piatto in cui mangiano. Se tutti amassimo la nostra terra come dimostra di fare Manfredi qui, forse molte cose andrebbero meglio.

Buona lettura!

Titolo: Sentimento italiano. Storia, arte, natura di un popolo inimitabile
Autore: Valerio Massimo Manfredi
Genere: Saggistica
Anno di pubblicazione: 7 aprile 2019
Pagine: 158
Prezzo: 15 €
Editore: SEM – Società editrice milanese


Valerio Massimo Manfredi è un archeologo specialista in Topografia Antica. Ha insegnato in prestigiosi atenei e condotto scavi e spedizioni in Italia e all’estero. Come autore di narrativa ha avuto un grande successo internazionale, vendendo oltre dodici milioni di copie.