Figlie di una nuova era | Carmen Korn

Appartenevano a una generazione dannata,
che aveva sopportato ben due guerre mondiali.
Dopo la prima si erano riempiti di buoni propositi,
ma non erano riusciti a evitarne una seconda.

 

Se negli ultimi anni ho sviluppato una grande passione per le saghe, è tutta colpa di Fazi, che tempo fa mi ha fatto scoprire i Cazalet, con quei cinque bellissimi romanzi che nonostante siano in media sulle cinquecento pagine ciascuno, finisci in tre giorni. Qualche settimana fa mi è stato segnalato il primo volume di una trilogia tedesca che esce in libreria proprio oggi, Figlie di una nuova era di Carmen Korn, che, ve lo dico in tutta onestà, secondo me avrà un grande successo, e non perché è piaciuto – moltissimo – a me, ma perché è oggettivamente un libro bello e coinvolgente. Al centro della storia ci sono quattro donne che vengono seguite dal marzo del 1919 al dicembre del 1948 in una Amburgo che, dagli albori del nazismo, vede esplodere, svolgersi e concludersi la seconda guerra mondiale. Come chi mi segue da più tempo sa, chissà per quale motivo io sono molto sensibile alle storie di questo tipo, che trattano del secondo conflitto mondiale, dell’olocausto e di tutto ciò che ad esso è collegato, quindi il libro della Korn me lo sono divorato in pochissimo tempo e ve ne parlo con grande entusiasmo perché spero che possa conquistare gli altri com’è successo a me.

Dicevamo, le protagoniste sono quattro ragazze, poi donne (come si vede in copertina), e sono molto diverse fra loro. Henny e Käthe sono due ostetriche, la prima, molto pacata ma a volte un po’ frettolosa, vive all’ombra di una madre troppo presente e un po’ possessiva, l’altra è ribelle, simpatizza per i comunisti insieme al suo grande amore Rudi ed è molto coraggiosa; Ida è di famiglia agiata (nella sua grande casa lavora come domestica Anna, la madre di Käthe), viene quasi costretta a sposare Campmann, un uomo ricco, ma è davvero innamorata del cinese Tian; infine Lina, che ha studiato per diventare insegnante, è sorella di Lud, che sarà il primo marito di Henny. Se inizialmente solo Henny e Käthe si conoscono tra loro, le vite di tutte e quattro inizieranno a incrociarsi e incastrarsi in un momento storico particolare in cui si assiste ad un vero e proprio precipitare degli eventi, e succederà in vari modi: Henny e Lina diventano cognate, Henny e Ida diventeranno molto amiche, ecc..
Le quattro protagoniste sono donne forti, ma non tutte lo sono dalla nascita, alcune lo sono diventate a causa di ciò che sono costrette a passare. Sono ragazze che crescono, diventano madri, sviluppano ideali.

Intorno a loro, vari personaggi importanti, nessuno dei quali verrà risparmiato dalla guerra, perché si sa, il conflitto colpisce tutti per motivi diversi. Käthe e il marito Rudi praticamente sono oppositori politici e vengono tenuti d’occhio e perseguitati, Ida ha una relazione con un cinese che non sarebbe vista di buon occhio da chi vuole preservare la purezza della razza ariana, Lina scopre di essere innamorata di Louise, quindi non solo si tratta di un rapporto omosessuale, ma Louise per di più è ebrea, uno dei medici dell’ospedale, Theo Unger, è sposato con Elisabeth, ebrea, e anche l’altro medico, Kurt Landmann, è ebreo e se in un primo momento ai dottori ebrei viene vietato di curare pazienti tedeschi, verrà allontanato dall’ospedale e poi anche dall’ambulatorio di campagna dove tenterà di lavorare.

La storia comincia quando la Germania si sta ancora riprendendo dalla prima guerra mondiale, in cui tutti hanno perso qualcosa e non sanno a cosa stanno andando piano piano incontro. La vita sembra svolgersi più o meno normalmente, gli unici pensieri delle ragazze sono come sfuggire a genitori opprimenti, come concedersi un dolcetto mentre il tuo fidanzato ti legge le poesie, o come prenderti cura di te e tuo fratello quando i tuoi sono letteralmente morti di fame per crescerti. Ma lo stato d’animo generale peggiora di capitolo in capitolo, è un processo graduale, ma si capisce sempre di più che si sta andando incontro a qualcosa di terribile di cui faranno le spese tutti. Se c’è chi perde il lavoro, chi deve fuggire per non essere catturato, e chi deve stare attento a non far notare le proprie inclinazioni, anche chi simpatizza per Hitler perde figli, nipoti, parenti. E la Korn racconta tutto questo, affronta vari argomenti, con uno stile elegante, descrive amicizie e legami con grande delicatezza, quasi a volerli celebrare avvertendo il rischio che la guerra possa spezzarli da un momento all’altro. Caratterizza i personaggi in modo, secondo me, impeccabile e fa capire al lettore che i grandi sconvolgimenti ci cambiano, anche contro la nostra volontà – come accade più di tutti a Ida, che da ragazza ricca e arrogante diventa donna concreta e coi piedi per terra.
Gli eventi narrati sono tanti e credo sia questo il motivo principale per cui è difficile mettere da parte libro e non leggerlo tutto d’un fiato. E la particolarità della storia sta proprio nel fatto che la guerra sia osservata e in un certo senso vissuta da punti di vista diversi, non solo quello degli ebrei, come capita spesso, ma anche dagli stessi tedeschi che non l’hanno voluta e che però ci devono passare attraverso, da chi fa propaganda comunista contro i nazisti, o da chi semplicemente è cinese, non perseguitato, ma deve stare al proprio posto.

Non nascondo che in più punti mi sono ritrovata coi lucciconi perché la storia mi ha coinvolto tantissimo, non sono una che si commuove troppo spesso. Nelle ultime righe c’è un cliffhanger messo lì apposta che fa venir voglia di sapere come continua questa storia bellissima nata dalla penna di Carmen Korn, ma dovremo aspettare un po’ (che poi suona strano detto da chi l’ha letta quando ancora non è nemmeno è uscita ufficialmente, ma avrete capito quanto mi sia piaciuta). Nel frattempo, buona lettura!

Titolo: Figlie di una nuova era
Autore: Carmen Korn
Traduttore: Manuela Francescon, Stefano Jorio
Genere: Romanzo, saga
Anno di pubblicazione: 18 ottobre 2018
Pagine: 524
Prezzo: 17,50 €
Editore: Fazi


Carmen Korn – Nata a Düsseldorf nel 1952, è una scrittrice e giornalista che vive ad Amburgo con la sua famiglia. In questa trilogia dall’enorme successo racconta della sua città.

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“Suite francese” di Irène Némirovsky

98695607bbe434f506e8a88235e26bfb_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyA volte vuoi leggere un libro, lo metti nella tua lista desideri ma non ti decidi mai a prenderlo in mano, dai sempre la precedenza ad altro. Poi viene tua madre e ti dice: “È uscito il film al cinema, andiamo a vederlo insieme?”. Quindi ti metti lì a leggerlo notte e giorno, fai le maratone per finirlo il più presto possibile, prima che lo tolgano dalle sale, perché non puoi vedere prima il film e poi leggere il libro. No, non si fa. A parte con Il signore degli anelli, che quel film è stato fatto così bene che non puoi aspettare. Però questo è un capitolo a parte. Comunque, come finisce la storia? Che dopo aver letto il libro ti passa la voglia di andare a vedere la trasposizione cinematografica.

Il motivo è semplice, in questo caso. Irène Némirovsky, autrice di Suite francese, è morta prima di completare l’opera che aveva pianificato. La scrittrice aveva pensato di creare una sorta di poema sinfonico in cinque movimenti ma, concluse le prime due parti, nel luglio del ’42 fu arrestata e deportata prima a Phitiviers e poi ad Auschvitz, dove morì il 19 agosto di tifo. Nei suoi appunti c’era scritto che pensava di creare una storia di mille pagine composta da cinque parti di duecento pagine ciascuna, ma ce ne restano solo due insieme a qualche spunto per le altre. La composizione pensata dalla Némirovsky doveva essere pressappoco questa:

  1. Tempesta in giugno
  2. Dolce
  3. Prigionia
  4. Battaglie
  5. La pace

Irène Némirovsky (1903-1942)

Tempesta in giugno e Dolce furono ritrovati dalle due figlie della scrittrice anni dopo la sua morte. Le ragazze, che erano fuggite in diversi posti insieme alla tutrice per salvarsi la pelle, si erano portate dietro per molto tempo una valigia piena di fotografie e scritti della madre, ma pensavano che tra quelle cose ci fosse un diario personale e che leggerlo fosse troppo doloroso. Nel ’90 Denise, la più grande delle due, prese accordi con un archivio francese per donare le opere della madre, ma scoprirono dei quaderni che contenevano Suite francese, che fu pubblicato nel 2004 riscuotendo un grandissimo successo. L’edizione (che in Italia arriva un anno dopo) comprende una prefazione di Myriam Anissimov, note della stessa Némirovsky sul racconto e su quelli che non è arrivata a scrivere e stralci della corrispondenza tra lei, il marito, gli editori e altre persone nel periodo in cui lei non era più reperibile. Alla fine c’è una breve ricostruzione della vita dell’autrice, di cui colpisce molto il rapporto con la madre che non le ha mai dato l’affetto che meritava e non si è mai curata neanche delle nipoti Babet e Denise. Le due ragazze, alla fine della guerra, sono andate dalla nonna, che nel frattempo era vissuta tra gli agi in Svizzera, e alla loro richiesta d’aiuto questa ha risposto qualcosa come: “I vostri genitori sono morti? Che fate qui? Cercatevi un orfanotrofio, piuttosto!”. Che dire? Una brava nonna, morta nel 1989 a ben 102 anni.

Ma andiamo al libro. Vi racconto un po’ la storia. Tempesta in giugno è un insieme di quadri sul tracollo della Francia durante la seconda guerra mondiale. Tutto comincia a Parigi il 4 giugno 1940, giorno in cui avviene il primo bombardamento della città. Al centro della vicenda ci sono le famiglie Péricand e Michaud, Gabriel Corte e Charlie Langelet; tutti vengono seguiti nella loro fuga per salvarsi. Sono di classi sociali diverse, ma nella sventura si è tutti disperati allo stesso modo, anche se c’è chi tenta di mantenersi al di sopra degli altri o chi è disposto ad ingannare il prossimo ispirandosi al principio mors tua, vita mea. Comunque gli unici che sembrano rimanere retti ed onesti sono i Michaud, la cui storia s’intreccerà a quella degli altri personaggi più tardi (ma noi non lo sapremo mai, perché questo sarebbe dovuto accadere da Prigionia in poi).
Per quanto riguarda Dolce, vediamo le due signore Angellier (Lucile e la suocera) che nascondono tutte le loro cose perché stanno arrivando i tedeschi, molti dei quali si stabiliranno nelle case dei francesi. Gaston Angellier, il marito della giovane e bella Lucile, è stato catturato ed è prigioniero in Germania, e lei vive con la madre di lui, una donna  molto severa che non ama la nuora, non la vede come moglie devota. In realtà la ragazza è stata data in sposa a Gaston perché lui era un buon partito, ma non si sono mai amati, anzi lui a Digione aveva un’amante che gli costava fior di quattrini e che aveva anche messo incinta, ma Lucile sopportava in silenzio. Un ufficiale tedesco, Bruno von Falk, viene a stabilirsi a casa Angellier. È una persona molto gentile, colta ed educata che conquista il cuore di Lucile. Il sentimento è reciproco, però devono stare attenti, il paese non lo accetterebbe, ma siccome tutti vedono che i rapporti tra i due sono amichevoli ne approfittano per chiederle di intercedere presso i tedeschi al fine di ricevere favori. Ma un giorno un tedesco viene ucciso da uno del paese e gli equilibri si rompono. I tedeschi vengono richiamati per andare altrove e finisce tutto così.

La storia sarebbe dovuta continuare nel terzo movimento, ma purtroppo la vita della Némirovsky è stata spezzata prima che potesse portare a termine l’opera. Quello che emerge è che nonostante le sue origini l’autrice non si mette a difendere a spada tratta gli ebrei, pone più l’accento sulla Francia, che viene vista come un paese vinto che non riesce a reagire, un paese pieno di gente che perfino nella sventura vuole rimarcare quell’abisso che c’è tra ricchi e poveri, a cui importa solo di mantenere quelle gerarchie sociali a cui è sempre stato abituato. Ma nonostante questo, la cosa che colpisce di più è il punto di vista obiettivo dell’autrice, espresso per bocca di Lucile Angellier in Dolce: la ragazza (forse un po’ influenzata dal sentimento per Bruno) riflette sul comportamento dei tedeschi e pensa che in fondo stanno facendo il loro lavoro, probabilmente, a parti invertite, anche i francesi sarebbero stati considerati invasori e sarebbero stati odiati allo stesso modo, se non di più.

Lucile alzò gli occhi, e per un attimo lei e l’ufficiale si guardarono. Una ridda di pensieri attraversò in un secondo la mente di Lucile: “Forse è lui che ha fatto prigioniero Gaston…” disse fra sé e sé. “Mio Dio, quanti francesi avrà ucciso? Quante lacrime saranno state versate a causa sua?
É anche vero, però, che se la guerra fosse andata in un altro modo oggi forse sarebbe Gaston a entrare da padrone in una casa tedesca… É la guerra, non è colpa di questo ragazzo”

E la conferma arriva dalle parole dello stesso Bruno durante una discussione con lei: loro sono soldati, e i soldati non pensano, i capi danno loro un ordine e loro obbediscono, senza se e senza ma. La guerra è qualcosa che è troppo più grande di loro, devono accettarla e cercare di farsi meno male possibile.
Per quanto mi riguarda i toni sono troppo melodrammatici per i miei gusti, ho trovato Suite francese un testo con una chiara impronta femminile. Su questi argomenti mi colpisce di più la narrazione cruda, forte dei fatti. Per questo motivo tra le due parti quella che mi è piaciuta di più è stata Tempesta in giugno.

Dal film “Suite francese”, Lucile (Michelle Williams) e Bruno (Matthias Schoenaerts)

Adesso, tornando al film, vi spiego perché ho deciso di non andare più a vederlo. Dopo aver letto il libro ho capito che se lo avessero basato su Tempesta in giugno non gliene sarebbe fregato niente a nessuno, perché si sa, al pubblico devi dare la storia d’amore, se no non s’appassiona. Infatti che cosa ci dicono? “La più grande storia d’amore mai raccontata”, che però non capisco quale possa essere, dato che in un momento potrebbe essere quella tra Lucile e Bruno, ma poi lui se ne va altrove e la Némirovsky negli appunti ci fa capire che, secondo la sua idea, verrà ucciso e Lucile finirà per innamorasi del figlio dei Michaud. Chissà come sarebbe andata a finire. Ma soprattutto, chissà com’è il film, dato che questa grande passione tra Lucile e Bruno nel libro non c’è. Al massimo è repressa, ma non esplode mai.

Titolo: Suite francese
Autore: Irène Némirovsky
Traduzione:
 L. Frausin Guarino
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2004
Pagine: 415
Prezzo: 17 €
Editore: Adelphi

Giudizio personale: spienaspienaspienasmezzasvuota