Carne mia | Roberto Alajmo | #BlogNotesMaggio

– Il problema è che è tuo fratello. Sangue tuo. Carne tua.
– Carne mia un cazzo, con rispetto parlando.

 

Sempre nell’ambito del #maggiodeilibri si sta per concludere la quarta settimana, quella dedicata a questo 2018, anno del patrimonio culturale europeo. Il caso vuole che sempre quest’anno la mia città, Palermo, sia capitale della cultura italiana, per cui l’idea era quella di parlare di un autore palermitano o di un libro ambientato qui (poi spesso le due cose coincidono, perché uno scrittore tante volte sceglie come luogo delle proprie storie quello che conosce meglio, in cui è nato). La mia scelta, quindi, è caduta su Roberto Alajmo, un autore che tutti lodano ma a cui non mi ero mai dedicata; questo era il momento perfetto. Non ho scelto la sua ultima pubblicazione, bensì una del 2016, una storia che si svolge per metà a Palermo e per metà a Murcia, in Spagna. Parliamo di Carne mia, edito da Sellerio.

Siamo negli anni Novanta, Calogero Montana ha una bancarella di frutta e verdura a Borgo Vecchio, un quartiere di Palermo molto particolare, perché pur essendo quasi incastonato nel centro della città, vicino alle vie dove trovi Gucci, Prada, e una borsa ti può costare anche seimila euro, è pieno di problemi e grosse difficoltà. Un giorno però Calogero sparisce all’improvviso, nessuno sa che fine abbia fatto, la moglie Mela e i figli Enzo (un grande piccolo) e Franco (il piccolo grande) non hanno nemmeno una tomba su andare a piangerlo. È una cosa che in questi luoghi accade spesso, quindi nessuno se ne stupisce, nonostante Montana non sembrava fosse coinvolto in chissà quali giri. Mela e Franco portano avanti l’attività, mentre Enzo è un perdigiorno, non si occupa di nulla e, anzi, un giorno si porta a casa Ivana, che presenta come la sua ragazza. Ivana dorme lì il primo giorno, il secondo, il terzo e dopo un mese è ancora là. Nascono malumori in famiglia, allora Enzo sbotta e comunica che lei è incinta e devono andare a vivere altrove, pretende soldi, alcuni li ruba alla madre insieme alla ragazza, e se ne vanno. Fanno un pesante uso di droghe, diventano maneschi e nel frattempo nasce il bambino, chiamato Calò in onore del nonno, ma non è facile farlo vivere in un tale clima.

Enzo e Ivana non si occupano del piccolo, lui arriva a far male a Mela. Franco scopre sulle braccia di Calò dei lividi e non è una cosa che riesce più a tollerare, così, su consiglio del signor Pino, che ha una macelleria nel quartiere (ma è il piccolo boss della zona), “rompe le corna” al fratello e alla cognata. A quel punto bisogna fare qualcosa, e decide di partire con Mela per la Spagna, dove c’è un conoscente che tanti anni prima ha trovato fortuna e adesso ha un’attività di frutta e verdura ben avviata. Lì inizieranno una nuova vita, ma lo spettro del passato è sempre in agguato.

Devo dire che Alajmo, che non conoscevo, mi ha colpito positivamente. La storia risulta immediatamente molto molto forte. Si parla di una famiglia che viene spezzata praticamente subito e nella quale continua a crescere per anni qualcosa di negativo. È una vicenda tipicamente del Sud, come meridionali nessuno dei personaggi si stupisce alla scomparsa di Calogero, tutti sanno che cosa è successo, tutti sanno sempre tutto. I Montana sembrano brave persone, gente semplice che vive con poco inserita in un contesto di regole fatte da altri, in cui un macellaio si mette fuori dalla sua attività a “dare consigli” a chi va a chiedergli o gli sottopone i suoi “problemi”. Franco, soprattutto, è un bravo ragazzo che a un certo punto si rende conto che bisogna estirpare l’erba cattiva perché il resto cresca sano, e compie un gesto ingiustificabile ma lucido secondo una certa mentalità. La molla scatta quando viene fatto del male al bambino, perché non ha alcuna colpa e i bambini non si toccano.

Anni Novanta, Sicilia, Palermo, Borgo Vecchio. Una enclave all’interno della zona più prestigiosa della città. Duecento metri separano Napoleon, negozio di scarpe extralusso, da una sacca di sottosviluppo che si muove su ritmi e regole diversi, tutti propri. Un paesello ritagliato in pieno centro urbano, che resiste alle infiltrazioni della modernità, rinunciando ai benefici dell’integrazione in cambio dell’indipendenza morale e amministrativa.

Da quello che ho letto in giro, Alajmo si è ispirato a un fatto di cronaca letto sul giornale qualche tempo prima. Racconta le vicende di Franco, Enzo, Mela e gli altri in maniera molto semplice, senza perdere mai il filo, senza infarcirla di digressioni, ma restando sempre concentrato sui personaggi e seguendoli di continuo. Il ritmo della narrazione, infatti, è molto rapido, si resta incollati al libro e lo si legge in pochissimo tempo.
Quella che l’autore tratteggia nella prima parte è una parte della città che sembra essere rimasta indietro rispetto al resto. Siamo negli anni Novanta ma è quasi come se il tempo si fosse fermato molto prima in questo quartiere, e la stessa cosa accade quando i personaggi si trasferiscono a Murcia: non trovano la grande Spagna caotica, frenetica, rumorosa, ma sembra quasi che vadano a finire in un paesino tranquillo dove i loro luoghi di riferimento sono il bar vicino casa o la parruccheria dietro l’angolo. Però è un posto normale, Franco ha un lavoro stabile, incontra una brava ragazza, Calò cresce senza conoscere la delinquenza, Mela ritrova la serenità. Anche se portano sempre nel cuore la loro identità.

Certi clienti acquisiti più di recente nemmeno saprebbero delle sue origini, se non ci fosse un leggero accento straniero e quel soprannome che gli hanno appioppato, di cui farebbe volentieri a meno: Sicilia. Nemmeno Siciliano: Sicilia. Non quindi l’abitante di un’isola, ma l’isola stessa, nella sua interezza. Lui è la terra da cui proviene, e deve rassegnarsi perché i soprannomi sono come la carta moschicida: più cerchi di staccarteli di dosso, più ti restano appiccicati.

Lo stile che usa Alajmo è molto particolare e risulta gradevole. Innanzitutto la storia comincia dalla fine, quando Calò ormai quindicenne cammina per una strada di campagna con un ragazzino più piccolo, Kevin, che è il figlio di Franco e della moglie Helena, ungherese. E poi mi è piaciuto molto l’inserimento di alcuni brevissimi capitoli che ricordano le scene veloci di un film, costituiti da brevi frasi i cui soggetti sono i nostri personaggi e che sono dei chiari sunti veloci di quello che succede negli anni e su cui l’autore non vuole soffermarsi più di tanto: Calò che impara a gattonare. Franco che s’iscrive a un corso serale di spagnolo. Mela che si rifiuta di iscriversi al corso serale di spagnolo.

Insomma, io ve lo consiglio. Buona lettura!

Titolo: Carne mia
Autore: Roberto Alajmo
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2016
Pagine: 296
Prezzo:  16 €
Editore: Sellerio


Roberto Alajmo, giornalista e scrittore, dal 2013 dirige il Teatro Biondo di Palermo. Tra i suoi libri: Notizia del disastro (2001), Cuore di madre (2003), Nuovo repertorio dei pazzi della città di Palermo (2004), È stato il figlio (2005), da cui è stato tratto nel 2012 l’omonimo film diretto da Daniele Ciprì, Palermo è una cipolla (2005), L’arte di annacarsi (2010), Carne mia (2016), L’estate del ’78 (2018).


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“Milioni di milioni” di Marco Malvaldi

2945-3Un giorno non sai che cosa leggere, ma di certo non hai moltissimo tempo, vuoi divertirti e passare qualche momento di calma. Quindi, che fai? Vai a vedere nella pila di libri messi da parte (i cosiddetti “da leggere”, che si accumulano sempre di più) e vedi un bel Malvaldi che ti aspetta, messo lì proprio per questo tipo di occasioni. Lo prendi, lo leggi e ti senti appagato perché ti ha dato esattamente ciò di cui avevi bisogno.

A me è capitato di prendere Milioni di milioni, un romanzo del 2012 targato Sellerio che non avevo mai letto, pur essendo una grandissima fan dell’autore. Credo che leggere tutti i libri di qualcuno, ossessivamente uno dopo l’altro, l’autore te lo faccia odiare, o per lo meno te lo fa venire a nausea, per quanto bravo sia. Io li leggo a poco a poco, anche perché, come ho già detto, mi riservo queste chicche per momenti particolari.
Protagonisti della storia sono Piergiorgio Pazzi e Margherita Castelli, rispettivamente genetista e filologa, che vengono mandati dall’università di Pisa nel paesino di Montesodi Marittimo per svelare un grande mistero: la grande forza fisica di gran parte degli abitanti. Uno dovrebbe occuparsi di fare delle analisi di tipo medico, l’altra dovrebbe andarsi a spulciare alberi genealogici e varie per ricostruire parentele e discendenze. Ma inevitabilmente c’è il pasticcio: la signora Zerbi Palla, a casa della quale si è stabilito Piergiorgio per la durata del progetto, una sera sta guardando la televisione in poltrona e la mattina dopo non si sveglia perché è stata uccisa. Cosa stranissima, perché era l’unica che si era opposta al progetto dell’università in quanto – diceva lei – due terzi degli abitanti di Montesodi non sono realmente figli dei loro padri. Tra storie di corna, scappatelle, preti che s’innamorano di brave ragazze, i due studiosi riusciranno a ricostruire la vicenda e a capire chi è il colpevole dell’omicidio della povera Annamaria Zerbi.

Il paesino è disseminato di tipi strani e particolari, tutti descritti da Marco Malvaldi attraverso gli occhi di Piergiorgio. Soprattutto per quanto riguarda la tradizione della Festa della Panca, una cosa particolarissima e assurda che non vi racconto perché dovete scoprirla leggendo il libro. Lo stile dell’autore è ironico, ma di un’ironia intelligente e sottile, insomma, non ci trovate battutine sceme fini a se stesse.
Gli indizi sono sparsi qua e là tra le varie parti del romanzo e siamo noi lettori a doverli capire e mettere insieme per ricostruire il quadro finale. Piergiorgio da solo non ce la farebbe, se non fosse aiutato dall’istinto e dalla sagacia femminile di Margherita che sembra destreggiarsi bene in un tipico paesino pieno di donne che vanno in chiesa per il rosario, uomini coraggiosi che cacciano, feste, tradizioni e cose non dette.

Consiglio la lettura di questo libro a tutti, ne vale veramente la pena!

Titolo: Milioni di milioni
Autore: Marco Malvaldi
Genere:
 Romanzo 
Anno di pubblicazione:
 2012
Pagine: 208
Prezzo: 13 €
Editore: Sellerio

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

“Regalo di Natale” di De Giovanni, Giménez-Bartlett, James, Malvaldi, Manzini, Recami

Ultima recensione dell’anno! Emozionati? Non ve ne frega niente? Vabbè 😀
Cosa c’era più in tema di Regalo di Natale, come lettura natalizia? Per questo mi sono messa d’impegno e l’ho fatto fuori in due giorni.
Devo dire che non ho letto le altre raccolte Sellerio, ma stavolta, dovendo fare un ordine multiplo, ho pensato di metterci dentro anche questo. È stato un regalo da parte della famiglia, 4 libri blu, tutti Sellerio, di cui sentirete parlare qui molto presto. Vabbè, vi dico solo che erano tutti di Malvaldi!

Regalo di Natale è una raccolta di sei gialli sul tema del Natale e del regalo, e scritti da famosi giallisti che pubblicano per la casa editrice dai libretti blu. Ma parliamo un po’ singolarmente dei vari racconti.

La principessa Umberta di Alicia Giménez-Bartlett è incentrato sulla morte di una principessa italiana: Umberta, appunto. L’ispettore Petra Delicado deve indagare sul decesso della donna partendo da uno strano messaggio trovato sul cellulare appena regalato ad un collega per i suoi quarant’anni di carriera. Personalmente non avevo mai letto nulla di questa autrice e non conoscevo Petra, ma sono rimasta piacevolmente colpita dalla bella storiella e dalla simpatia dei personaggi. [Molto, molto carino!]

Un giorno di Settembre a Natale di Maurizio De Giovanni è la storia di Gelsomina Settembre, per tutti Mina, assistente sociale napoletana che si trova a dover aiutare una ragazza che non vedeva da tanto tempo. Anna era una bambina che viveva in condizioni disagiate, ma dopo dodici anni è diventata una escort ed è stata coinvolta  dal un boss del luogo nell’omicidio di un uomo: ad un appuntamento con lui sulla barca deve avvelenarlo. Le hanno pure rapito il figlioletto e di chiamare la polizia non se ne parla proprio. Ma Mina, aiutata da Domenico-chiamami-Mimmo (un affascinante ginecologo che lavora con lei allo studio), dal portinaio Rudy e dall’ex marito Claudio (magistrato) riuscirà a risolvere la questione tra pasticci e colpi di genio. [Davvero bello! Penso che cercherò qualcos’altro di De Giovanni.]

Scambio di regali nella casa di Ringhiera di Francesco Recami ha come protagonista Angela, che come ogni anno è impegnata a fare i regali di Natale: libri per tutti, perchè sono regali personalizzati. Mentre cucina il brasato per il suo fidanzato, una signora del palazzo le chiede di essere accompagna in banca perchè invalida. Angela va con lei e rimane coinvolta in una rapina, ma per fortuna finisce tutto bene. A differenza di quello che succederà coi suoi regali! [Carino, anche questo. Parte un po’ piatto, ma la parte divertente è alla fine.]

Buon Natale, Rocco! di Antonio Manzini vede il vicequestore Rocco Schiavone alle prese con un caso di omicidio: sono stati uccisi due anziani coniugi e a trovarne i corpi è la signora che fa le pulizie nel palazzo. Rocco, con l’influenza e in attesa della lettera con la meta del suo trasferimento, si trova, nei giorni di Natale, ad indagare su chi erano davvero queste persone per capire il perchè della loro morte. Conosce così i figli delle vittime e qualcuno tenta pure di depistarlo. [Abbastanza carino, dai. Mi piace molto il personaggio di Rocco Schiavone.]

Arriva Natale eccetera eccetera di Bill James sembra un po’ un poliziesco degli anni sessanta, settanta, poco attuale. I poliziotti Harpur e Iles si trovano invischiati in storie di spacciatori di droga e delinquenti nell’Inghilterra del sud . [Ho scritto poco perchè non mi ha presa per niente, ho fatto fatica a leggerlo e mi sono distratta un mucchio di volte. Direi che è quello che mi è piaciuto meno, nella raccolta.]

La tombola dei troiai di Marco Malvaldi è il motivo per cui ho comprato il libro. È stato ucciso un farmacista e quando la postona (una postina un po’ voluminosa) Annacarla si presenta al BarLume e dice ad Aldo che alla tombola dei troiai (per intenderci, regali brutti da riciclare) ha vinto un tagliacarte antico e costoso, i vecchietti fanno due più due e trovano l’arma del delitto. Massimo, al solito, si ritrova a badare ai quattro ottuagenari con manie da signora in giallo che però, stavolta, vengono presi sul serio dal commissario, che non è più Fusco, ma Alice Martelli, una ragazza un po’ strana. Il barrista arriva alla soluzione prima di tutti e si diverte a vedere quanto ci mettano gli altri a capire chi è l’assassino. [Troppo, troppo divertente, ma chevvelodicoaffà?]

Stavolta, nonostante io abbia quei famosi problemi con la narrativa breve, devo dire che sono rimasta soddisfatta di quasi tutte queste storielle. Intendiamoci, preferisco sempre i romanzi più corposi, ma questo è un piacevolissimo intermezzo per passare un po’ di tempo rilassandosi nei giorni di Natale. Alcuni racconti sono più belli di altri, ma nel complesso la raccolta si merita un bel voto alto. Tra l’altro se non conoscete i personaggi caratteristici creati da alcuni autori (come Petra della Bartlett o i vecchietti del BarLume di Malvaldi) è una buona occasione per farvi qualche idea e magari avere qualche nuovo spunto di lettura. Tra l’altro sono pure arrivata alla conclusione che i gialli mi piacciono molto, ma a patto che mi facciano anche divertire. Quelli troppo seri non riescono a prendermi troppo.

Davvero consigliato!

TITOLO: Regalo di Natale
AUTORE:
 De Giovanni, Giménez-Bartlett, James, Malvaldi, Manzini, Recami
TRADUZIONE: Per La principessa Umberta (Princesa Umberta) di Alicia Giménez-Bartlett traduzione dallo spagnolo di Maria Nicola; per Arriva Natale eccetera eccetera (Christmas etc. is coming) di Bill James traduzione dall’inglese di Alfonso Geraci.
GENERE: Racconti
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2013
PAGINE: 308
PREZZO: 14 €
EDITORE:  Sellerio  (Collana “La memoria”)

GIUDIZIO PERSONALE: spienaspienaspienaspienasmezza