Amore a prima vista (Lo specchio nel buio vol. 2) | Margaret Storm Jameson

In tutta la sua vita, nessuno, tranne sua madre,
si era mai sentito responsabile per lei.
Hervey non invitava gli altri a offrirle aiuto,
benché ne avesse spesso bisogno.

 

L’anno scorso, a ottobre, Fazi editore aveva pubblicato il primo volume della trilogia de Lo specchio nel buio, Company Parade, che vedeva come protagonista Hervey Russell, una giovane donna che sente il bisogno di rischiare e affermarsi con le sue sole forze: lascia il marito (svogliato e pigro) a casa, affida il figlio a una persona e si trasferisce dalla provincia a Londra per avvicinarsi alla scena culturale inglese del primo dopoguerra. Il 18 giugno è uscito Amore a prima vista, il secondo capitolo della saga di Margaret Storm Jameson, una saga molto femminista, com’era in fondo la sua autrice, una donna geniale che nella propria vita ha accumulato successi e conquiste e viene considerata quasi una donna dei record, almeno per la sua epoca (era nata nel 1891).

In questo libro ritroviamo Hervey che ha già pubblicato alcuni romanzi, sta scrivendo il successivo ed è riuscita a crearsi una discreta posizione nell’ambiente intellettuale della capitale inglese del 1924. Il figlio Richard cresce ed è un bambino molto intelligente, mentre il marito, Penn, è sempre più lontano da lei, sembra che nulla li leghi più a parte la preoccupazione che lei nutre per lo stato emotivo di lui. Lei nel frattempo lavora come redattrice della London Review, assistente di Evelyn Lamb, la moglie di uno dei suoi migliori amici, ma ha molte riserve su quel tipo di impiego, dato che spesso consiste solo nel prendersi la colpa degli errori della sua superiore o occuparsi di ciò che la Lamb trova noioso fare. La vita di Hervey però viene totalmente stravolta quando s’innamora del cugino Nicholas Roxby, erede dei cantieri Garton che erano di proprietà della nonna, Mary Hervey. Per Nicholas lei potrebbe rischiare tutto, e infatti a causa di questo amore iniziano una serie di problemi. Ma per quanto può aspettare una persona che si allontana di continuo?

Non mi piace soffrire… e sono una che soffre per un nonnulla… prendo le cose sul personale e mi innervosisco facilmente, ma sotto sotto sono dura e forte come un albero. Non posso soffrire all’infinito. Un tempo pensavo di sì, ma era un’assurdità.

Hervey è una donna forte e tenace che si trova in periodo di profonde incertezze individuabili nell’incapacità della popolazione di avere relazioni profonde e durature (quasi tutti sono sposati con chi non amano e hanno un’amante, aumentano i divorzi) e nelle ferite che la guerra ha inferto agli uomini che l’hanno combattuta, ferite che non permettono loro di amare una donna come avrebbero potuto fare prima. Sembra proprio che sia Hervey a regolare la trama della storia, è lei che agisce sempre, spesso anche per chi è troppo indolente per farlo. Lo stesso Nicholas ha una moglie che lo ha tradito più volte e non si decide a lasciarla perché non ne ha il coraggio. Il marito, Penn, non sa reggersi sulle proprie gambe, non la trattiene nemmeno troppo quando lei vuole lasciarlo per Nicholas e si affida alla madre. Si avverte molto la lotta di Hervey contro la totale mancanza di iniziativa di quasi tutti i personaggi maschili che la circondano, si avverte la frustrazione che questo molto spesso provoca in lei e anche in noi che seguiamo le sue vicende. Ed è qualcosa che, appunto, traspare dalle parole di un’autrice che nella vita si è fatta strada da sola rivendicando la sua identità femminile.

Hervey è una donna molto avanti per il suo tempo e infatti leggere la sua storia ci può far pensare molto facilmente a situazioni attuali che magari vediamo tutti i giorni. Purtroppo, per quanto riguarda la figura della donna lavoratrice, non sembra essere cambiato molto da quell’epoca, ma nel frattempo aspettiamo il terzo volume per vedere come andrà a finire la storia di Hervey, magari lei riuscirà a trovare la felicità sfondando nel mondo della letteratura e conciliando questa passione con la famiglia.

Buona lettura!

Titolo: Amore a prima vista
Autore: Margaret Storm Jameson
Traduttore: Velia Februari
Genere: Romanzo
Data di pubblicazione: 18 giugno 2020
Pagine: 446
Prezzo: 18,50 €
Editore: Fazi


Margaret Storm Jameson – Nata in una famiglia di costruttori navali, è stata una giornalista e scrittrice inglese. Nel 1919, a Londra, lavorò per un anno come copywriter per una grande agenzia pubblicitaria. Tra il 1923 e il 1925 fu la rappresentante in Inghilterra dell’editore americano Alfred A. Knopf. Suffragetta e femminista, nel 1939 è diventata la prima donna presidente della British section of International PEN. Liberale e antinazista, nel 1952 firmò l’introduzione all’edizione inglese del Diario di Anna Frank. Nel 1952 venne inoltre insignita del ruolo di delegata dell’UNESCO Congress of the Arts. È stata un’autrice molto prolifica, tra romanzi, racconti, saggi letterari e critici, e un’autobiografia in due volumi. Fazi Editore ha pubblicato Company Parade, primo capitolo della trilogia Lo specchio nel buio, nel 2019.

Company Parade (Lo specchio nel buio, vol. 1) | Margaret Storm Jameson

Una giovane donna arriva a Londra
nel mese immediatamente successivo all’armistizio.
È inesperta, povera, ambiziosa e sfiduciata.
Quella che segue è la sua storia.

 

Margaret Storm Jameson, autrice che non conoscevo, è stata la donna dei primati: è stata la prima donna a laurearsi in inglese all’università di Leeds, la prima donna a ricevere una borsa di studio per una tesi post-laurea a Leeds, e la prima donna a presiedere l’English PEN. È stata una che si è saputa fare strada quando non era ancora usuale che una donna raggiungesse determinati traguardi. Anche a lei toccò, come ad altre che l’hanno preceduta, pubblicare i suoi primi lavori con uno pseudonimo maschile; lei era nata nel 1891 a Whitby, a quell’epoca non era solito che una donna ragazza di essere un genio o che addirittura arrivasse a pubblicare romanzi (e lo sappiamo che per tanto tempo i romanzi sono stati non solo appannaggio degli uomini, ma anche un genere letterario considerato basso perché di intrattenimento). Nell’introduzione a Company Parade – il primo volume della trilogia de Lo specchio nel buio pubblicato da Fazi il 3 ottobre – Nadia Terranova la definisce “Margaret la geniale” e lo fa a buon diritto, dato che fu una donna quasi rivoluzionaria per quegli anni.

Hervey Russel, la protagonista del suo romanzo, la ricorda molto: è una donna che vuole sfondare, vuole realizzarsi e solo con le sue forze. A 24 anni lascia il marito a casa, affida il figlio di tre anni a una persona che può prendersene cura e dalla provincia si trasferisce a Londra in cerca di un lavoro. Inizia a scrivere per la pubblicità, ma senza grossi risultati, dato che la sua vera passione è la letteratura. Non vede l’ora di tornare nella sua stanza per mettere mano al romanzo che sta scrivendo e che spera venderà. Il marito Penn è un ufficiale di terra dell’Air Force, la tradisce e lei stessa non è sicura di amarlo e di esserne mai stata innamorata; mentre a Londra ci sono due suoi vecchissimi amici, Philip e T. S. che sono due ex soldati (amici di David Renn, l’uomo con cui Hervey lavora) che vorrebbero fondare un giornale. La ragazza si ritrova totalmente immersa nella scena culturale londinese del 1918 dove però si sente ancora molto forte la fine della guerra, è un momento di fervore in cui tutti – nessuno escluso – stanno cercando di ricostruire la loro vita e di fare qualcosa di nuovo.

Nella prefazione la stessa Storm Jameson spiega che, come indica il titolo, in questo romanzo c’è una parata di personaggi, ognuno dei quali ha un suo ruolo e deve fare la sua apparizione, fosse anche per una volta sola, e tutto per dare l’illusione della contemporaneità.
Nonostante sia stato pubblicato per la prima volta nel 1934, oggi, nel 2019, appare molto attuale, al centro c’è la donna che cerca di affermarsi da sola, cerca di ottenere la sua emancipazione per non vivere all’ombra e alle dipendenze del marito, che poi, nel caso di Penn, quello di Hervey, è svogliato e poco intraprendente (è la madre a consigliargli di prendersi una seconda laurea, perché non riesce a capire bene cosa voglia fare). La nostra protagonista decide che per uscire dalla mediocrità di una vita noiosa a casa deve tuffarsi nel mondo che davvero la attira, quello intellettuale, culturale. Solo che, come tutte le donne, lo sappiamo, ci si lancia portandosi dietro tutti suoi turbamenti e le sue insicurezze.
Ma accanto a Hervey ci sono altri personaggi femminili che spiccano nel romanzo e che sembrano lontani anni luce dagli uomini ancora turbati dall’esperienza della guerra. C’è Evelyn Lamb, la moglie di T. S., che è un’autorità nel panorama editoriale; o anche Delia che ha avuto il coraggio di abbandonare il marito violento.

Dichiaratamente femminista, Margaret Storm Jameson ha scritto una storia femminista per l’epoca, sicuramente non immaginando che oggi il problema del lavoro per le donne (da conciliare con la famiglia) sarebbe stato ancora così grande. Dobbiamo ancora combattere per avere riconoscimenti e diritti che dovrebbero essere alla base della società odierna e che purtroppo invece sono stati conquistati solo a parole e non nei fatti.
Forse leggere Company Parade può darci un po’ di forza in più.

Titolo: Company Parade
Autore: Margaret Storm James
Traduttore: Velia Februari
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 3 ottobre 2019
Pagine: 404
Prezzo: 18 €
Editore: Fazi


Margaret Storm Jameson – Nata in una famiglia di costruttori di navi, è stata una giornalista e scrittrice inglese. Nel 1919, a Londra, lavorò per un anno come copywriter per una grande agenzia pubblicitaria. Tra il 1923 e il 1925 è stata la rappresentante in Inghilterra dell’editore americano Alfred A. Knopf. Suffraggetta e femminista, nel 1939 è diventata la prima donna presidente della British section of International pen. Liberale e antinazista, ha scritto l’introduzione all’edizione inglese del Diario di Anna Frank nel 1952. Nel 1952 venne insignita del ruolo di delegata delll’Unesco Congress of the Arts. È stata un’autrice molto prolifica, tra romanzi, racconti, saggi letterari e critici, e un’autobiografia in due volumi.

Rosamund (La famiglia Aubrey, vol. 3) | Rebecca West

«M’infastidisce vedere che le cose accadono
e poi scivolano via
e noi non possiamo più metterci le mani sopra».

 

Oggi esce in libreria Rosamund di Rebecca West, ed è arrivato il momento di salutare anche la trilogia della famiglia Aubrey (pubblicata da Fazi con la traduzione di Francesca Frigerio), la storia di quegli artisti squattrinati che avevamo seguito mentre cercavano di sbarcare il lunario con la vendita di qualche mobile appartenuto a qualche lontano parente e che, intanto, continuavano a studiare musica seguendo la loro inclinazione (la madre, Clare era un’ex pianista di fama). Nel secondo volume li abbiamo lasciati poco dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, quando la tranquillità di una famiglia diversa dalle altre ma molto unita viene inevitabilmente turbata dal caos. Gli Aubrey subiscono qualche perdita, Clare e Richard Quin non ci sono più e si avverte quel germe della distruzione di quel piccolo nucleo sicuro e felice, distruzione che in questo terzo capitolo della saga raggiunge una dimensione sempre più ampia. La storia è sempre narrata in prima persona da Rose, gemella di Mary, che attraverso i suoi occhi ci permette di vedere tutti i cambiamenti che nel bene e nel male sconvolgono la sua famiglia con il timore che quell’antica felicità possa andare perduta per sempre.

Adesso siamo negli anni Venti, Mary e Rose sono diventate due pianiste molto importanti che conducono una vita da celebrità: girano l’America per tenere concerti, vanno negli alberghi migliori, hanno ottimi contatti e moltissime conoscenze e sono acclamate dal pubblico. Ma ciò che pone un freno alla loro gioia è proprio il pubblico; si rendono conto che molti di quelli che le seguono sono persone poco o per nulla educate alla musica, sono volgari, sembra che addirittura fingano di amare l’arte perché è un requisito per far parte di una società di un certo tipo. Il pubblico non capisce, non si cala nella bellezza della musica, non prova le emozioni che dovrebbe provare, e questo, soprattutto in Rose, crea un disagio esistenziale che a un certo punto la porta a pensare di abbandonare tutto. Ma è solo un momento di confusione, perché in realtà non capisce cosa vuole e deve far chiarezza tra i suoi sentimenti (proprio perché ce n’è uno nuovo che non comprende ancora: l’amore).

Guardo il pubblico e penso a quanto è detestabile e ho paura che possa correre sul palco e trascinarmi con sé e perdo la testa dal disgusto.

Ci si aspetta che in un romanzo intitolato Rosamund la figura centrale sia proprio Rosamund, la cugina delle ragazze Aubrey, ma così è e non è allo stesso tempo. Non sappiamo tutto ciò che accade alla ragazza, ma scopriamo che improvvisamente lascia il suo lavoro da infermiera – una cosa che amava tanto fare – per sposare Nestor, un uomo ricco e volgare che non si addice per niente a una ragazza moralmente (e non solo) superiore a tutti loro. Rosamund è stata sempre considerata da Rose e Mary come un essere al di là delle bassezze, una che come Richard Quin riusciva a capire le persone, a vederne le intenzioni e ad avere una visione più ampia della vita e dei sentimenti. Il fatto che se ne sia andata via con un uomo così terribile è uno shock per tutti: nessuno ne capisce il motivo, ma nessuno, per amore della ragazza, riesce a dire apertamente che potrebbe averlo fatto per interesse.
Nonostante questo passaggio della vita di Rosamund (e, di riflesso, delle Aubrey) occupi una piccola parte del libro, la presenza della cugina sembra che pervada ogni pagina: Rosamund c’è sempre, nei pensieri e nel cuore di tutti, ovunque sia, magari in Australia o chissà dove in viaggio col marito.

«Perché non ammetterete mai che io ero l’unica a casa ad aver sempre dimostrato buon senso riguardo alle cose? Ho sempre avuto ragione su tutto, e avevo ragione su Rosamund. Mi aspettavo proprio che lei facesse una cosa simile».
Poi sbottò nuovamente: «Non vi vergognate? Non vi vergognate di averla sempre anteposta a me?».

Cordelia sembra essere l’unica a non essere turbata dal comportamento della cugina e dopo il matrimonio di Rosamund ha la sua piccola rivincita sulle sorelle che l’hanno sempre messa da parte a favore dell’altra, solo perché non aveva doti particolari e non è mai stata davvero parte della famiglia.
Mary invece sembra ad ogni pagina sempre più lontana da Rose, le due si accorgono di non essere più uguali come una volta, anche i loro gusti sono ormai diversi, alla soglia della mezza età. Tutti i membri della famiglia sembrano alla deriva, l’unico posto di ritrovo è il Dog and Duck, il pub sul Tamigi dove sono tutti insieme, con Len, Milly, Lily, Queenie e il signor Morpurgo, personaggio che fin dal primo volume ha vegliato su questa famiglia da quando Piers è scomparso. Fuori da quella piccola cerchia di amore e comprensione, Rose (e chissà, forse anche Mary) si sente incompresa, bistrattata o fintamente adulata. Ma non sa ancora che qualcosa di bellissimo la sta aspettando.

Devo confessare che questo capitolo conclusivo della trilogia della West mi è sembrato un po’ più lento rispetto agli altri, l’ho trovato meno pieno di eventi ma più denso di ragionamenti, considerazioni e dialoghi. Non c’è più quell’atmosfera un po’ magica che era parte della storia, se non nei ricordi di Rose, ma non lo vedo tanto come una perdita di brio del romanzo quanto come il passaggio definitivo della protagonista (e dei protagonisti) all’età matura. È finita la magia, adesso comincia la realtà.
Con l’eleganza descrittiva che abbiamo già avuto modo di conoscere nei precedenti volumi, Rebecca West ci racconta un cambiamento – non la conclusione di una storia, come potrebbe sembrare – che non è solo temporale (dal primo dopoguerra alla crisi del ’29), ma riguarda soprattutto l’interiorità di tutti i personaggi. Le ragazze smettono di essere bambine, smettono di aggrapparsi l’una all’altra e iniziano a vivere ognuna la propria vita. Questo lo si nota anche nel modo diverso che ha la voce narrante di ricordare il passato o di raccontarlo agli altri, di interpretarlo. Il significato delle cose e degli eventi cambia, man mano che ci si allontana da essi. Una nuova vita, dunque.

Con l’augurio di una buona lettura vi segnalo anche la campagna sconti di Fazi: fino al 5 ottobre c’è uno sconto del 25% su tutto il catalogo, e ci sono moltissimi titoli interessanti, tra cui proprio la saga della famiglia Aubrey!

Titolo: Rosamund
Autore: Rebecca West
Traduttore: Francesca Frigerio
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 12 settembre 2019
Pagine: 422
Prezzo: 20 €
Editore: Fazi

Nel cuore della notte (La famiglia Aubrey, vol. 2) | Rebecca West

Eppure che altro c’è di utile al mondo oltre all’amore?

 

Da oggi potete trovare in libreria Nel cuore della notte, il secondo volume della trilogia inglese di Rebecca West iniziata l’anno scorso con La famiglia Aubrey, pubblicata da Fazi con una traduzione di Francesca Frigerio. Per rinfescarci la memoria (ma potete anche leggere il post linkato) diciamo che al centro della vicenda c’è una famiglia di artisti con qualche problema finanziario: Piers è uno scrittore che spende più soldi di quanti ne abbia, Clare è un’ex pianista di fama che ormai non fa più concerti, Cordelia è la figlia maggiore che s’impunta nello studio del violino, le gemelle Mary e Rose studiano pianoforte con la madre e il più piccolo, Richard Quin è sempre coccolato. Alla fine del primo volume, abbiamo lasciato madre e figli che risolvono la mancanza di soldi con la vendita di quadri di valore (il cui valore, però, Clare aveva nascosto a Piers preoccupandosi che lui potesse buttar via anche quelli) e che affrontano l’improvvisa sparizione del padre. Cordelia purtroppo ha ricevuto una brutta delusione col violino, le è stato detto che è priva di talento, ed è questa sua mancanza di talento che la fa apparire così diversa e distante da tutto il resto della famiglia. Le gemelle hanno ricevuto delle borse di studio per intraprendere una carriera da pianiste e Richard Quin sta cercando di capire quale sia il suo strumento o, in una visione più ampia, la sua strada nel mondo.

Nel cuore della notte si svolge pochi anni dopo. Sugli Aubrey veglia adesso il signor Morpurgo, un uomo facoltoso che ha sempre ammirato Piers, lo ha aiutato e gli ha offerto sempre la sua amicizia incondizionatamente e ora, dopo la sua scomparsa, si prende cura della sua famiglia. La storia è narrata ancora una volta in prima persona da Rose, che insieme a Mary studia pianoforte con maestri più importanti e ha iniziato anche a fare qualche concerto, cosa che permette a tutti di avere qualche piccola entrata in più. Cordelia sembra essersi ripresa dalla delusione che ha fatto sì che la sua carriera venisse praticamente stroncata sul nascere, ma è indecisa su cosa fare, se diventare assistente di un commerciante d’arte, o se rassegnarsi ad essere una ragazza carina come tante altre che può aspirare solo a un buon matrimonio, senza realizzarsi in altri modi. Richard Quin è diventato un ragazzino assennato e furbo che conosce il mondo e tanta gente importante e sa farsi amare da tutti, decide di andare a Oxford a studiare e chissà se potrà riuscirci. Infine, la cugina Rosamund, ragazza molto carina e dolce, amata da tutti, ha trovato quella che (a ragione, all’interno di questo romanzo) chiama “la sua musica”, dato che sembra sia priva di talento musicale: è diventata un’infermiera, per il bisogno di aiutare gli altri.

E, da quello che ho appreso, sembra che la trilogia degli Aubrey, nell’idea di base di Rebecca West, dovesse essere dedicata proprio a Rosamund, mentre nei fatti al centro della storia c’è Rose, che narra le vicende della sua famiglia una cinquantina d’anni dopo i fatti, quando è ormai già adulta, attraverso il filtro dei suoi pensieri e dei suoi giudizi, spesso molto feroci e spietati, soprattutto nei confronti di Cordelia. Anche in questo romanzo, pubblicato trent’anni dopo il primo, si avverte il forte contrasto tra la famiglia protagonista e gli altri personaggi, tutti inseriti nell’epoca di fine Ottocento, inizio Novecento. Rose è adolescente, ma si rende conto che gli altri vivono in maniera diversa da loro, che si vestono, parlano in modo diverso, che la loro casa non ha niente a che vedere con quelle degli altri. E che anche le loro visioni del futuro sono differenti: le altre ragazze pensano a trovare un buon partito e sposarsi, loro devono riuscire in qualcosa, devono costruirsi un avvenire, nello specifico lei e Mary vogliono essere ottime pianiste e guadagnare dei soldi con i concerti (anche se ogni tanto lei stessa ha qualche segno di cedimento, come può capitare a tutti). Il punto è, però, che per Rose non sono gli Aubrey ad essere svantaggiati o inferiori al resto – almeno – della popolazione di Londra: sono gli altri, in quanto privi di talento, a doversi affannare in occupazioni o pensieri così banali. Non hanno il dono dell’amore per la musica, l’arte che li eleva culturalmente e spiritualmente al di sopra di tutto e tutti. Ed è questo che rende Nel cuore della notte, tra le altre cose, un romanzo femminista, e che fa pensare che Rose sia il personaggio che si fa portavoce del pensiero della sua autrice, Rebecca West.

Cordelia, invece, tutto questo lo ha sempre sofferto e lo soffre ancora, e per questo motivo si attira tutte le critiche di Rose e del resto della famiglia, a parte Clare che è un po’ più morbida nei suoi confronti, come se sapesse qualcosa che i suoi figli non sanno. La madre è il personaggio che, forse, più di tutti soffre la scomparsa e la mancanza di Piers, che pur non essendoci fisicamente rimane sempre nelle vite di tutti come un fantasma che li osserva senza essere visto. Fino alla fine Clare non smette di amarlo e pensare a lui.

Uno stacco importante, una svolta si avverte con l’arrivo della guerra, nel 1914, quando ancora non si capisce se l’Inghilterra parteciperà al conflitto e poi, invece, inizia a mietere tante vittime. La tranquillità, l’apparente atmosfera di serenità, musica, gioia per le piccole cose (lavarsi i capelli e mangiare tutti insieme le castagne davanti al camino), viene improvvisamente turbata e questo rappresenta un cambiamento irreversibile che forse collega questo romanzo all’ultimo volume della trilogia. Gli Aubrey però sono una famiglia forte, che ha saputo dimostrare in più occasioni di far fronte alle avversità e sono sicura che ne vedremo delle belle.
Rebecca West racconta attraverso il linguaggio di un’adolescente molto matura per la sua età una storia fuori dalle righe, atipica, forse, rispetto all’epoca in cui è ambientata. È la storia di una famiglia unita che, legata dall’amore per l’arte e per la musica passa attraverso diverse difficoltà e non riesce mai ad uscirne indenne, ma non per questo ne viene indebolita. E poi c’è anche quel tocco di magia che pervade ogni pagina del libro, la presenza di Piers che aleggia su tutti, gli spiriti maligni che Clare e le figlie sono riuscite a scacciare da casa di Rosamund e Constance e quello che accade alla stessa Clare (e io assolutamente non ve lo dico!).

Insomma, misteri, affetti, legami, difficoltà, in questo libro, apparentemente più lento ma di sicuro più drammatico del precedente, ci troviamo tantissimo. Buona lettura!

Titolo: Nel cuore della notte
Autore: Rebecca West
Traduttore: Francesca Frigerio
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 28 gennaio 2019
Pagine: 404
Prezzo: 20 €
Editore: Fazi