Company Parade (Lo specchio nel buio, vol. 1) | Margaret Storm Jameson

Una giovane donna arriva a Londra
nel mese immediatamente successivo all’armistizio.
È inesperta, povera, ambiziosa e sfiduciata.
Quella che segue è la sua storia.

 

Margaret Storm Jameson, autrice che non conoscevo, è stata la donna dei primati: è stata la prima donna a laurearsi in inglese all’università di Leeds, la prima donna a ricevere una borsa di studio per una tesi post-laurea a Leeds, e la prima donna a presiedere l’English PEN. È stata una che si è saputa fare strada quando non era ancora usuale che una donna raggiungesse determinati traguardi. Anche a lei toccò, come ad altre che l’hanno preceduta, pubblicare i suoi primi lavori con uno pseudonimo maschile; lei era nata nel 1891 a Whitby, a quell’epoca non era solito che una donna ragazza di essere un genio o che addirittura arrivasse a pubblicare romanzi (e lo sappiamo che per tanto tempo i romanzi sono stati non solo appannaggio degli uomini, ma anche un genere letterario considerato basso perché di intrattenimento). Nell’introduzione a Company Parade – il primo volume della trilogia de Lo specchio nel buio pubblicato da Fazi il 3 ottobre – Nadia Terranova la definisce “Margaret la geniale” e lo fa a buon diritto, dato che fu una donna quasi rivoluzionaria per quegli anni.

Hervey Russel, la protagonista del suo romanzo, la ricorda molto: è una donna che vuole sfondare, vuole realizzarsi e solo con le sue forze. A 24 anni lascia il marito a casa, affida il figlio di tre anni a una persona che può prendersene cura e dalla provincia si trasferisce a Londra in cerca di un lavoro. Inizia a scrivere per la pubblicità, ma senza grossi risultati, dato che la sua vera passione è la letteratura. Non vede l’ora di tornare nella sua stanza per mettere mano al romanzo che sta scrivendo e che spera venderà. Il marito Penn è un ufficiale di terra dell’Air Force, la tradisce e lei stessa non è sicura di amarlo e di esserne mai stata innamorata; mentre a Londra ci sono due suoi vecchissimi amici, Philip e T. S. che sono due ex soldati (amici di David Renn, l’uomo con cui Hervey lavora) che vorrebbero fondare un giornale. La ragazza si ritrova totalmente immersa nella scena culturale londinese del 1918 dove però si sente ancora molto forte la fine della guerra, è un momento di fervore in cui tutti – nessuno escluso – stanno cercando di ricostruire la loro vita e di fare qualcosa di nuovo.

Nella prefazione la stessa Storm Jameson spiega che, come indica il titolo, in questo romanzo c’è una parata di personaggi, ognuno dei quali ha un suo ruolo e deve fare la sua apparizione, fosse anche per una volta sola, e tutto per dare l’illusione della contemporaneità.
Nonostante sia stato pubblicato per la prima volta nel 1934, oggi, nel 2019, appare molto attuale, al centro c’è la donna che cerca di affermarsi da sola, cerca di ottenere la sua emancipazione per non vivere all’ombra e alle dipendenze del marito, che poi, nel caso di Penn, quello di Hervey, è svogliato e poco intraprendente (è la madre a consigliargli di prendersi una seconda laurea, perché non riesce a capire bene cosa voglia fare). La nostra protagonista decide che per uscire dalla mediocrità di una vita noiosa a casa deve tuffarsi nel mondo che davvero la attira, quello intellettuale, culturale. Solo che, come tutte le donne, lo sappiamo, ci si lancia portandosi dietro tutti suoi turbamenti e le sue insicurezze.
Ma accanto a Hervey ci sono altri personaggi femminili che spiccano nel romanzo e che sembrano lontani anni luce dagli uomini ancora turbati dall’esperienza della guerra. C’è Evelyn Lamb, la moglie di T. S., che è un’autorità nel panorama editoriale; o anche Delia che ha avuto il coraggio di abbandonare il marito violento.

Dichiaratamente femminista, Margaret Storm Jameson ha scritto una storia femminista per l’epoca, sicuramente non immaginando che oggi il problema del lavoro per le donne (da conciliare con la famiglia) sarebbe stato ancora così grande. Dobbiamo ancora combattere per avere riconoscimenti e diritti che dovrebbero essere alla base della società odierna e che purtroppo invece sono stati conquistati solo a parole e non nei fatti.
Forse leggere Company Parade può darci un po’ di forza in più.

Titolo: Company Parade
Autore: Margaret Storm James
Traduttore: Velia Februari
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 3 ottobre 2019
Pagine: 404
Prezzo: 18 €
Editore: Fazi


Margaret Storm Jameson – Nata in una famiglia di costruttori di navi, è stata una giornalista e scrittrice inglese. Nel 1919, a Londra, lavorò per un anno come copywriter per una grande agenzia pubblicitaria. Tra il 1923 e il 1925 è stata la rappresentante in Inghilterra dell’editore americano Alfred A. Knopf. Suffraggetta e femminista, nel 1939 è diventata la prima donna presidente della British section of International pen. Liberale e antinazista, ha scritto l’introduzione all’edizione inglese del Diario di Anna Frank nel 1952. Nel 1952 venne insignita del ruolo di delegata delll’Unesco Congress of the Arts. È stata un’autrice molto prolifica, tra romanzi, racconti, saggi letterari e critici, e un’autobiografia in due volumi.

Rosamund (La famiglia Aubrey, vol. 3) | Rebecca West

«M’infastidisce vedere che le cose accadono
e poi scivolano via
e noi non possiamo più metterci le mani sopra».

 

Oggi esce in libreria Rosamund di Rebecca West, ed è arrivato il momento di salutare anche la trilogia della famiglia Aubrey (pubblicata da Fazi con la traduzione di Francesca Frigerio), la storia di quegli artisti squattrinati che avevamo seguito mentre cercavano di sbarcare il lunario con la vendita di qualche mobile appartenuto a qualche lontano parente e che, intanto, continuavano a studiare musica seguendo la loro inclinazione (la madre, Clare era un’ex pianista di fama). Nel secondo volume li abbiamo lasciati poco dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, quando la tranquillità di una famiglia diversa dalle altre ma molto unita viene inevitabilmente turbata dal caos. Gli Aubrey subiscono qualche perdita, Clare e Richard Quin non ci sono più e si avverte quel germe della distruzione di quel piccolo nucleo sicuro e felice, distruzione che in questo terzo capitolo della saga raggiunge una dimensione sempre più ampia. La storia è sempre narrata in prima persona da Rose, gemella di Mary, che attraverso i suoi occhi ci permette di vedere tutti i cambiamenti che nel bene e nel male sconvolgono la sua famiglia con il timore che quell’antica felicità possa andare perduta per sempre.

Adesso siamo negli anni Venti, Mary e Rose sono diventate due pianiste molto importanti che conducono una vita da celebrità: girano l’America per tenere concerti, vanno negli alberghi migliori, hanno ottimi contatti e moltissime conoscenze e sono acclamate dal pubblico. Ma ciò che pone un freno alla loro gioia è proprio il pubblico; si rendono conto che molti di quelli che le seguono sono persone poco o per nulla educate alla musica, sono volgari, sembra che addirittura fingano di amare l’arte perché è un requisito per far parte di una società di un certo tipo. Il pubblico non capisce, non si cala nella bellezza della musica, non prova le emozioni che dovrebbe provare, e questo, soprattutto in Rose, crea un disagio esistenziale che a un certo punto la porta a pensare di abbandonare tutto. Ma è solo un momento di confusione, perché in realtà non capisce cosa vuole e deve far chiarezza tra i suoi sentimenti (proprio perché ce n’è uno nuovo che non comprende ancora: l’amore).

Guardo il pubblico e penso a quanto è detestabile e ho paura che possa correre sul palco e trascinarmi con sé e perdo la testa dal disgusto.

Ci si aspetta che in un romanzo intitolato Rosamund la figura centrale sia proprio Rosamund, la cugina delle ragazze Aubrey, ma così è e non è allo stesso tempo. Non sappiamo tutto ciò che accade alla ragazza, ma scopriamo che improvvisamente lascia il suo lavoro da infermiera – una cosa che amava tanto fare – per sposare Nestor, un uomo ricco e volgare che non si addice per niente a una ragazza moralmente (e non solo) superiore a tutti loro. Rosamund è stata sempre considerata da Rose e Mary come un essere al di là delle bassezze, una che come Richard Quin riusciva a capire le persone, a vederne le intenzioni e ad avere una visione più ampia della vita e dei sentimenti. Il fatto che se ne sia andata via con un uomo così terribile è uno shock per tutti: nessuno ne capisce il motivo, ma nessuno, per amore della ragazza, riesce a dire apertamente che potrebbe averlo fatto per interesse.
Nonostante questo passaggio della vita di Rosamund (e, di riflesso, delle Aubrey) occupi una piccola parte del libro, la presenza della cugina sembra che pervada ogni pagina: Rosamund c’è sempre, nei pensieri e nel cuore di tutti, ovunque sia, magari in Australia o chissà dove in viaggio col marito.

«Perché non ammetterete mai che io ero l’unica a casa ad aver sempre dimostrato buon senso riguardo alle cose? Ho sempre avuto ragione su tutto, e avevo ragione su Rosamund. Mi aspettavo proprio che lei facesse una cosa simile».
Poi sbottò nuovamente: «Non vi vergognate? Non vi vergognate di averla sempre anteposta a me?».

Cordelia sembra essere l’unica a non essere turbata dal comportamento della cugina e dopo il matrimonio di Rosamund ha la sua piccola rivincita sulle sorelle che l’hanno sempre messa da parte a favore dell’altra, solo perché non aveva doti particolari e non è mai stata davvero parte della famiglia.
Mary invece sembra ad ogni pagina sempre più lontana da Rose, le due si accorgono di non essere più uguali come una volta, anche i loro gusti sono ormai diversi, alla soglia della mezza età. Tutti i membri della famiglia sembrano alla deriva, l’unico posto di ritrovo è il Dog and Duck, il pub sul Tamigi dove sono tutti insieme, con Len, Milly, Lily, Queenie e il signor Morpurgo, personaggio che fin dal primo volume ha vegliato su questa famiglia da quando Piers è scomparso. Fuori da quella piccola cerchia di amore e comprensione, Rose (e chissà, forse anche Mary) si sente incompresa, bistrattata o fintamente adulata. Ma non sa ancora che qualcosa di bellissimo la sta aspettando.

Devo confessare che questo capitolo conclusivo della trilogia della West mi è sembrato un po’ più lento rispetto agli altri, l’ho trovato meno pieno di eventi ma più denso di ragionamenti, considerazioni e dialoghi. Non c’è più quell’atmosfera un po’ magica che era parte della storia, se non nei ricordi di Rose, ma non lo vedo tanto come una perdita di brio del romanzo quanto come il passaggio definitivo della protagonista (e dei protagonisti) all’età matura. È finita la magia, adesso comincia la realtà.
Con l’eleganza descrittiva che abbiamo già avuto modo di conoscere nei precedenti volumi, Rebecca West ci racconta un cambiamento – non la conclusione di una storia, come potrebbe sembrare – che non è solo temporale (dal primo dopoguerra alla crisi del ’29), ma riguarda soprattutto l’interiorità di tutti i personaggi. Le ragazze smettono di essere bambine, smettono di aggrapparsi l’una all’altra e iniziano a vivere ognuna la propria vita. Questo lo si nota anche nel modo diverso che ha la voce narrante di ricordare il passato o di raccontarlo agli altri, di interpretarlo. Il significato delle cose e degli eventi cambia, man mano che ci si allontana da essi. Una nuova vita, dunque.

Con l’augurio di una buona lettura vi segnalo anche la campagna sconti di Fazi: fino al 5 ottobre c’è uno sconto del 25% su tutto il catalogo, e ci sono moltissimi titoli interessanti, tra cui proprio la saga della famiglia Aubrey!

Titolo: Rosamund
Autore: Rebecca West
Traduttore: Francesca Frigerio
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 12 settembre 2019
Pagine: 422
Prezzo: 20 €
Editore: Fazi

Nel cuore della notte (La famiglia Aubrey, vol. 2) | Rebecca West

Eppure che altro c’è di utile al mondo oltre all’amore?

 

Da oggi potete trovare in libreria Nel cuore della notte, il secondo volume della trilogia inglese di Rebecca West iniziata l’anno scorso con La famiglia Aubrey, pubblicata da Fazi con una traduzione di Francesca Frigerio. Per rinfescarci la memoria (ma potete anche leggere il post linkato) diciamo che al centro della vicenda c’è una famiglia di artisti con qualche problema finanziario: Piers è uno scrittore che spende più soldi di quanti ne abbia, Clare è un’ex pianista di fama che ormai non fa più concerti, Cordelia è la figlia maggiore che s’impunta nello studio del violino, le gemelle Mary e Rose studiano pianoforte con la madre e il più piccolo, Richard Quin è sempre coccolato. Alla fine del primo volume, abbiamo lasciato madre e figli che risolvono la mancanza di soldi con la vendita di quadri di valore (il cui valore, però, Clare aveva nascosto a Piers preoccupandosi che lui potesse buttar via anche quelli) e che affrontano l’improvvisa sparizione del padre. Cordelia purtroppo ha ricevuto una brutta delusione col violino, le è stato detto che è priva di talento, ed è questa sua mancanza di talento che la fa apparire così diversa e distante da tutto il resto della famiglia. Le gemelle hanno ricevuto delle borse di studio per intraprendere una carriera da pianiste e Richard Quin sta cercando di capire quale sia il suo strumento o, in una visione più ampia, la sua strada nel mondo.

Nel cuore della notte si svolge pochi anni dopo. Sugli Aubrey veglia adesso il signor Morpurgo, un uomo facoltoso che ha sempre ammirato Piers, lo ha aiutato e gli ha offerto sempre la sua amicizia incondizionatamente e ora, dopo la sua scomparsa, si prende cura della sua famiglia. La storia è narrata ancora una volta in prima persona da Rose, che insieme a Mary studia pianoforte con maestri più importanti e ha iniziato anche a fare qualche concerto, cosa che permette a tutti di avere qualche piccola entrata in più. Cordelia sembra essersi ripresa dalla delusione che ha fatto sì che la sua carriera venisse praticamente stroncata sul nascere, ma è indecisa su cosa fare, se diventare assistente di un commerciante d’arte, o se rassegnarsi ad essere una ragazza carina come tante altre che può aspirare solo a un buon matrimonio, senza realizzarsi in altri modi. Richard Quin è diventato un ragazzino assennato e furbo che conosce il mondo e tanta gente importante e sa farsi amare da tutti, decide di andare a Oxford a studiare e chissà se potrà riuscirci. Infine, la cugina Rosamund, ragazza molto carina e dolce, amata da tutti, ha trovato quella che (a ragione, all’interno di questo romanzo) chiama “la sua musica”, dato che sembra sia priva di talento musicale: è diventata un’infermiera, per il bisogno di aiutare gli altri.

E, da quello che ho appreso, sembra che la trilogia degli Aubrey, nell’idea di base di Rebecca West, dovesse essere dedicata proprio a Rosamund, mentre nei fatti al centro della storia c’è Rose, che narra le vicende della sua famiglia una cinquantina d’anni dopo i fatti, quando è ormai già adulta, attraverso il filtro dei suoi pensieri e dei suoi giudizi, spesso molto feroci e spietati, soprattutto nei confronti di Cordelia. Anche in questo romanzo, pubblicato trent’anni dopo il primo, si avverte il forte contrasto tra la famiglia protagonista e gli altri personaggi, tutti inseriti nell’epoca di fine Ottocento, inizio Novecento. Rose è adolescente, ma si rende conto che gli altri vivono in maniera diversa da loro, che si vestono, parlano in modo diverso, che la loro casa non ha niente a che vedere con quelle degli altri. E che anche le loro visioni del futuro sono differenti: le altre ragazze pensano a trovare un buon partito e sposarsi, loro devono riuscire in qualcosa, devono costruirsi un avvenire, nello specifico lei e Mary vogliono essere ottime pianiste e guadagnare dei soldi con i concerti (anche se ogni tanto lei stessa ha qualche segno di cedimento, come può capitare a tutti). Il punto è, però, che per Rose non sono gli Aubrey ad essere svantaggiati o inferiori al resto – almeno – della popolazione di Londra: sono gli altri, in quanto privi di talento, a doversi affannare in occupazioni o pensieri così banali. Non hanno il dono dell’amore per la musica, l’arte che li eleva culturalmente e spiritualmente al di sopra di tutto e tutti. Ed è questo che rende Nel cuore della notte, tra le altre cose, un romanzo femminista, e che fa pensare che Rose sia il personaggio che si fa portavoce del pensiero della sua autrice, Rebecca West.

Cordelia, invece, tutto questo lo ha sempre sofferto e lo soffre ancora, e per questo motivo si attira tutte le critiche di Rose e del resto della famiglia, a parte Clare che è un po’ più morbida nei suoi confronti, come se sapesse qualcosa che i suoi figli non sanno. La madre è il personaggio che, forse, più di tutti soffre la scomparsa e la mancanza di Piers, che pur non essendoci fisicamente rimane sempre nelle vite di tutti come un fantasma che li osserva senza essere visto. Fino alla fine Clare non smette di amarlo e pensare a lui.

Uno stacco importante, una svolta si avverte con l’arrivo della guerra, nel 1914, quando ancora non si capisce se l’Inghilterra parteciperà al conflitto e poi, invece, inizia a mietere tante vittime. La tranquillità, l’apparente atmosfera di serenità, musica, gioia per le piccole cose (lavarsi i capelli e mangiare tutti insieme le castagne davanti al camino), viene improvvisamente turbata e questo rappresenta un cambiamento irreversibile che forse collega questo romanzo all’ultimo volume della trilogia. Gli Aubrey però sono una famiglia forte, che ha saputo dimostrare in più occasioni di far fronte alle avversità e sono sicura che ne vedremo delle belle.
Rebecca West racconta attraverso il linguaggio di un’adolescente molto matura per la sua età una storia fuori dalle righe, atipica, forse, rispetto all’epoca in cui è ambientata. È la storia di una famiglia unita che, legata dall’amore per l’arte e per la musica passa attraverso diverse difficoltà e non riesce mai ad uscirne indenne, ma non per questo ne viene indebolita. E poi c’è anche quel tocco di magia che pervade ogni pagina del libro, la presenza di Piers che aleggia su tutti, gli spiriti maligni che Clare e le figlie sono riuscite a scacciare da casa di Rosamund e Constance e quello che accade alla stessa Clare (e io assolutamente non ve lo dico!).

Insomma, misteri, affetti, legami, difficoltà, in questo libro, apparentemente più lento ma di sicuro più drammatico del precedente, ci troviamo tantissimo. Buona lettura!

Titolo: Nel cuore della notte
Autore: Rebecca West
Traduttore: Francesca Frigerio
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 28 gennaio 2019
Pagine: 404
Prezzo: 20 €
Editore: Fazi

Figlie di una nuova era | Carmen Korn

Appartenevano a una generazione dannata,
che aveva sopportato ben due guerre mondiali.
Dopo la prima si erano riempiti di buoni propositi,
ma non erano riusciti a evitarne una seconda.

 

Se negli ultimi anni ho sviluppato una grande passione per le saghe, è tutta colpa di Fazi, che tempo fa mi ha fatto scoprire i Cazalet, con quei cinque bellissimi romanzi che nonostante siano in media sulle cinquecento pagine ciascuno, finisci in tre giorni. Qualche settimana fa mi è stato segnalato il primo volume di una trilogia tedesca che esce in libreria proprio oggi, Figlie di una nuova era di Carmen Korn, che, ve lo dico in tutta onestà, secondo me avrà un grande successo, e non perché è piaciuto – moltissimo – a me, ma perché è oggettivamente un libro bello e coinvolgente. Al centro della storia ci sono quattro donne che vengono seguite dal marzo del 1919 al dicembre del 1948 in una Amburgo che, dagli albori del nazismo, vede esplodere, svolgersi e concludersi la seconda guerra mondiale. Come chi mi segue da più tempo sa, chissà per quale motivo io sono molto sensibile alle storie di questo tipo, che trattano del secondo conflitto mondiale, dell’olocausto e di tutto ciò che ad esso è collegato, quindi il libro della Korn me lo sono divorato in pochissimo tempo e ve ne parlo con grande entusiasmo perché spero che possa conquistare gli altri com’è successo a me.

Dicevamo, le protagoniste sono quattro ragazze, poi donne (come si vede in copertina), e sono molto diverse fra loro. Henny e Käthe sono due ostetriche, la prima, molto pacata ma a volte un po’ frettolosa, vive all’ombra di una madre troppo presente e un po’ possessiva, l’altra è ribelle, simpatizza per i comunisti insieme al suo grande amore Rudi ed è molto coraggiosa; Ida è di famiglia agiata (nella sua grande casa lavora come domestica Anna, la madre di Käthe), viene quasi costretta a sposare Campmann, un uomo ricco, ma è davvero innamorata del cinese Tian; infine Lina, che ha studiato per diventare insegnante, è sorella di Lud, che sarà il primo marito di Henny. Se inizialmente solo Henny e Käthe si conoscono tra loro, le vite di tutte e quattro inizieranno a incrociarsi e incastrarsi in un momento storico particolare in cui si assiste ad un vero e proprio precipitare degli eventi, e succederà in vari modi: Henny e Lina diventano cognate, Henny e Ida diventeranno molto amiche, ecc..
Le quattro protagoniste sono donne forti, ma non tutte lo sono dalla nascita, alcune lo sono diventate a causa di ciò che sono costrette a passare. Sono ragazze che crescono, diventano madri, sviluppano ideali.

Intorno a loro, vari personaggi importanti, nessuno dei quali verrà risparmiato dalla guerra, perché si sa, il conflitto colpisce tutti per motivi diversi. Käthe e il marito Rudi praticamente sono oppositori politici e vengono tenuti d’occhio e perseguitati, Ida ha una relazione con un cinese che non sarebbe vista di buon occhio da chi vuole preservare la purezza della razza ariana, Lina scopre di essere innamorata di Louise, quindi non solo si tratta di un rapporto omosessuale, ma Louise per di più è ebrea, uno dei medici dell’ospedale, Theo Unger, è sposato con Elisabeth, ebrea, e anche l’altro medico, Kurt Landmann, è ebreo e se in un primo momento ai dottori ebrei viene vietato di curare pazienti tedeschi, verrà allontanato dall’ospedale e poi anche dall’ambulatorio di campagna dove tenterà di lavorare.

La storia comincia quando la Germania si sta ancora riprendendo dalla prima guerra mondiale, in cui tutti hanno perso qualcosa e non sanno a cosa stanno andando piano piano incontro. La vita sembra svolgersi più o meno normalmente, gli unici pensieri delle ragazze sono come sfuggire a genitori opprimenti, come concedersi un dolcetto mentre il tuo fidanzato ti legge le poesie, o come prenderti cura di te e tuo fratello quando i tuoi sono letteralmente morti di fame per crescerti. Ma lo stato d’animo generale peggiora di capitolo in capitolo, è un processo graduale, ma si capisce sempre di più che si sta andando incontro a qualcosa di terribile di cui faranno le spese tutti. Se c’è chi perde il lavoro, chi deve fuggire per non essere catturato, e chi deve stare attento a non far notare le proprie inclinazioni, anche chi simpatizza per Hitler perde figli, nipoti, parenti. E la Korn racconta tutto questo, affronta vari argomenti, con uno stile elegante, descrive amicizie e legami con grande delicatezza, quasi a volerli celebrare avvertendo il rischio che la guerra possa spezzarli da un momento all’altro. Caratterizza i personaggi in modo, secondo me, impeccabile e fa capire al lettore che i grandi sconvolgimenti ci cambiano, anche contro la nostra volontà – come accade più di tutti a Ida, che da ragazza ricca e arrogante diventa donna concreta e coi piedi per terra.
Gli eventi narrati sono tanti e credo sia questo il motivo principale per cui è difficile mettere da parte libro e non leggerlo tutto d’un fiato. E la particolarità della storia sta proprio nel fatto che la guerra sia osservata e in un certo senso vissuta da punti di vista diversi, non solo quello degli ebrei, come capita spesso, ma anche dagli stessi tedeschi che non l’hanno voluta e che però ci devono passare attraverso, da chi fa propaganda comunista contro i nazisti, o da chi semplicemente è cinese, non perseguitato, ma deve stare al proprio posto.

Non nascondo che in più punti mi sono ritrovata coi lucciconi perché la storia mi ha coinvolto tantissimo, non sono una che si commuove troppo spesso. Nelle ultime righe c’è un cliffhanger messo lì apposta che fa venir voglia di sapere come continua questa storia bellissima nata dalla penna di Carmen Korn, ma dovremo aspettare un po’ (che poi suona strano detto da chi l’ha letta quando ancora non è nemmeno è uscita ufficialmente, ma avrete capito quanto mi sia piaciuta). Nel frattempo, buona lettura!

Titolo: Figlie di una nuova era
Autore: Carmen Korn
Traduttore: Manuela Francescon, Stefano Jorio
Genere: Romanzo, saga
Anno di pubblicazione: 18 ottobre 2018
Pagine: 524
Prezzo: 17,50 €
Editore: Fazi


Carmen Korn – Nata a Düsseldorf nel 1952, è una scrittrice e giornalista che vive ad Amburgo con la sua famiglia. In questa trilogia dall’enorme successo racconta della sua città.

“Stirpe” (Trilogia dei Chironi vol. 1) di Marcello Fois

«Guarda questi Chironi, – dicevano – ma chi si credono di essere?
Ma da dove sono venuti? Eh?»

 

fois_stirpe2009Qualche tempo fa mi sono trovata a leggere Luce perfetta di Marcello Fois nell’ambito del premio Mondello, più precisamente per quanto riguarda l’assegnazione del SuperMondello, ovvero una sorta di spareggione finale tra i tre vincitori del Mondello (Fois, Petri e Tonon). Come ho già detto in quella recensione, non sapevo che si trattasse del terzo volume di una trilogia, quindi appena ho smaltito altre letture e mi sono liberata da vari gruppi, ho iniziato il mio percorso di recupero delle parti precedenti di quella storia. Mi sono messa a leggere Stirpe, romanzo del 2009 in cui Fois comincia a narrare gli inizi di una famiglia, quella dei Chironi, che ha una vita abbastanza travagliata.

Sono stata fuori per una breve vacanza in Toscana e la prima parte del libro l’ho letta in modo discontinuo e distratto, ma non ho voluto tornarci sopra, ho preferito andare avanti. Rientrata a casa, ho continuato e, realizzando che avevo comunque assimilato quello che ho letto, ho capito anche che la storia prendeva una sua forma. Siamo nel 1889, Michele Angelo e Mercede sono ancora dei ragazzini e quando si sposano danno inizio alla stirpe Chironi. Avranno dei figli, alcuni dei quali moriranno presto, mentre qualcun altro resisterà e diventerà una colonna portante della famiglia. I Chironi iniziano la loro storia familiare quando l’Italia, anzi la Sardegna, inizia a modernizzarsi, e in quest’aria di novità loro sapranno approfittare della propria abilità scatenando l’invidia dei concittadini. Sono persone sfortunate contro cui il destino spesso si accanisce in maniera feroce, ma non si piegano, sanno andare avanti, e quando sembrano essere stati decimati da una lotta contro forze negative ecco che scoprono nuove risorse.

Sapeva bene che all’infelicità basta affacciarsi un attimo per vanificare anni di felicità.

La storia di questa famiglia va di pari passo con la storia italiana dell’inizio del ‘900: i ragazzi che vanno in guerra, alcuni tornano, altri no, poi la seconda guerra mondiale. E Fois sa esattamente come scegliere le parole, come presentarci le vicende amare dei Chironi senza eccedere, con frasi brevi e crude o battute in sardo che, anche se non vengono comprese, non spezzano il ritmo della narrazione. Ho visto Stirpe come l’inizio della lotta di una famiglia contro un destino avverso che la vuole schiacciare. Ma i Chironi sono forti, perdono qualche battaglia, ma la guerra è lunga e andrà avanti ancora per molto tempo (ricordiamoci che c’è ancora il secondo Novecento da raccontare e altri due romanzi).

Non voglio dirvi troppo perché a parlare di saghe si rischia di strafare. Per i motivi che vi ho già esposto su, non ho letto Stirpe con l’attenzione che avrei dovuto riservargli, almeno all’inizio, ma è un bel libro che rappresenta la premessa per ciò che verrà dopo. Quindi a breve mi dedicherò al secondo volume, ma prima devo fare una piccola pausa e leggere qualcosa di diverso.
Voi l’avete letto?

Titolo: Stirpe
Autore: Marcello Fois
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2009
Pagine: 250
Prezzo: 19 € (SuperCoralli)
Editore: Einaudi

Giudizio personale: spienaspienaspienasmezzasvuota

In breve: “Luce perfetta” (Trilogia dei Chironi vol. 3) di Marcello Fois

Non è facile stabilire per quanto tempo una passione
possa covare 
prima che, da inespressa,
passi all’essere, decisamente, espressa.

 

13925522_10209068114931442_9125983779548745223_oLuce perfetta è un romanzo dello scrittore sardo Marcello Fois che è stato pubblicato nel 2015 da Einaudi. Ho letto questo romanzo per motivi che non sto qui a dirvi, ma non sapevo che si trattasse dell’ultimo volume di una trilogia, l’ho scoperto solamente quando ero quasi arrivata alla fine. Ogni tanto qualche pasticcio lo si fa, comunque la saga della famiglia Chironi è cominciata nel 2009 con Stirpe, seguito da Nel tempo di mezzo nel 2012, e terminata lo scorso anno col libro di cui vi parlo oggi, che nella mia ignoranza ho letto come un romanzo a se stante e nulla mi ha fatto pensare che ci fossero degli antefatti, perché comunque sì, si parla di cose successe prima, ma come se fossero assodate.
La storia è quella di Cristian e Domenico che sono cresciuti insieme quasi fossero due fratelli, grazie alla vicinanza dei loro padri (di cui si parla nei volumi precedenti). Cristian è un Chironi, fa parte di una famiglia che è stata sempre rispettata da tutti e che è sempre caduta in piedi, fa parte di una stirpe che però secondo Mimmìu, il padre di Domenico, è diventata troppo ingombrante. I due ragazzi si dividono a causa di Maddalena, di cui entrambi sono innamorati ma che ama Cristian ed è fidanzata con Domenico. Cristian è passione, istinto, intensità, Domenico è sicurezza, dolcezza. Non si fa fatica a capire i sentimenti di Maddalena, ma Mimmìu e Domenico sono svegli e preferiscono che Cristian non metta loro i bastoni fra le ruote.

Per i romantici di tutte le latitudini poteva significare che non si amavano abbastanza, ma per loro significava che non si può essere felici se si ama a discapito degli altri. E allora, infelici per infelici, si erano risolti, senza nemmeno doverselo dire, di essere infelici con altri, piuttosto che tra loro. Tra loro ci sarebbe stato rimpianto, certo, ma non infelicità. Si amavano smisuratamente, ma non potevano, non volevano, aversi. Come spiegare? Non si spiega. Si va avanti.

La storia è bella, come ho già detto non ci si accorge minimamente che ci possono essere dei volumi precedenti, ma questo non è un buon motivo per leggere solo l’ultimo pezzo della trilogia. Per questo motivo non sapevo se parlarvi di Luce perfetta o meno, perché comunque ho in mente di recuperare i primi due libri; poi ho deciso di farlo perché magari voi avete già letto Stirpe e Nel tempo di mezzo e vi può interessare sapere com’è questo.
Per me Fois è stato una scoperta: mi piace come scrive, mi piace – nello specifico in questo libro – il fatto che parte dal presente, quando il figlio di Maddalena entra in seminario, e poi torna indietro nel tempo per raccontarci da cosa è nato quel bambino che ora è un ragazzo.
Questo romanzo è stato, qualche mese fa, uno dei vincitori del Premio Mondello e adesso concorre al SuperMondello, che è una sorta di ulteriore spareggio tra i vincitori del Mondello. Nel frattempo, se non lo conoscete ancora, vi consiglio davvero questo autore e magari proprio questa trilogia, però dall’inizio, ché è meglio!

Titolo: Luce perfetta
Autore: Marcello Fois
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2015
Pagine: 307
Prezzo: 20 €
Editore: Einaudi

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasvuota