“Il tempo dell’attesa” (La saga dei Cazalet vol. 2) di Elizabeth Jane Howard

«Ho capito cosa vuoi dire. È una specie di trappola.
Uno non dice le cose alle persone a cui vuole bene.
Invece io penso che più vuoi bene a qualcuno, più dovresti dirgli tutto,
anche le cose brutte. Credo che dirsi le cose sia il più grande gesto d’amore».
Mise il braccio intorno a Polly.
«Non devi mai più portare da sola un peso simile. Promettilo!».

 

tempo-attesa-ligt-240x366In uno dei post precedenti vi avevo detto quanto mi ero appassionata al primo volume della saga dei Cazalet della Howard e, ora che sono andata avanti col secondo, non posso fare altro che confermare e ribadire quanto avevo affermato. Sono davvero contenta di essermi tuffata nella storia di questa grande famiglia squisitamente inglese tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta (almeno fino ad ora), e probabilmente ho capito che le saghe in fondo mi piacciono perché mi permettono di tenermi stretti più a lungo determinati personaggi.
Nel primo volume avevamo lasciato i nostri Cazalet con la sicurezza che l’Inghilterra non sarebbe entrata in guerra, ma adesso le cose sono un po’ cambiate e gli uomini vengono chiamati alle armi, specialmente Edward e Rupert (perché il loro fratello Hugh ha già perso una mano nella guerra precedente). La famiglia deve arrangiarsi come può: le case di Londra, dove abitano tutti inverno, vengono chiuse e si trasferiscono tutti nella grande Home Place, la casa di campagna, servitù e istitutrice comprese. Le donne stanno in casa ma cercano di rendersi utili, c’è chi cuce vestiti, chi presta servizio in una sorta di ospedale approntato da quelle parti e chi deve fare i conti con uno stato fisico non ottimale. Louise, la figlia maggiore di Edward, sta inseguendo la sua grande passione per il teatro, studia recitazione ed entra in una piccola compagnia di attori a Londra, cosa che le fa anche conoscere il mondo con le sue meraviglie e il suo squallore.

E adesso Louise camminava a passi cauti nel buio fitto intorno alla casa, superava il campo da tennis e varcava il piccolo cancello del recinto dell’orto. Faceva un gran freddo e c’era una nebbiolina che creava un senso di sospensione perfetto per un’avventura. Lui aveva una voce meravigliosa, anche quando bisbigliava. La incantava. Era così bello avere qualcuno tutto per sé, qualcuno che l’amava tanto! Cominciava a capire cosa ci fosse di tanto bello nell’amore.

Questo romanzo mi è sembrato più dinamico del precedente, ci sono più avvenimenti importanti e molti personaggi crescono notevolmente. Se devo essere sincera, ho adorato fin da subito Polly e Clary, due ragazzine che qui ho proprio amato alla follia. Sono in un’età in cui cominciano a vedere le cose brutte della vita, ma la loro innocenza permette loro di affrontarle con tenacia, speranza e profondità che dopo un po’ di anni si perde.
Molti dei capitoli sono dedicati esclusivamente ad un personaggio di volta in volta diverso, altri invece sono fatti di spezzoni relativi alla famiglia in generale. Una delle storie che più mi ha appassionato è quella di Louise, una ragazza di circa diciotto anni che in realtà non mi fa impazzire, ma che credo sia nel periodo più interessante della sua vita e in un momento storico parecchio importante. Conosce l’amore, forse, conosce i bombardamenti, conosce un padre che le dedica un po’ troppe attenzioni e col quale teme di trovarsi da sola, conosce la menzogna e il tradimento, e tante altre cose di cui si rende conto ora che sta diventando un’adulta a tutti gli effetti.

Di questo libro ho deciso di non dire troppo perché, trattandosi di una saga, posso solo parlare dell’evoluzione di personaggi e trama, ma per quanto riguarda lo stile e il linguaggio di Elizabeth Jane Howard siamo sempre lì: eleganza, temi importanti trattati in modo soave (non leggero, perché si potrebbe confondere con banale) e grande capacità di far immedesimare il lettore. Dopo Il tempo dell’attesa, comincia il mio personale tempo dell’attesa… del terzo volume, che non vedo proprio l’ora di leggere. Sì, i libri sono abbastanza corposi, potreste obiettare, ma vedrete che ne vale la pena.

Buona lettura!

Titolo: Il tempo dell’attesa
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1991 (2016 questa edizione)
Pagine: 640
Prezzo: 18,50 €
Editore: Fazi

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

Da “Il tempo dell’attesa” (La saga dei Cazalet vol. 2) di Elizabeth Jane Howard

«Il fatto è che mi sento inutile». E senza alcun preavviso le spuntò una lacrima. «Voglio dire, so che quello che provo non conta perché c’è la guerra e via dicendo, però io queste cose le provo lo stesso. Proprio non capisco che cosa ci sto a fare qua. Mi sento come se dovessi guardare in faccia il senso della vita, ma sono anche consapevole che farlo può essere molto pericoloso…».
«In che senso pericoloso?».
«Come se dopo non ci fosse ritorno. Come se facendolo vedrei qualcosa che non potrei più dimenticare. Voglio dire…», aggiunse cercando di apparire noncurante, «e se non ci fosse alcun senso?».
«A che ti riferisci esattamente?».
«Metti che niente avesse importanza? Che la guerra non fosse significativa, perché noi non siamo che minuscole cose che per puro caso si muovono e provano sentimenti?».
«Cose fatte da Dio, vuoi dire?».
«No! Nemmeno questo. Fatte da nessuno. Lo vedi? Ora ci sto pensando, e non voglio!».
«Be’», disse Clary, spezzando un dente del pettine che si stava passando fra i capelli. «Questo non è possibile perché noi proviamo dei sentimenti. Mi presti la tua crema? Grazie. Se tu fossi solo un giocattolo ingegnoso, non proveresti la sensazione che essere tale sia orribile. Credimi, i sentimenti possono essere molto brutti, ma non puoi dire che non sono niente. Che ti piaccia o no, tu puoi pensare, provare emozioni e scegliere, e lo fai continuamente».

[Il tempo dell’attesa, La saga dei Cazalet vol.2,
Elizabeth Jane Howard, 1991
trad. Manuela Francescon, Fazi 2016]

“Gli anni della leggerezza” (La saga dei Cazalet vol. 1) di Elizabeth Jane Howard

«Di certo non volere la guerra è un desiderio giusto.
E allora, se le preghiere funzionano,
perché Dio permette che ci siano le guerre?»

 

anni-leggerezza_cazalet1-light-673x1024Negli ultimi tempi i miei ritmi di lettura hanno subito un notevole rallentamento e lo potete vedere anche dalla distanza che passa su questo blog tra un post e l’altro. Non è tanto l’estate – anche se devo confessare che tra mare e sole mi sento abbastanza stanca – quanto il fatto che per ora ci sono le olimpiadi e non riesco a stare più di tanto senza guardare incontri e gare alla tv. Sì, sono anche una grande appassionata di sport. Poi in questi giorni ho un’ospite in casa e quindi mi metto a fare altro (mi sono data alla decorazione di barattoli di vetro, sto imparando a dipingerci sopra coi colori adatti), ma non è finita qui: mi sono impegnata nella lettura di alcuni libri che… No, non ve lo dico perché mantengo il silenzio stampa, ma ve ne parlerò.
Ad ogni modo, pur non amando le saghe, perché non mi piace attaccarmi troppo ad uno stesso autore e stare lì ad aspettare con trepidazione che esca il nuovo volume, mi sono lanciata alla scoperta di una storia familiare inglese che mi ha preso molto: sto parlando della famiglia Cazalet, creata da Elizabeth Jane Howard e suddivisa in (credo) cinque volumi di cui due sono già stati pubblicati in Italia da Fazi e il terzo sta per uscire i primi di settembre.

In quello che ho letto io, Gli anni della leggerezza, c’è quella che potremmo definire l’introduzione di tutta la saga. La Howard, autrice britannica scomparsa due anni fa che non conoscevo ma di cui mi sono innamorata già da subito – consideriamolo un colpo di fulmine, ma per me è molto facile con gli inglesi – ci racconta la storia dei Cazalet, una tipica famiglia benestante inglese, numerosa ma quanto basta, servitù compresa, nel periodo tra il 1937 e il ’38. È importante tenere sempre a portata di mano l’albero genealogico che si trova nelle prime pagine, perché specialmente all’inizio ci si può perdere in questo marasma di nonni, figli, nipotini, bambinaie, cuoche, aiuto cuoche e personaggi vari con cui ancora non abbiamo grande familiarità. Non so se avete mai visto la serie britannica Downton Abbey, ma se la conoscete, ecco, questo libro me la ricorda molto.

albero genealogico

I Cazalet sono proprietari di un’industria di legnami che rende molto bene, ma della famiglia vi lavorano solo William (il padre) e i due figli maggiori (Hugh ed Edward). Rachel è nubile e Rupert, invece, è un artista, uno spirito più libero. In questa famiglia, apparentemente unita e forte, ci sono tanti segreti e tanti non detti, come ad esempio l’omosessualità di Rachel, innamorata, in maniera però molto casta, della sua migliore amica Sid, mezza ebrea; le varie scappatelle di Edward alle spalle della moglie Viola; le strane attenzioni dello stesso Edward per la figlia maggiore Louise nel pieno dell’adolescenza; l’amore mai dimenticato di Rupert per la prima moglie Isobel, morta dando alla luce il loro secondo figlio; gli strani comportamenti di Zoe, la seconda moglie di Rupert, frivola e parecchio confusa su ciò che vuole davvero. Per non parlare dell’universo dei bambini, l’ultima generazione Cazalet, divisi tra i più grandi e i più piccoli, con le loro gioie e i loro dolori.

Storicamente, lo abbiamo detto, siamo nel periodo tra il ’37 e il ’38, e i nostri personaggi si trovano quasi a ridosso della Seconda Guerra Mondiale. Le notizie arrivano loro tramite la radio o le loro conoscenze, ma noi ci sentiamo quasi nel loro salotto mentre discutono o fuori, tra gli alberi, quando Rachel confessa le sue paure a Sid e Polly, nascosta su un ramo, sente quel che ai bambini gli adulti preferiscono non dire. È un periodo in cui l’Inghilterra non sa se verrà coinvolta in questa guerra, in cui Hitler viene visto come un povero pazzo che sta cercando di combinare danni in Europa. I Cazalet hanno paura di una nuova guerra (già Hugh, anni prima, ha perso una mano) e dei bombardamenti, così li troviamo tutti impegnati a procurarsi le maschere antigas.
Elizabeth Jane Howard, con la sua scrittura elegante, contrappone i discorsi seri degli adulti a quelli spesso più frivoli dei ragazzini e dei bambini, alcuni dei quali stanno crescendo e cominciano a capire come va la vita. Nello specifico Polly, la figlia maggiore di Hugh, che nello stesso tempo è molto informata su quello che succede nel mondo ma che si preoccupa principalmente di trovare una maschera antigas piccola che vada bene per il suo gatto.
La storia si conclude con la notizia che Chamberlain ha comunicato che l’Inghilterra non sta per entrare in guerra, e siamo alla fine dell’estate del 1938.

La Duchessa apparteneva a un sesso e a una generazione la cui opinione non era richiesta se non per malattie infantili e faccende casalinghe, ma questo non voleva dire che non avesse preoccupazioni più serie: semplicemente, queste facevano parte del vasto repertorio di argomenti di cui non si parlava e men che meno si discuteva tra donne, e non perché, come nel caso delle funzioni corporee, fosse sconveniente, ma perché era del tutto inutile che le donne s’interrogassero sulla politica e sulle vicende del genere umano. Le donne sapevano che il mondo era governato dagli uomini, che il potere lo avevano loro e che, dal potere corrotti, alla minima provocazione mettevano mano alle armi per averne di più, mentre le donne erano costrette a patire le peggiori ingiustizie.

La saga dei Cazalet è quindi inserita in una cornice storia molto chiara ma parla anche di rapporti di coppia, vita familiare, legami tra genitori e figli o tra matrigne e figliastri, di ricchezza e povertà e di tanto altro. La Howard ci fa vivere un pezzo di storia europea e mondiale attraverso gli occhi di una grande famiglia inglese, dandoci la possibilità di adottare tantissimi punti di vista, tutti diversi tra loro per l’età e il sesso dei personaggi. È una storia a cui ci si appassiona facilmente e io, per quanto mi riguarda, non vedo l’ora di recuperare il secondo volume in attesa poi del terzo (anche se mi piacerebbe leggere tutto di questa autrice). Se amate le saghe, ma anche se non le amate, vi consiglio vivamente questo romanzo. Buona lettura!

Titolo: Gli anni della leggerezza
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1990 (2015 questa edizione)
Pagine: 606
Prezzo: 18,50 €
Editore: Fazi

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza


Elizabeth Jane Howard – Figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo, ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione della madre e delle molestie subite dal padre. Donna bellissima e inquieta, ha vissuto al centro della vita culturale londinese della seconda metà del Novecento e ha avuto una vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti e mariti, fra i quali lo scrittore Kingsley Amis. Da sempre amata dal pubblico, solo di recente Howard ha ricevuto il plauso della critica. Scrittrice prolifica, è autrice di quindici romanzi. La saga dei Cazalet è la sua opera di maggior successo, con un milione di copie vendute. Nel 2014 Fazi Editore ha pubblicato il suo romanzo Il lungo sguardo. Di prossima pubblicazione anche i cinque volumi della saga dei Cazalet.

“La solitudine del lupo” di Jodi Picoult

Quando sei un lupo,
vivi ogni giorno come se fosse l’unico che hai.

 

La solitudine del lupo_Sovra.inddHo sempre avuto un debole per le storie che ruotano intorno al mondo degli animali, amo da sempre i gatti ma da un po’ di tempo ho scoperto che ad affascinarmi tantissimo ci sono anche i lupi. Ciò che m’intriga è il loro modo di organizzarsi nel branco, le gerarchie, la loro lealtà ma anche il fatto che raramente siano disposti a perdonare chi sbaglia. Quando è uscito La solitudine del lupo, l’anno scorso, l’ho subito preso e messo da parte in attesa di trovare il mio momento (mentale) giusto per poterlo leggere. Questo romanzo dell’americana Jodi Picoult per certi versi è parecchio interessanti, per altri meno, e non so se consigliarvelo come lettura estiva perché onestamente non so cosa ognuno di noi possa intendere per “lettura sotto l’ombrellone”. Questo è un libro semplice, scorrevole, ma parecchio drammatico, quindi vedete un po’ voi. Però parliamone un po’ meglio.

Luke Warren è un naturalista che ha da sempre un grande amore per i lupi, ha imparato a conoscerli, a capirli ed è riuscito anche a farsi ammettere in qualche branco. Lavora in una riserva dove i lupi lo considerano uno di loro. Vive con la figlia Cara, avuta dal suo matrimonio fallito con Georgie, la quale poi si è risposata con un altro uomo e ha avuto due gemelli. Un giorno Cara, da una festa a cui non vuole rimanere, chiama suo padre e gli chiede di venirla a prendere, ma tornando verso casa i due hanno un grave incidente: lei si rompe un braccio ma Luke va in coma e non si risveglia. Cara ha solo 17 anni, Georgie (che viene chiamata subito in ospedale) non è più un membro della famiglia, almeno per Luke, e quindi nessuna delle due può prendere decisioni per l’uomo, così chiamano Edward, l’altro figlio, più grande di Cara, che però anni prima è andato via di casa senza dire niente a nessuno, ufficialmente dopo una lite col padre, e adesso vive in Thailandia. Il problema è che nemmeno lui sembra avere il diritto di prendere la decisione di tenere Luke in vita o liberarlo dal quel coma che sembra irreversibile staccando la spina, perché non vive più con la famiglia da tempo, se ne è completamente disinteressato. Da lì comincia una serie di litigi con Cara, si arriva perfino alle vie legali e secondo me la Picoult allunga troppo il brodo. Ovviamente alla fine arriveranno a prendere una decisione, ma nel frattempo emergono tante verità che sembravano sepolte.

Sono i personaggi stessi, in questo libro, a raccontare la storia: ogni capitolo è narrato in prima persona da ognuno di loro. Ma, a differenza di tutti gli altri, i capitoli di Luke, contraddistinti da una scrittura in corsivo, si concentrano sul passato e sulla descrizioni delle abitudini dei lupi. Io, ad esempio, ho scoperto un sacco di cose interessanti, come il fatto che ad ogni membro del branco spetta una parte diversa di una carcassa quando si mangia e chi sbaglia paga, oppure che ogni membro ha una funzione ben definita, dall’alfa, al beta, dalle bambinaie al tester (che sarebbe il lupo che fa una sorta di provino al lupo esterno che vuole essere ammesso in un branco). Queste notizie, che si riferiscono ai lupi, sembrano descrivere, però, anche Luke, che ormai è quasi a tutti gli effetti uno di loro. I familiari, per prendere una decisioni, fanno sempre riferimento a ciò che lui vorrebbe non in quanto persona, ma in quanto lupo: vorrebbe una vita da vegetale o vorrebbe essere sacrificato, sapendo di non poter essere più utile al suo branco (ovvero la famiglia)?

La vera forza di un lupo non sta nelle sue tremende mandibole, che possono stringere con una pressione di oltre cento chili per centimetro quadrato. La vera forza di un lupo sta nell’avere quella capacità e sapere quando non usarla.

Ne La solitudine del lupo, personalmente, ho visto un libro piacevole e veloce da leggere, ma nulla di eccelso. Personalmente preferisco qualcosa di più consistente, ma magari può essere un’ottima lettura per chi vuole distrarsi da altre cose. Credo che la Picoult allunghi troppo il brodo sulla lotta all’ultimo sangue tra Cara ed Edward e che in molti punti la storia diventi davvero poco verosimile (una ragazzina che va da un procuratore e riesce a farsi ascoltare e appoggiare contro suo fratello che vuole togliere la spina ai macchinari che tengono in vita il padre sa tanto di americanata). Se ci facessero un film sarebbe un successone, penso. Chissà! Il romanzo, però, a me è sembrato così così, mi ha dato l’idea di qualcosa che vorrebbe essere profondo, drammatico e forte, ma che in realtà qualche volta appare banalotto e non regala particolari emozioni. Tolte le belle parti sui lupi, beninteso. È uno di quei libri di cui si suol dire “non mi è dispiaciuto, ma non mi ha entusiasmato”.
Non so se deciderete di leggerlo ma, in ogni caso, buona lettura!

Titolo: La solitudine del lupo
Autore: Jodi Picoult
Traduttore: Lucia Corradini Caspani
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2012 (2015 questa edizione)
Prezzo: 18,60 €
Editore: Corbaccio

Giudizio personale: spienaspienasvuotasvuotasvuota