“Purtroppo ti amo” di Federico Pacini

“Le fotografie di Pacini sono calibrate e discrete nel loro messaggio,
non chiassoso né retorico, quasi silenzioso anzi,
di un silenzio che sa farsi strada nelle menti”

(Elio Grazioli)

“E’ la qualità dell’attenzione che da importanza al soggetto”
(Burk Uzzle)

 

foto_28Oggi vi voglio parlare di un libro che per me rappresenta una novità, in quanto si tratta di una pubblicazione di fotografia. Ho voluto sfogliarlo perché riguarda una città che ho conosciuto da circa un anno e di cui mi sono innamorata, Siena. Ultimamente mi sono recata più volte da quelle parti perché ho trovato un bellissimo complesso termale tra le colline senesi, ma sono andata pure a visitare la stessa Siena che – ve lo dico qualora non ci foste stati – è di una bellezza travolgente. Se parlate coi senesi (almeno, quelli che ho conosciuto io) vi diranno che è come se fosse un paesone, perché non è grandissima, ma camminare per le viuzze, vedere piazza del Campo con il palazzo pubblico, oppure ammirare il Duomo è qualcosa di indimenticabile. Per non parlare dell’aspetto mangereccio, sul quale potrei dilungarmi, ma non lo faccio per non tediarvi.

Torniamo al libro. Sto parlando di Purtroppo ti amo di Federico Pacini, senese, che attraverso le immagini ci racconta una storia diversa da quella che impariamo da semplici turisti. Il compito della sua ricerca è quello di mostrarci il lato patetico della realtà, qualcosa che solitamente passa in secondo piano o che non viene affatto notato. Pacini pone la sua attenzione su cose e persone che spesso vengono trascurate ed emerge un senso di perdita, di solitudine che stride con l’immagine che abbiamo di una Siena elegante e ricca di tradizioni. L’autore cattura il “vecchio”, la decadenza quasi nascosta di una città bellissima.

Immagine

Il suo messaggio non ha bisogno di essere chiarito, è completamente affidato alla fotografie e s’insinua nelle nostre menti per poi giungere a destinazione e farci percepire i collegamenti. Ma questo senso del negativo è riscattato dal sentimento di comunità che emerge dalle immagini.

sf

La rappresentazione visiva avviene attraverso il sentimento, come ci spiegano Elio Grazioli e Burk Uzzle nell’introduzione alla sequenza fotografica. Personalmente non mi ero mai dedicata a libri di questo genere, ma è stata un’esperienza che mi ha arricchito. Sono solita leggere libri pieni di parole e non mi sono mai soffermata troppo sull’importanza della componente iconica: le immagini hanno un loro significato che noi osservatori/lettori dobbiamo cogliere aprendo la nostra mente.

Titolo: Purtroppo ti amo
Autore: Federico Pacini (con testi di Elio Grazioli e Burk Uzzle)
Genere:
 Fotografia
Anno di pubblicazione:
 2013
Pagine: 128
Prezzo: 32 €
Editore: Quinlan

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasvuota

 

 

Federico Pacini (1977) ha vinto i seguenti premi internazionali: Second place PX3 competition 2010 – Prix de la Photographie Paris for the book 00001735.tif Second place with Honorable Mension IPA 2009 International Photography Awards Lucie Awards (New York, Lincoln Centre, 19th October 2009) for the Book 00001735.tif. Nel 2014 Purtroppo ti amo si è aggiudicato una delle due segnalazioni al merito, per il miglior fotolibro dell’anno, al prestigioso Premio Hemingway.

Biografia completa: QUI

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6 pensieri su ““Purtroppo ti amo” di Federico Pacini

    • Valentina ha detto:

      Credo che ogni luogo abbia motivi per essere odiato e per essere amato. Mi dicono che i senesi sono ospitali coi turisti ma un po’ chiusi con chi va a stabilirsi lì. Sarà vero? 🙂

        • Valentina ha detto:

          Sicuramente le tue parole sono più forti perché li hai conosciuti e hai avuto il tempo di fare uscire fuori il lato negativo di queste persone.
          Se sei un turista sono gentilissimi davvero. Io ho trovato gente molto carina e disponibile ma, come mi ha detto il tassista che ho conosciuto (e che ormai, ogni volta che vengo lì, chiamiamo per farci scarrozzare ovunque), è semplicemente perché sanno che poi prendo l’aereo e me ne torno a casa. Mi diceva anche che probabilmente adottano questo atteggiamento di chiusura (e anche un po’ di arretratezza mentale) perché sono gelosi del loro territorio e non vedono di buon occhio gli “infiltrati”. Chissà. Di certo non è una cosa bella.
          Comunque se sei terrone tu che vieni dal Molise, io che sono siciliana cosa sono? Proprio africana! Mi hanno fatto pure i complimenti per l’olio che abbiamo in Sicilia (al consorzio, a quanto pare se ne intendono) ahahahah

        • Aldievel ha detto:

          🙂 Sarà lo stesso olio che spacciano ai turisti come “toscano”. Per non parlare delle tonnellate di fiorentina che propinano spacciandola per toscana (nemmeno fossimo nelle Pampas). Ma pazienza. Una cosa la sanno fare davvero bene: valorizzarsi e vendersi.

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