“Zia Favola. Una storia siculish” di Cono Cinquemani

Mi chiamo Favola Cinquemani, chista è la mia storia.
Una storia siculish. Dicuno chi parru siculish,
halfu miricanu e halfu sicilianu.

 

Cari lettori, buona domenica! Che state leggendo di bello? Io ho terminato diversi romanzi molto belli e non ho ancora avuto il tempo di parlarne, ma piano piano – se la memoria mi assiste e non dimentico tutto – vedrò di rimediare. Oggi, per esempio, voglio raccontarvi di uno di questi libri, ma anche della casa editrice che lo ha pubblicato, un editore nato da poco qui a Palermo: Aut Aut Edizioni. Si tratta di una casa editrice indipendente fondata da Salvatore Spitalieri e Francesca Calà Lesina che si propone di raccontare il presente e provare a spiegarlo, senza dover essere imparziale, cercando di scoprire e/o valorizzare autori emergenti e non. Ovviamente si tratta di NO EAP (ma chevvelodicoaffà, se fosse stata a pagamento non ne avrei proprio parlato), come specificano sul loro sito.

Zia Favola. Una storia siculish è un romanzo molto curioso, in cui ho fatto un po’ di fatica ad entrare, ve lo confesso. È la storia, narrata in prima persona, di Favola Cinquemani, una ragazza corleonese che nei primi del Novecento viene spinta dalla famiglia a partire per l’America in cerca di una vita migliore. Le viene trovato un fidanzato per corrispondenza, lei non deve fare altro che andare a Palermo, imbarcarsi sulla nave e fare questo viaggio di diversi giorni che la porterà a New York; poi, lì, mettersi il vestito buono, riconoscere quel ragazzo tra la folla e cominciare una vita con lui. Ma sulla nave gli occhi di Favola cominciano a dare qualche problema e il medico prova a curarla per un po’. Arrivata in America, il problema non è stato risolto, quindi devono trattenerla ad Ellis Island, dove Michele, il ragazzo che l’aspettava per sposarla, le spiega che lo stato pagherà le sue cure per sei mesi, se dopo quel periodo non sarà guarita verrà rispedita indietro. I due, quando il tempo è quasi scaduto, riusciranno a trovare una soluzione, ma questa è solo la prima delle prove a cui sarà sottoposta Favola, che a tutti gli effetti comincia una nuova vita nel nuovo mondo.

L’autore Cono Cinquemani, cantautore, autore e regista teatrale di Piazza Armerina, per raccontare questa storia si è ispirato a persone realmente esistite di cui si trova traccia negli archivi di Ellis Island, e una di queste è proprio Favola Cinquemani, con la quale condivide il cognome. Se al giorno d’oggi siamo concentrati su coloro che vengono nel nostro Paese a cercare di meglio, l’autore torna indietro nel tempo e focalizza l’attenzione sul periodo in cui eravamo noi ad andare via dall’Italia perché non offriva quasi nulla. Attraverso le parole di Favola si capisce quanti e quali fossero i controlli a cui dovevano sottoporsi queste persone, le difficoltà a cui andavano incontro, i documenti di cui avevano bisogno. Ma soprattutto quale fosse la durata del viaggio o quanto tempo ci volesse per comunicare con la famiglia rimasta a casa: le lettere arrivavano dopo almeno venti giorni e, se c’era un parente gravemente malato, magari la comunicazione arrivava quando era già morto.

Ma forse vi starete chiedendo che cosa sia una storia siculish. Cono Cinquemani, appassionato di dialettologia e tradizioni siciliane, un giorno ha scoperto lo spanglish, una lingua ibrida, tra lo spagnolo e l’inglese, parlata da ispanofoni che vivono in America. Si è chiesto, allora, se ci fosse una lingua parlata dai siciliani che emigravano negli Stati Uniti, un siculish. In effetti l’ha trovata, a partire da qualche parola presente anche ne La zia d’America di Sciascia. Da lì ha iniziato a documentarsi, a intervistare migranti italoamericani ormai anziani, a reperire vecchie lettere, e a formare un piccolo dizionario siculish che ha poi utilizzato per far raccontare la storia alla sua protagonista, Favola. E dicevo che ho fatto un po’ fatica ad entrare nel romanzo proprio perché – ma forse è un problema solo mio – ci vuole qualche pagina per abituarsi a questo linguaggio molto particolare. Bisogna dire, comunque, che alla fine del libro Cinquemani inserisce un glossario dei termini usati, dove non spiega solo la traduzione di ogni parola ma specifica anche la parola inglese che viene italianizzata dalla protagonista (es: GhellaGirl – «Ragazza»).
Questa scrittura particolare mi ha conquistata, sono sincera, ma non so dirvi se a un non siciliano possa creare qualche problema, anche se in fin dei conti, come ho già detto, nelle ultime pagine potete trovare un piccolo vocabolario.

È chiaro che oggi la situazione è cambiata dai tempi di Favola, se all’epoca gli italiani – e nello specifico i siciliani – credevano nel mantenimento della propria identità, nel ricordo e nella conferma delle proprie origini, creando associazioni e piccole corporazioni, oggi queste persone si sono americanizzate e spesso i più giovani di italiano hanno solo il nome. Si sono integrate completamente in un Paese che ha “accolto” tanti anni prima i loro parenti. Ormai sembra che i parlanti di siculish ancora in vita siano pochi, quindi probabilmente questo linguaggio prima o poi scomparirà, ma di sicuro Cono Cinquemani ha fatto in tempo a raccontarlo a chi ancora non lo conosceva.
Buona lettura!

Titolo: Zia Favola. Una storia siculish
Autore: Cono Cinquemani
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2017
Pagine: 152
Prezzo: 14 €
Editore: Aut Aut Edizioni

Giudizio personale: spienaspienaspienaspiena


Cantautore, autore e regista teatrale, Cono Cinquemani (Piazza Armerina, 1980) debutta nel 2000 con dieci canzoni sulle parlate siciliane. Con Vossìa denuncia le difficoltà della promozione della cultura siciliana e dell’insegnamento delle parlate della Sicilia. La ricerca, l’approfondimento delle contaminazioni della lingua siciliana con altre lingue, lo porteranno all’analisi dei fenomeni linguistici Siculish, Lunfardo e Globerish. Nel 2015 va in scena Donne marginali e La cuffia del silenzio, due monologhi dedicati a donne siciliane. È dello stesso anno la presentazione del Dizionario Siculish, una raccolta di termini siculo-americani. Tra gli altri porta in scena Nino Lunfardo (in lingua lunfardo) Frank Lentini e Favola Cinquemani.

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