Da grande | Jami Attenberg

Per così tanto tempo ho creduto di non essere adeguata,
ma ora capisco che non esiste nulla a cui doversi adeguare,
c’è solo quello che decido di fare.
C’è ancora tempo, penso.
Ho ancora un sacco di tempo.

 

Quest’anno a Una marina di libri mi è capitato di improvvisarmi libraia per quattro giorni allo stand della casa editrice Giuntina (esperienza molto bella per cui li ringrazio ancora, mi sono divertita davvero!), di cui nei momenti di bassa affluenza di pubblico mi sono studiata per bene tutto il catalogo. Quello che non ho comprato me lo sono segnato nella wishlist, da leggere in futuro. Il libro di cui vi parlo oggi lo avevo già appuntato nella lista di quelli da acquistare, anche perché l’autrice l’avevo già conosciuta con I Middlestein, la storia di una coppia ebrea di Chicago che a un certo punto scoppia perché lei mangia troppo (la stessa casa editrice ha poi pubblicato Santa Mazie, ma devo ancora recuperarlo); ora Jami Attenberg è tornata per il pubblico italiano con Da grande, un romanzo tradotto da Viola Di Grado e che mi è piaciuto moltissimo.

Andrea Bern è una donna ormai sulla quarantina che nella vita non ha costruito nulla, sembra che abbia sempre assistito al passare del tempo senza evolversi. Mentre tutti intorno a lei si fidanzano, si sposano, fanno figli, si lanciano nel lavoro e pensano alle loro carriere, lei non ha mai avuto una relazione stabile, il desiderio di farsi una famiglia o di continuare a seguire le proprie passioni – l’arte nello specifico, che ha abbandonato quando il suo mentore l’ha mollata – e anzi fa uso di stupefacenti e alcool. Andrea viene da una famiglia in cui il padre è morto di overdose, la mamma era un’attivista, una femminista, e il fratello un musicista che si è sposato e ha avuto una bambina che a causa dei gravi problemi di salute ha i giorni contati. Nessuna particolare gioia nella sua vita, quindi. O no?

Le persone non fanno altro che architettare nuove vite. Lo so perché non li rivedo mai più una volta che trovano quelle neovite. Fanno figli o si trasferiscono in nuove città o semplicemente in nuovi quartieri oppure detesti che si siano sposati o loro odiano te e cominciano a fare i turni di notte o cominciano ad allenarsi per una maratona o smettono di andare nei locali o vanno in terapia o capiscono che non gli piaci più o muoiono. Succede costantemente. Tranne che a me. Io non ho costruito nulla di nuovo. Io sono quella che viene lasciata alle spalle.

Ci sono quelle storie e quei personaggi che per vari motivi sentiamo particolarmente vicini a noi, e nello specifico Andrea mi ricorda tante di quelle riflessioni che le donne spesso fanno, e che di conseguenza anche io ho fatto così tante volte. Lei non riesce a trovare la felicità perché molte volte si sente bloccata da qualcosa che in fin dei conti è se stessa, non ci riesce perché forse il fatto che tutti in qualche modo vadano avanti mentre lei è ferma la scoraggia. Soprattutto, non ci riesce perché il presupposto che si debba per forza unire la propria vita a quella di un altro è fondato sul nulla. In un primo momento non si rende conto che le relazioni mordi e fuggi, le storie con persone palesemente sbagliate per lei non la aiutano a fare passi avanti, anzi peggiorano la situazione, perché per essere pronti per qualcosa di serio bisogna capire chi siamo da soli. E nemmeno dall’analista Andrea riesce a trovare un aiuto concreto, se non quando decide di liberarsene. Forse deve rendersi conto di dover toccare il fondo per iniziare a darsi una mossa.

Ma la storia non è tutta incentrata su Andrea e sul suo presente. È piena di flashback che ci fanno immaginare con chiarezza momenti del passato della famiglia Bern, ci fanno conoscere meglio la storia della madre, del padre e del rapporto della protagonista con gli altri. E questi altri sono i personaggi le cui storie s’intrecciano alla sua: c’è la collega Nina, la migliore amica Indigo (una bellissima donna nera che ha una vita opposta alla sua), il fratello, la cognata che se da ragazza era stupenda adesso sembra una rosa appassita, e gli uomini con cui ha varie relazioni. Andrea passa troppo tempo a confrontare la propria vita con quella degli altri, a differenza di tutti si afferma come donna che odia il proprio lavoro, che non vuole diventare madre e che non vuole seguire i canoni prestabiliti dalla società.

«Nessuno mi ha chiesto cosa voglio io, però» dico. Se mi voglio sposare, se voglio un fidanzato, niente. Forse non mi voglio sposare, forse non mi sono mai immaginata in abito da sposa, non una volta in vita mia.
«Tutte le donne lo vogliono» dice.
Questo non è vero, ovviamente. Io ne sono la prova vivente, proprio di fronte ai suoi occhi. Ma succede una cosa strana quando dici a un uomo che non ti vuoi sposare: non ti credono. Pensano che tu stia mentendo a te stessa o a loro o che li stai ingannando in qualche modo e finisce che ti senti peggio solo per aver detto la verità. Ma io non voglio essere d’accordo con lui.

Mi piace molto la narrazione in seconda persona nel primo capitolo, permette di immedesimarsi meglio nella protagonista ed entrare più a fondo nei suoi problemi, prima di passare alla prima persona. Sembra che Andrea voglia dire: “Immagina come mi sento io, ok, ci sei? Adesso ti parlo di me”. Strategia riuscitissima, tra l’altro, perché la Attenberg ottiene il suo scopo: è impossibile non entrare nella mente di Andrea, non capirla e non voler stare dalla sua parte. Soprattutto se a leggere è una donna, sono sicura che quella fase l’abbiano passata un po’ tutte; per Andrea è stata più lunga, perché è durata fino alla quarantina, ma per molte altre sarà durata il tempo di un intermezzo tra una relazione e un’altra.
Ed è utile, nella narrazione, anche l’uso dei periodi molto lunghi e con poca punteggiatura, servono ad aumentare il ritmo e dare l’idea di un elenco di cose (come nel primo stralcio inserito precedentemente) che Andrea sente di dover fare per assomigliare agli altri e non riesce a fare.

Da grande è un romanzo che mi ha coinvolto tanto, e che nello specifico consiglio a tutte le persone che in un certo senso si sentono bloccate nella propria vita. Se non avete paura di porvi delle domande, di scavare in profondità nel vostro animo e capire davvero che cosa non va, allora questo libro lo sentirete vostro com’è successo a me.
Buona lettura!

Titolo: Da grande
Autore: Jami Attenberg
Traduttore: Viola Di Grado
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 24 maggio 2018
Pagine: 150
Prezzo: 15 €
Editore: Giuntina

3 pensieri su “Da grande | Jami Attenberg

  1. Amaranth ha detto:

    Non so se sei tu ad essere stata davvero molto brava a parlarne, ma avevo deciso di leggerlo già a metà della tua recensione.

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